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Imprenditori aretini critici nei confronti della Finanziaria

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La voce dei piccoli imprenditori aretini continua a essere critica nei confronti della manovra 2007. A lanciare l'allarme è chi vive e opera in un territorio come quello aretino, feudo della piccola e media impresa.
Secondo CNA e Confartigianato Arezzo non è questione di aumento della pressione fiscale, che pure non fa mai piacere. Questa Finanziaria – spiegano le Associazioni – ha difetti di fondo ben peggiori: è segnata da un vizio ideologico che ci fa tornare indietro di almeno un decennio; ignora che oltre l'80% del tessuto imprenditoriale del paese è costituito da micro, piccole e medie imprese Eppure l'Italia è la nazione europea con il maggior numero di lavoratori autonomi e contemporaneamente con la maggior quota di occupazione nelle piccole imprese.

Parliamo, dati Eurostat alla mano, di 4 milioni 321 mila occupati indipendenti.
Molti i nei della manovra. Innanzitutto una visione distorta che nega il ruolo determinante delle piccole imprese nella tenuta dell'economia durante la crisi di questi anni e nello sviluppo. Il provvedimento sull'apprendistato ne è una dimostrazione: non solo penalizza artigiani e piccoli imprenditori dal punto di vista economico, ma rappresenta un colpo mortale alla possibilità di inserire i giovani nel mondo del lavoro. Un apprendista – insistono CNA e Confartigianato – non rende come un operaio, ma deve essere formato e, prima di diventare una risorsa, rappresenta un investimento per le imprese che già si fanno carico del costo della sua formazione insieme alle regioni. Con l'aumento dei contributi (si parla di 3.000 euro annui in più per addetto), il costo dell'apprendista per l'azienda sarà quasi pari a quello di un operaio. Così si rischia di eliminare un istituto che da cinquant'anni consente di formare ed occupare i giovani.

Difficili da digerire sono poi i capitoli della manovra relativi ai contributi previdenziali (che per artigiani e commercianti passeranno al 19,5% nel 2007 e al 20% nel 2008), per non parlare degli aumenti previsti per i cosiddetti atipici, collaboratori e professionisti con partita Iva, che si vedono incrementare il prelievo al 23%. C'è poi la mistificazione sulla lotta all'evasione. Si vogliono inasprire le verifiche sugli studi di settore, e su questo si può anche discutere, ma si dimenticano le semplificazioni e, soprattutto, si dimenticano coloro che dagli studi di settore non sono minimamente toccati, in quanto sconosciuti al fisco.
La strada secondo CNA e Confartigianato è un'altra. Occorre mettere mano, seriamente, alla riqualificazione e razionalizzazione della spesa pubblica, ma questo non piace ai sindacati e dunque il governo non lo ha fatto. Anche il cuneo fiscale, che Prodi indica come ben più vantaggioso degli oneri a carico delle imprese, non basta. Il taglio del cuneo fiscale esclude le microimprese e limita il beneficio per tutte le altre.

Sul trasferimento del tfr, infine, le Associazioni fanno una considerazione di natura contabile. Il tfr è un debito verso i lavoratori, non può essere trattato come una risorsa da destinare allo sviluppo. E poi un provvedimento così delicato, che drena liquidità alle imprese, andava inserito in un disegno di legge apposito, da concertare insieme, relativo alle pensioni ed ai fondi integrativi.
La manovra 2007, insomma, quella che avrebbe dovuto far felice il mondo produttivo con un corposo taglio del cuneo fiscale, è vissuta dappertutto come un calice amaro da ingoiare.

In sostanza le organizzazioni spiegano che con la Finanziaria, se si considerano soltanto la revisione degli studi di settore e gli interventi sulle pensioni, gli artigiani pagheranno il 40% del totale dei sacrifici imposti alle imprese. Le pmi avrebbero voluto vedere interventi diversi sul fronte della spesa. Il taglio agli sprechi sui grandi capitoli di spesa dovrebbe essere prioritario: la spesa pubblica italiana sfiora i 700 miliardi di euro, il 45% del pil, e di questi 630 sono di spesa corrente, nella manovra, invece, non si trova traccia di tagli significativi, né possono essere accettati aumenti di tasse striscianti attraverso le addizionali regionali e comunali. Le tasse locali, infatti, in base alla finanziaria sarebbero pronte ad esplodere andando a sommarsi al gia previsto aumento di 0.9 punti della pressione fiscale.

A parere di CNA e Confartigianato il governo ha perso una grande opportunità per diversificarsi da quelli precedenti su almeno due grandi temi: la concertazione e gli interventi sulla spesa pubblica. Siamo stati sempre disposti a fare la nostra parte quando il Paese ha avuto bisogno. L'abbiamo fatta, nostro malgrado, anche quando l'economia italiana era in stallo totale e cresceva zero. Le pmi e l'artigianato hanno sempre garantito produttività, reddito e soprattutto posti di lavoro: meritavamo in questa fase misure meno inique per la categoria.