Continua lo screening sull’obesità in Casentino

AREZZO – Sono riprese ieri mattina le sedute nelle scuole per lo screening 2008 sull’obesità nell’età dello sviluppo, un progetto molto caro alla Società della Salute che ha coinvolto, nel 2006 e 2007, i ragazzi delle III Medie delle scuole del Casentino. Uno screening la cui specificità sta proprio nell’essere il primo vero tentativo di monitoraggio e studio dello stato di salute dei giovani e quindi di intervento tempestivo sullo stesso. E’ questo il motivo che ha spinto l’Istituto Superiore di Sanità a prendere contatto con il responsabile del progetto, il Dott. Luca Tafi, per approfondirne caratteristiche e peculiarità organizzative ripetibili. I risultati, ad oggi, dello studio casentinese realizzato dall’equipe del dott. Tafi, ha portato risultati significativi in termini di presenza del problema, coinvolgimento dei ragazzi, stili di vita corretti, prevenzione e cure. Interpretando i dati si capisce che un problema obesità esiste anche nella nostra valle, che spesso viene sottovalutato e soprattutto che rimane un problema affrontare il soprappeso.
Ad oggi non esistono dati di riferimento in altre zone poiché, come detto, non ci sono studi strutturati come quello realizzato in Casentino.
Ma cosa significa essere obeso? Il fenomeno, tradotto in termini finanziari, è il risultato di un “bilancio energetico positivo”. Il peso ideale di un adulto è calcolato in base al BMI ( Body Mass Index o Indice di massa Corporea che corrisponde al peso in Kg diviso l'altezza in metri, al quadrato). In attesa di parametri più adeguati, anche per i bambini è proposto il BMI per il quale si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale; in sovrappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI è maggiore del previsto. La crescita ponderale del bambino si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile. Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità.
L’obesità infantile, come si dice, ha un’origine “multifattoriale”, ossia dipende da una serie di cause che interagiscono tra loro. Per evidenziarne alcuni: un’eccessiva e cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo.

I consigli del pediatra Dott. Luca Tafi alle mamme
Evitare il cibo spazzatura, senza però demonizzarlo, spiegando ai propri figli il perchè non fa bene. Altra cosa da evitare è forzare le quantità di cibo poiché i bambini di solito mangiano per quanto è loro necessario. Non mangiare fuori dai pasti e soprattutto fare sempre colazione
Ricordare che l’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo). E’ sufficiente praticare un’attività aerobica leggera, senza affaticare troppo l’organismo, come una pedalata in bici o una camminata.