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Paolo Rossi dal palco di Piazza Grande

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Paolo Rossi dal palco di Piazza Grande

AREZZO, dal nostro inviato – Emanuele dell'Aquila, Alex Orciari, Marco Parenti, Daniele Perini e Paolo Rossi: questo il quintetto che ha dovuto affrontare il palco di Piazza Grande nella seconda notte del Play Art Festival.
Verso le 22,00 entra in scena la formazione capitanata da Paolo Rossi con un Inno di Mameli trasposto su note swing. Quindi si passa all'attualità politica italiana, sviscerando presto la spinosa questione della cocaina in parlamento (“parla-mento: mentre parlo…mento” ci spiega il comico), con l'ottimo chitarrista Emanuele dell'Aquila che fa da spalla al funambolico Rossi il quale, impersonando un immaginario onorevole, si arrabatta nel tentare una risposta alla domanda “Ma perchè lo fa, onorevole?”.
Dopo l'intervallo in vecchio stile radiofonico, si passa a raccontare la vicenda di Monsignor Bagnasco (minacciato da un carabiniere pare per vendetta sull'amante, “evidentemente quel che gira in parlamento non gira solo in parlamento” commenta Rossi), o meglio dei suoi strani chierichetti con giubbotto anti proiettile che coordinano la propria azione di sorveglianza camuffandola nel canto in tono retto, il tutto, ci spiega Rossi, mentre i preti minacciati dalla mafia in Sicilia girano da soli.
Restando sul tema di clero e laicità, la band attacca un valzer minore in cui Rossi e dell'Aquila interpretano un botta e risposta tra l'ecclesiastico Liutprando e un suo accusatore. Chiude il coretto “chi non salta cardinale è”.
Entrando a parlare di “Misteri della Vita”, salta fuori un certo Andreotti, per l'occasione ribattezzato “Andrea Giuliotti”, fantomatico amministratore del condominio “Italia” e interrogato da uno dei suoi condomini sull'andamento attuale dell'edificio. Tra i dodici punti della riunione condominiale saltano fuori un ascensore DC-9 tirato giù da un petardo, i favori ai condomini della P2, l'appartamento dei “Bologna” che è stato fatto saltare in aria e via discorrendo.
“A questo punto non ho più bisogno di voi” dice Rossi rivolto ai suoi musicisti “potete restare se vi fa piacere o, se volete proprio fare i sindacali, farvi tre minuti di pausa…”: detto fatto, i musicisti se ne vanno lasciando Rossi da solo fra le risate del pubblico.
Il momento si fa serio: adesso il Professor Rossi sale in cattedra per darci lezioni su Bugie e Bugiardi. La situazione è la seguente: la moglie si insospettisce riguardo la presunta infedeltà del marito, il quale spesso non rientra la notte e riceve strani messaggi sul cellulare. “Come volete che ve la recito?” chiede il comico alla piazza: dal silenzio imbarazzato Rossi ricama uno sketch con la folla, ora divenuta protagonista. Alla fine delle consultazioni il monologo di Rossi dovrebbe attraversare più o meno i seguenti generi: commedia dell'arte, musical, grottesco, mimo in napoletano, porno, horror, western, melodramma e soap opera. Rossi ci prova e la spunta: riesce a inventarsi una scenetta sul tema di “True Lies”, con il marito che, nell'inevitabile crescendo verso la ricerca inventiva della “puttanata cosmica”, rivela alla moglie di essere un agente segreto che si batte per la sicurezza del paese. Il marito è personaggio di soap opera, la moglie napoletana, il chihuahua nel mezzo del salotto è porno, perchè nudo, ed è poi horror quando, nella foga della menzogna, il marito lo schiaccia. Certo non manca il grottesco.
Alla fine del turbinante monologo, Rossi ci assicura che, se seguiremo le sue tre regole del Bugiardo 1- Esagerare; 2- Prontezza di riflessi; 3- Improvvisare in situazioni disperate (la dimostrazione di quest'ultima affidata ad un suo fantomatico amico gettatosi nei navigli milanesi per camuffare alla moglie la sua notte brava), riusciremo a convincere almeno il 51 % dell'uditorio, potendo così o diventare primi ministri, o andare in tournee per tre anni come fa lui.

Articlolo scritto da: Sandro Farinelli