Bruxelles, 4 set. (AdnKronos Salute) – Le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro costano ai Paesi dell’Ue il 3,3% del Pil, cioè 476 miliardi di euro l’anno, che potrebbero essere risparmiati con pratiche e politiche mirate a tutelare meglio la sicurezza e la salute dei lavoratori. E’ la stima che l’Eu-Osha, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, e l’Ilo (International Labour Organization) hanno presentato al XXI Congresso mondiale sulla sicurezza e la salute sul lavoro, che si tiene a Singapore in questi giorni. Dei 476 mld, 260 sono relativi a casi non letali e 216 a casi che hanno avuto come esito la morte del lavoratore.
A livello mondiale, gli infortuni e le malattie legati al lavoro causano perdite pari al 3,9% del Pil globale, cioè all’incirca 2.680 mld di euro all’anno. Per la direttrice dell’Eu-Osha, Christa Sedlatschek, “un lavoro sicuro e non dannoso per la salute è un diritto umano fondamentale, ma queste nuove stime dimostrano che l’urgenza di misure per tutelare la sicurezza sul lavoro, da un punto di vista economico, è più forte che mai”.
Ben “476 mld di euro l’anno – continua la Sedlatschek – potrebbero essere risparmiati nell’Ue con le giuste politiche per aumentare la sicurezza e la salute” nei luoghi di lavoro. Inoltre, secondo l’Eu-Osha le malattie legate al lavoro producono l’86% di tutte le morti legate al lavoro a livello globale e al 98% di quelle nell’Ue. Nella maggior parte dei Paesi dell’Ue, infine, i tumori legati al lavoro contano per la maggior parte dei costi (119,5 mld, lo 0,81% del Pil), con i disturbi muscolo-scheletrici al secondo posto.