GREENPEACE: il taglio illegale distrugge le foreste del Congo

ROMA – Dopo l'Amazzonia, la foresta del Bacino del Congo è la seconda al mondo per estensione. Oggi però è in pericolo per l'avanzare della deforestazione. Lo denuncia Greenpeace, che ha documentato numerose operazioni di taglio illegali: la moratoria, introdotta dal governo nel maggio 2002, avrebbe dovuto invece proteggere queste foreste.
In particolare, la ITB (Industrie de transformation de bois), che opera nella regione del lago Tumba, ha violato la moratoria. Prima del 2002 aveva un'autorizzazione al taglio, che tra il 2002 e il 2005 è stata "scambiata" con due permessi, che coprono un'area ben più vasta di quella precedentemente concessa. Tra i legni pregiati estratti, il wengè, importato in grandi volumi in Italia per la produzione di parquet.

Le foreste del lago Tumba, dove vivono i pigmei Twa e i bantù, rappresentano un habitat fondamentale per specie minacciate come il bonobo e l’elefante di foresta. "L'industria del legno afferma di contribuire al benessere delle comunità locali, ma nessun beneficio arriva in realtà ai pigmei, che dipendono in tutto e per tutto dalla foresta" afferma Sergio Baffoni, responsabile campagna Foreste di Greenpeace.

La prossima settimana si terrà a Bruxelles una conferenza sulla gestione sostenibile delle foreste della Repubblica Democratica del Congo. Intanto all’industria del legname sono stati già assegnati più di 21 milioni di ettari di foresta pluviale, un’area grande quasi sette volte il Belgio. “A Bruxelles si discuterà sul futuro delle foreste pluviali. Ma per queste foreste non ci sarà futuro, se tutti i permessi di taglio illegali non verranno cancellati” sostiene Baffoni. “Per fermare l’assalto alle foreste, la moratoria dovrà essere estesa fino a che il governo del Congo non sarà in grado di controllare il settore e non verrà pianificata la destinazione d'uso delle foreste”.