Home Attualità Dalla Graziella alla 500, è boom di simboli cult del vintage anni ’60

Dalla Graziella alla 500, è boom di simboli cult del vintage anni ’60

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Dalla Graziella alla 500, è boom di simboli cult del vintage anni ’60

ROMA – Quando si vedono passare per le strade dell'Italia di oggi, sembrano uscite da una foto vintage e un po' patinata. Ma il loro fascino è tremendamente attuale. Fiat 500, Vespa 50, e l'indimenticabile bicicletta Graziella, tre star diventate un cult che fa sempre tendenza. Miti esplosi nei ruggenti anni '50-'60, dopo la guerra, come emblema di un'Italia in cui le famiglie cercavano un mezzo di trasporto economico e capace di soddisfare le proprie esigenze. Ancora oggi, vedendo gli esemplari rimasti come tanti pezzi da museo, la mente vola agli anni del boom.
Quando in sella alla Graziella, la mitica bici dal manubrio altissimo, un po' stile Harley Davidson, i bambini di allora scorrazzavano nei cortili, in quei pomeriggi che sembravano interminabili e che avevano come sottofondo le canzoni di Mina e Battisti. E ancora, l'immagine dei divi Hollywoodiani, Gregory Peck e Audrey Hepburn, che in Vacanze Romane viaggiavano a bordo della mitica Vespa assaporando la Dolce Vita della Capitale.
La mente ripercorre la strada che questi simboli hanno attraversato fino ad oggi. Un mito che non è mai tramontato, anzi, continua ad alimentarsi di giorno in giorno grazie agli appassionati riuniti nei vari club italiani e stranieri, che celebrano i loro idoli nei tanti raduni su e giù per lo Stivale. Ma i fan, non sono solo i bambini di allora, che assistettero al boom delle quattro e delle due ruote Made in Italy. Sono tantissimi i giovani di oggi, che coltivano la passione per questi mezzi di trasporto diventati cult.
E' il caso dei collezionisti e dei fan sfegatati della mitica bici tanto amata da Brigitte Bardot, che in una foto dei tempi d'oro passeggia sulla Graziella, con stile ed eleganza, nonostante le ruote piccole e il manubrio da giraffa del primo modello in circolazione, quello original.
La tanto amata due ruote, dal primo esemplare di colore bianco, a quelli che si sono susseguiti nel tempo, dal blu all'oro, è celebrata in tutta la sua storia nel sito Mitica Graziella creato da Antonio Dembech, un piccolo collezionista di Foggia, che ci racconta come dal suo primo incontro con la Graziella, sia nato un esercito di fan che ha reclutato in tutto il mondo.
Dal Giappone al Sud America, fino al Belpaese, nonostante i fan parlino lingue diverse, si intendono alla perfezione sulla 'mitica' che ha attraversato mezzo secolo. Con 'Graziella', racconta Dembech all'Adnkronos, è stato "un amore a prima vista. Mi sono avvicinato alla biciletta per necessità lavorative, perché in macchina non potevo arrivare in centro. Inizialmente avevo una vecchia bici che lasciavo attaccata a un palo, palo che poi è stato tolto quando l'hanno rubata. Così pensai a un'altra soluzione – prosegue – ossia a una bicicletta pieghevole da lasciare in auto. E la Graziella era perfetta: l'ho acquistata a 30 euro da un negoziante".
Da allora Antonio e la sua 'mitica' non si sono mai separati, anzi, oggi ne colleziona ben sette. Il record di pezzi da collezione, ci svela l'appassionato, è quello di un medico, sempre di Foggia, che ne ha una cinquantina e che di recente ha aggiunto ai suoi gioielli una Triplet, ossia il modello storico a tre posti, acquistata in Francia.
Il modello originale, giura Dembech, "ha ruote piccole, del diametro di sedici centimetri, il manubrio profondo, diverso da quello delle mountain bike, e il portapacchi tondeggiante nella parte posteriore". Se manca uno solo di questi elementi, siamo di fronte a un'imitazione. Sul sito creato dall'appassionato, che raccoglie una mailing list di 200 fan, c'è uno spazio che ospita foto e notizie dedicate alla storica bici, ma anche una sezione delle biciclette 'modello Graziella', ovvero con il telaio e le dimensioni tipiche di una Graziella, ma prodotte dalla 'concorrenza'.
Il collezionista (che è anche presidente della Fiab cicloamici Foggia, che promuove l'uso di questo mezzo a impatto zero sull'ambiente), non nasconde mai il suo amore sviscerato per la 'mitica', quando parliamo. "E' straordinaria – dice senza mezzi termini – ed è dotata di un'estrema manegevolezza e comodità, anche se pesante, visto che è riuscita a sostenere un uomo della mia altezza, un metro e novanta". Il panorama di coloro che ruotano attorno alla storica due ruote, si divide tra collezionisti veri, che mai penserebbero di vendere un proprio pezzo (eccezion fatta per un doppione da scambiare) e chi invece ha creato un business sulla 'mitica': "Un affare molto proficuo – svela Dembech – perché ci sono modelli che arrivano a costare 600 euro".
