Shindand – (Adnkronos/Aki) – Chahak la sua prima battaglia l'ha già vinta. E' un villaggio ''sicuro''. I suoi abitanti, a una ventina di chilometri da Adraskan, nell'Afghanistan occidentale, stamani hanno lasciato le loro casupole per andare a votare nei due seggi allestiti nel vicino villaggio di Nagal. Sher Ahmad è il capo villaggio pashtun di poche decine di anime. ''A Chahak la gente non ha paura. E va a votare'', assicura, convinto che ''non ci possano essere problemi perché in questa zona non ci sono insorti''
L'agglomerato di case di Chahak, popolato da tanti piccoli afghani, vuole essere un 'modello' per il resto del Paese. ''La sicurezza di cui oggi godiamo – afferma Sher Ahmad, avvolto negli abiti tradizionali – è merito degli italiani. Prima era un disastro''. A Chahak gli italiani hanno donato tre generatori e i tappeti per la piccola moschea.
I bambini corrono per i viottoli del villaggio e si bagnano con l'acqua del pozzo che funziona ''grazie agli italiani''. Corrono incuriositi dietro alle macchine fotografiche per rivedersi immortalati in un istante di gioco. ''Da quando ci sono gli italiani, c'è più sicurezza – commenta il capo villaggio – e ora i bimbi possono giocare e vivere tranquilli''. ''Con i militari italiani abbiamo un rapporto ottimo'', sottolinea, seduto in terra tra i soldati con cui fa il punto della situazione nella zona.
Nel villaggio i militari italiani della vicina base di Shindand sono 'di casa'. Tra consegne di materiali e vestiti, facendo notare la loro presenza nell'area, aiutano la popolazione anche con attivita' Cimic (Civil Military Cooperation) di 'Medcap' per l'assistenza sanitaria e 'Vetcap' per il bestiame, essenziale per un Paese che vive del lavoro dei campi.
Una volta conclusi gli 'affari tra uomini' sotto la supervisione di un gruppo di piccoli afghani che fa capolino da una finestra, Sher Ahmad apre, solo per le donne, le porte della sua casa. In cortile accorrono le donne velate. La moglie del capo villaggio fa gli onori di casa nella stanza per gli ospiti che si affaccia sul cortile con i bambini accalcati fuori dalla porta. E poi tutti intorno ai soldati italiani: i bimbi lo sanno, i militari portano sempre qualcosa per loro. Sotto al sole, tra terra e polvere rotolano palloni da calcio e in cielo volano gli aquiloni. Un calcio, simbolico, alla violenza.