La Santa Sede si esprime sulla recente approvazione del DDL

Città del Vaticano, 2 lug. (Adnkronos) – In materia di immigrazione, l'autorità dello Stato a stabilire le modalità di entrata e permanenza sul proprio territorio, è vincolata ''dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona'' e la convinzione che ''tutta l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli, che tendono alla solidarietà reciproca''. Ciò significa che i ''diritti umani fondamentali, garanti della dignità della persona, devono essere pienamente assicurati. Analogamente va detto per i doveri, che tutti devono assumersi per garantire la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace''. E' quanto afferma il presidente del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, mons. Antonio Maria Vegliò, in un editoriale pubblicato sul numero di luglio-agosto della rivista dei gesuiti 'Aggiornamenti sociali'.

In termini generali, mons. Vegliò pone una domanda di fondo rispetto al fenomeno migratorio: ''Si tratta di un'invasione dalla quale bisogna difendersi? Oppure i poveri hanno il diritto, appunto perché poveri, di bussare alle porte delle società benestanti?''.Secondo il responsabile vaticano per le migrazioni è poi necessaria ''l'istituzione di un ordinamento giuridico internazionale, che stabilisca un'effettiva condivisione di responsabilità tra i Paesi di partenza, transito e destinazione'' dei migranti, in modo che ''nessuno sia lasciato solo nel gestire le difficili situazioni che inevitabilmente si creano''.

Quindi mons. Vegliò osserva: ''Abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, sono maturi i tempi'' perché la diversità sia apprezzata come ricchezza. ''Del resto, si sa – continua Vegliò – il provincialismo blocca la speranza, perché marcia contro la storia. Il fenomeno migratorio sta producendo nuove schiavitù nelle società opulente, spesso senza valori''. Diventa allora necessario in questo contesto che istituzioni scolastiche e ecclesiali lavorino sulla formazione dei giovani, su temi riguardanti, ''per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l'ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile''.

La strada da battere sembra essere quella, per il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, della ''differenza nella comunione'', vale a dire differenza che diventa ricchezza, ''purché ci si liberi della categoria del 'nemico', che demonizza e criminalizza il forestiero''.

Articlolo scritto da: Adnkronos