Yangon (Adnkronos/Dpa) – "Dobbiamo lavorare assieme per raggiungere il nostro obiettivo". Sono le prime parole di Aung San Suu Kyi, tornata libera oggi dopo 18 mesi di arresti domiciliari, alla folla che festeggia il suo rilascio davanti a casa sua a Yangon.
La liberazione della leader dell'opposizione birmana è stata accolta dagli applausi di migliaia di sostenitori.
La notizia del rilascio è stata annunciata da un funzionario della giunta militare. L'avvocato della leader, Nyan Win, ha riferito che intorno alle 5,30 della mattina sono arrivate auto della polizia, gli agenti le hanno letto l'ordine di scarcerazione. "Ora è libera", ha confermato il legale davanti alla folla festante, esortandola però a mantenere l'ordine.
Erano in effetti migliaia i sostenitori di Aung San Suu Kyi che si erano radunati davanti alla sua casa in attesa della notizia del rilascio. Una folla si è radunata anche al quartier generale della Lega nazionale per la democrazia (Nld), il partito guidato da Suu Kyi. Molti membri del partito indossano magliette con su scritto in inglese "sosteniamo Aung San Suu Kyi". Significativamente, le forze di sicurezza birmane non sono intervenute per disperdere la folla, cosa piuttosto rara nel Paese.
Costretta agli arresti domiciliari per 15 degli ultimi 21 anni, Suu Kyi è il simbolo vivente della pacifica aspirazione dei birmani alla democrazia. Così come Nelson Mandela in Sudafrica viene chiamato Madiba, un titolo onorifico per gli anziani, la gente del Myanmar si riferisce a lei con rispettoso affetto, chiamandola Daw (signora).
Aun San Suu Kyi, "è la mia eroina", ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che chiede ora la liberazione di tutti gli altri detenuti politici in Myanmar.
"Gli Stati Uniti – ha sottolineato il capo della Casa Bianca – attendono con ansia il giorno in cui tutto il popolo birmano sarà libero dalla paura e dalla persecuzione. Seguendo il potente esempio di Aung San Suu Kyi, ribadiamo il nostro impegno a restare inflessibili sostenitori della libertà e dei diritti umani del popolo birmano, e a chiedere che coloro che continuano ad opprimerlo siano chiamati a rispondere".
Stesse indicazioni arrivano anche dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che esprime compiacimento per la liberazione della leader dell'opposizione birmana, da lui definita "esempio" per il mondo. "Il segretario generale – si legge in un comunicato – spera che non siano imposte nuove limitazioni (a Suu Kyi) ed esorta le autorità birmane a consolidare il gesto odierno liberando tutti gli altri prigionieri politici". "La democrazia e la riconciliazione nazionale – prosegue Ban – esige che tutti i cittadini birmani siano liberi di partecipare come vogliono alla vita politica del paese".
Per il presidente della Repubblica Napolitano ''la liberazione di San Sun Kyi rappresenta uno di quei rari momenti in cui si ha il senso di nuovi orizzonti che si aprono per la causa della libertà e della pace nel mondo. Le prime parole della leader birmana – ha aggiunto Napolitano – hanno confermato l'altissima ispirazione ideale e nazionale che l'ha guidata nei lunghi anni di prigione e continua a guidarla oggi in vista di un cammino ancora lungo e duro''.
Anche la Farnesina ha espresso compiacimento per la liberazione della dissidente birmana, ha fatto sapere Maurizio Massari, portavoce del ministro degli Esteri Franco Frattini. "La liberazione di Aung San Suu Kyi è una notizia che accogliamo positivamente – ha affermato – è il frutto dell'azione di sostegno e di ininterrotta solidarietà espressa dalla comuniità internazionale. Un' azione che ha visto impegnata l'Italia, la Farnesina e il Ministro Frattini personalmente, e l'Ue nelle sue diverse articolazioni, incluso il rappresentante speciale Piero Fassino".
Tuttavia, avverte ancora Massari, "resta forte il nostro rammarico per il fatto che la liberazione di Aung San Suu Kyi, così come quella di numerosi altri detenuti politici, non sia avvenuta prima delle elezioni del 7 novembre, le prime elezioni dal 1990 le quali avrebbero certamente assunto un significato ben diverso se si fossero svolte in un contesto di libero e democratico confronto tra le diverse forze politiche del Paese". A questo punto, conclude il portavoce, "auspichiamo che la liberazione, seppur ritardata, di Aung San Suu Kyi rappresenti un primo segnale di apertura del governo di Rangoon per avviare un dialogo con l'opposizione e un processo di apertura sul fronte delle libertà democratiche e il rispetto dei diritti che è fortemente auspicato dalla comunità internazionale e che crediamo risponda anche agli interessi del paese e alle sue prospettive di sviluppo".
Suu Kyi, 65 anni, è figlia del generale Aung San, eroe dell'indipendenza birmana che fu assassinato dai suoi avversari interni nel 1947, sei mesi prima della fine del dominio coloniale britannico. All'epoca sua figlia aveva solo due anni. Nel 1960 la giovane Suu Kyi seguì in India la madre Daw Khin Kyi, nominata ambasciatore a Nuova Delhi. Ma nel 1962 un colpo di stato militare mise fine alla democrazia birmana. Rimasta all'estero, Suu Kyi studiò all'università di Oxford e sposò l'accademico britannico Michael Aris, con il quale ebbe due figli, Alexander e Kim. Nel maggio 1990 si svolsero le elezioni e la Lega Nazionale per la democrazia (Nld) di Suu Kyi ottenne il 59% dei voti, malgrado la Signora fosse già allora costretta agli arresti domiciliari ed esclusa dalla competizione.
La giunta militare dello Slorc (Consiglio di restaurazione della legge e dell'ordine di stato) non riconobbe però il risultato e continuò ad esercitare la sua dittatura sulla Birmania, alla quale venne imposto il nuovo nome di Myanmar. Insignita con il premio Nobel per la pace nel 1991, Suu Ky fu rimessa in libertà nel 1995, ma riarrestata nel 2000 dopo aver tentato di recarsi nella città di Mandalay. Liberata nel 2002, fu arrestata nuovamente nel 2003. La maggior parte di questi anni li ha trascorsi confinata nella sua casa di Yangon (ex Rangoon). L'ultima condanna, per violazione dei termini degli arresti domiciliari, le è stata comminata dopo che un americano squilibrato ha fatto irruzione nella sua casa in un episodio mai completamente chiarito.
Articlolo scritto da: Adnkronos