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Pediatria: gli amici aiutano a stare in forma, studio Cnr su obesità

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Roma, 30 ott. (AdnKronos Salute) – Gli amici possono aiutare a stare in forma. Ed è utile usare le leve sociali per spronare i bambini all’attività fisica per contrastare l’obesità e sovrappeso che, in Europa, colpisce un bambino su tre, secondo l’International Association for the Study of Obesity . L’indicazione emerge da uno studio di cui è coautrice Eugenia Polizzi, ricercatrice dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc), che ha esaminato l’impatto di meccanismi sociali come la reciprocità e la cooperazione di gruppo sul motivare bambini di 9-11 anni a praticare più sport.
Il lavoro, pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’, è coordinato dal Joint Research Center della Commissione europea in collaborazione con l’università di Cambridge. A 350 bambini di 15 scuole elementari italiane è stato chiesto di indossare quotidianamente per sette settimane un accelerometro che permette di registrare i movimenti del corpo. L’attività fisica rilevata veniva trasformata in punti, che alla fine dello studio potevano essere scambiati con premi, assegnati in base all’attività svolta dal bambino (incentivi individuali), oppure a quella dei loro migliori amici e collettivamente all’interno di squadre (incentivi sociali). In queste ultime due condizioni, più i loro amici si muovevano, più i bambini ricevevano punti.
“Gli incentivi sociali erano molto più efficaci rispetto a quelli individuali nello stimolare l’attività fisica dei bambini, portando ad un aumento globale del 52% di attività rispetto ad una condizione di controllo. Inoltre, l’effetto degli stimoli sociali varia a seconda del genere: le bambine risultano più recettive a incentivi in cui i punti sono scambiati con quelli delle migliori amiche, mentre nei maschi hanno più successo quelli di ‘gruppo’ in cui i punti vengono sommati e redistribuiti tra i membri di una squadra”, spiega Eugenia Polizzi. “Questi risultati – aggiunge – sono spiegabili in termini di differenze nelle reti di amicizia: quelle femminili sono più ristrette e reciproche, quelle maschili più ampie e caratterizzate da giochi di gruppo”.
Il collegamento tra i bambini che assegnavano e ricevevano punti era stato fissato a priori, in modo da impedire che i bambini più pigri fossero ‘abbandonati’. “Questo ha spinto i compagni ad esercitare una positiva pressione verso gli amici da cui ricevevano punti, generando una leva sociale che si è diffusa per tutto il network. Se alcuni studi hanno dimostrato che l’obesità può essere ‘contagiosa’, i risultati di questo lavoro indicano come lo siano anche i meccanismi che possono contrastarla”, conclude la ricercatrice.