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Istat: disoccupazione è problema ampio, non si riassorbe con crescita 1%

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Roma, 23 apr. (Labitalia) – La disoccupazione "non si riassorbe con un pil che cresce dell'1%". Lo afferma il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, nel corso dell'audizione delle commissioni speciali di Camera e Senato sul documento di economia e finanza. "La crescita futura non si riassorbirà e non riassorbirà la disoccupazione creata, questo è il problema più ampio che abbiamo davanti come paese e come Europa'', spiega il presidente. Nell'eurozona, ricorda il presidente, ci sono 25 milioni di disoccupati che "non si riassorbono con un pil che cresce dell'1%: come spezzare questo circolo credo che sia il vero problema". L'attenzione, sostiene, va quindi concentrata su questo tema, anche a livello europeo. L'Istat ricorda che "timidi segnali di stabilizzazione della situazione del mercato del lavoro italiana provengono dall'indagine di febbraio, che ha evidenziato un leggero aumento degli occupati". Mentre le inchieste congiunturali "non sembrano evidenziare ulteriori peggioramenti delle aspettative degli imprenditori sull'occupazione futura". Prosegue, invece, il trend negativo per i giovani: a febbraio 2013 il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) è stato pari al 37,8%, con una crescita di 3,9 punti rispetto allo stesso mese del 2012. Giovannini si sofferma in particolare sulle conseguenze dell'inadeguata preparazione scolastica dei giovani stranieri: "Se quasi un ragazzo su due lascia scuola prima adempimento scolastico, nella migliore delle ipotesi stiamo creando una forza lavoro non educata, e quindi inadatta, nella peggiore stiamo creando molle di rivolta sociale che in altri paesi conosciamo molto bene". Intervenire per evitare "rischi sociali elevati", secondo il presidente, "è una delle priorità più urgenti". "Se contabilizzassimo come Istat questi rischi, compresi 1,2 mln di 'neet', e il deperimento del capitale umano per il fatto di non essere impegnati, credo che avremmo numeri enormi. Queste percezioni ho l'impressione che non le abbiamo", conclude.