Da Verona a Brescia, perquisizioni a tappeto

Verona – Sono 11 gli arresti e 15 le abitazioni perquisite dalla Digos di Verona, in collaborazione con gli Uffici delle Questure interessate. Le perquisizioni di stamattina hanno interessato vari luoghi dell'Italia Settentrionale (nelle province di Verona, Trento, Padova, Genova, Venezia, Bergamo, Treviso, Torino e Brescia), nell'ambito di un' indagine condotta negli ambienti dell'estremismo di sinistra, per individuare gli autori dei reati commessi nel corso del ''corteo antifascista'' svoltosi nel capoluogo scaligero il 17 maggio 2008.

In quella giornata venne organizzata una grande manifestazione per commemorare il giovane Nicola Tommasoli, morto a seguito dell'aggressione subita nella notte del 1° maggio da cinque ragazzi gravitanti nelle frange piu' violente della tifoseria ultra' dell'Hellas Verona che politicamente si interfaccia con formazioni locali della destra radicale. Durante il corteo, circa 200 aderenti all'ala ''dura'' dell'antagonismo (in prevalenza legati ai gruppi anarco-insurrezionalisti), dopo che qualcuno aveva acceso un fumogeno per ostacolare la visibilita' ad eventuali osservatori esterni (ovvero per sfuggire ai sistemi di video-sorveglianza), dietro gli striscioni su cui era scritto ''Il tempo delle parole e' finito' e ''contro il fascismo lotta diretta' si travisarono indossando il tipico abbigliamento dei cosiddetti ''Black Block'': maglie nere con cappuccio, passamontagna di analogo colore e/o occhiali da sole con lenti scure, caschi e guanti.

Alcuni di questi erano anche in possesso di strumenti atti ad offendere come bastoni di legno di grosso spessore, manganelli, spranghe, bulloni, grossi petardi. Quindi, con azioni isolate, si lanciarono contro gli edifici ubicati sul percorso del corteo, dove hanno sede alcune banche ed agenzie di lavoro interinale, imbrattandone i muri e tentando di sfasciarne le vetrine. Al contempo, una bomba carta venne fatta esplodere presso una delle citate agenzie di lavoro interinale, causando la crepatura della porta a vetri. L'immediata risposta della Questura, cui si accompagno' un intervento dissuasivo offerto dagli stessi promotori della manifestazione, impedi' che la violenza degenerasse, tanto che i malintenzionati desistettero dal compiere ulteriori atti di intolleranza e progressivamente si confusero nella massa dei partecipanti al corteo.

Le attivita' investigative, sviluppate dalla Digos veronese con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, hanno messo in evidenza come il blitz dei facinorosi era finalizzato a ''colpire i simboli del capitalismo'', cercando di sabotare gli intenti pacifici dichiarati dagli organizzatori della manifestazione: qualora l'inevitabile risposta delle forze dell'ordine fosse stata indistintamente aggressiva, avrebbe potuto suscitare una contro-reazione generalizzata da parte dei manifestanti, allargando pericolosamente la pratica della violenza in una sorta di effetto domino. Tali possibili ripercussioni sull'ordine pubblico vennero fermate sul nascere, con una mirata azione di ''isolamento'' del ''blocco nero'' dal resto del corteo.

Il pm titolare dell'inchiesta, Carlo Villani, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Verona, ha pertanto iscritto nel registro degli indagati 11 persone, due donne e nove uomini con eta' compresa tra i 26 ed i 53 anni, figure gia' note per la loro militanza nei gruppi piu' intransigenti dell'antagonismo di sinistra e tutte con precedenti specifici per reati contro l'ordine pubblico, perche' a loro carico sono emersi indizi di colpevolezza, a vario titolo, in ordine ai reati commessi durante il corteo: travisamento in occasione di manifestazione in luogo pubblico, porto di oggetti atti ad offendere, danneggiamento aggravato, nonche' fabbricazione, detenzione, porto ed esplosione di congegno micidiale.

Nei loro confronti il Magistrato ha altresi' emesso i decreti di perquisizione locale e personale eseguiti oggi in varie citta' dell'Italia Settentrionale, che hanno portato al sequestro penale di strumenti idonei all'offesa e all'effrazione (mazze, fionde, grosse tronchesi, noccoliera, piede di porco), petardi, caschi, bombolette spray, capi di abbigliamento di colore nero (tra cui cappucci e passamontagna), nonche' numerosi documenti cartacei e magnetici al vaglio degli inquirenti. Le operazioni di polizia giudiziaria sono tuttora in corso.

Articlolo scritto da: Adnkronos