E sono molti i giovani che guardando le foto delle loro mamme o papà a bordo della bici, se ne innamorano. Come è amore a prima vista, per la fiat 500. E' il caso dei tanti teenager che affollano giornalmente il museo della 500 di Garlanda, in provincia di Savona, nato nel 2007, dove a rotazione, ogni due o tre mesi, vengono esposti i modelli appartenenti agli oltre 20mila soci del Club a tema nato nel 1984.
"Il museo, oltre a racchiudere pezzi di storia, capaci di far tornare il visitatore a 50 anni fa – fanno notare dal club Fiat 500 di Garlanda – è allo stesso tempo improntato alla modernità. E' infatti multimediale, perché oltre alle auto, ai pezzi e alle parti meccaniche dell'intramontabile 4 ruote, c'è un ricco database con filmati e pubblicazioni che raccontano la storia della 500 fin dalla sua nascita". Il museo è stato intitolato a Dante Giacosa, ingegnere e designer italiano, e viene considerato uno dei maestri della scuola motoristica italiana. Fu lui a sviluppare il progetto Fiat 500, subito soprannominata Topolino. I soci del club sono circa 20mila su tutta Italia e molti sono sparsi all'estero, dall'Europa (molti si trovano in Olanda, Inghilterra e Francia), il Giappone, l'America e l'Australia. Insomma, il mito continua a vivere non solo nella terra che ha dato i natali alla 4 ruote cult. I raduni ci sono quasi ogni settimana, organizzati dai 150 fiduciari sparsi in tutta Italia e ognuno si occupa dei soci della propria zona e delle varie manifestazioni.
Oltre alla gente normale, sono molti i vip che coltivano la passione per la mitica 500, e che l'hanno promossa come simbolo culturale. Uno di loro, è Renzo Arbore, che anni fa è stato premiato come personaggio dell'anno dal Club di Garlanda, e quest'anno la scelta è ricaduta su Lapo Elkann: "Lapo – ci dicono dal Club – è stato da sempre promotore della 500 come simbolo e come mito. Perché la 500 non è più l'auto in sé ma ciò che essa rappresenta. Valori che non possono passare di moda, come la famiglia, comunita' e comunione, perche' fu la macchina economica che subito dopo la guerra le famiglie italiane potevano permettersi.
E ancora, se ne vedono tantissmie in giro: basti pensare che ce ne sono circa 600mila in circolazione". Dalle mitiche 4 ruote, passiamo alle intramontabili due ruote della Vespa, rivisitata negli anni, e sempre unica nel suo stile. Fino agli anni 60, la vespa di cilindrata 125 o 150 era il classico mezzo familiare adatto a tutte le esigenze ma nel 1962, con l'introduzione della targa obbligatoria per i veicoli di cilindrata superiore ai 50cc, il mercato degli scooter subì una forte scossa. La risposta fu immediata: nel 1963 l' ingegnere Corradino D'ascanio, che mirava a differenziare il pubblico dei clienti Piaggio, ebbe l'idea di realizzare un mezzo adatto anche ai più giovani: la Vespa 50, che senza obbligo di targa né patente, scavalcò la crisi generata dal vincolo normativo, ottenendo un immediato successo.
I giovanissimi, che fino ad allora rappresentavano un piccola parte del target Piaggio, diventavano, con il loro crescente peso nella vita sociale e nei consumi, i principali referenti dell'azienda e i primi entusiasti acquirenti del veicolo che si guidava a soli 14 anni senza patente e difficoltà, soprattutto per il pubblico femminile, grazie al suo peso limitato a 66 kg e alle piccole dimensioni. Il modello base era commercializzato a 102mila lire.
A cavallo dei ruggenti anni '60, Vespa supera il traguardo dei 2 milioni di unità prodotte; saranno 4 milioni nel 1970, e oltre 10 milioni nel 1988, tanto da fare della mitica due ruote, oggi arrivata a quota 16 milioni, un fenomeno unico nel settore. Del tutto eccezionale e unica è la storia di Vespa PX (125, 150 e 200cc): ancora in commercio, la Vespa PX rappresenta per i clienti europei il vintage originale. Nata nel '77, ha superato la cifra di due milioni di unità prodotte e vendute. Nel '96, l'anno del cinquantenario dello scooter più famoso del mondo, nasce la gamma Vespa ET4 ed ET2. Linee morbide e inconfondibilmente Vespa, motori a basso impatto ambientale, freni a disco per la massima sicurezza attiva, eccezionale comfort, i modelli della nuova generazione di Vespa sono oggi in vendita anche nelle numerose "Vespa Boutiques" statunitensi (ormai 60 tra la California e la Florida, New York e le Hawaii), con le ultime aperture di NY a SoHo e Queens.
Negli anni della 'Dolce Vita' la due ruote diventò sinonimo di scooter, i reportage dei corrispondenti stranieri descrivevano l'Italia come ''il Paese delle Vespa'' e il ruolo da lei giocato nel costume non solo italiano e' documentato dalla presenza del veicolo in centinaia di film.. Ed è una storia che continua anche oggi. Sono tanti infatti i club nati intorno allo storico scooter. Come Vespa club.com, che raccoglie 12mila aderenti italiani, e, ci spiega il presidente della sezione di Treviso Alessandro Donati, riunisce molti fan da tutto il mondo. Lui stesso, ha incontrato la prima Vespa a 16 anni, quando suo zio gli regalò una 125. Da allora quella passione non si è mai spenta, e nel '99 è nato il club.

Articlolo scritto da: Adnkronos