Sanremo, i tre finalisti: il Trio, Mengoni e Valerio Scanu

SANREMO – E' la serata numero cinque all'Ariston. L'ultima del Festival di Sanremo che proclamerà il vincitore tra una polemica e l'altra. Specie sul trio "regale" che si guadagna la finalissima insieme a Marco Mengoni e Valerio Scanu.
Sul palco dell'Ariston stasera Maurizio Costanzo che darà voce agli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Con tanti ringraziamenti da parte del sindaco ("Vorrei ringraziare Costanzo per aver deciso di far parlare chi veramente prova sulla propria pelle il dramma dello stabilimento Fiat di Termini Imerese").
L'incipit della finalissima è di nuovo affidato ad una coreografia di Daniel Ezralow accompgnato da un nutrissimo gruppo di bambini, con il quale è partito dall'ingresso dell'Ariston per raggiungere Antonella Clerici in abito nero lungo e sbrilluccicante.
La gara vera e propria inizia all'insegna del 'talent': parte Valerio Scanu da 'Amici', seguono Noemi e Marco Mengoni da 'X Factor'. Dopo il tributo a Michael Jackson (ballano sul palco Trevis Payne, inseparabile coreografo del re del pop per tanti anni, fino alla preparazione di 'This is it' insieme a due dei ballerini dello show mai andato in scena ma diventato film), la gara dei big prosegue con due delle stelle di questo festival: Malika Ayane (che indossa una maglietta con su scritto Start Living Again, pro-ricerca sulla Sla) e Irene Grandi.
Il successivo ingresso del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici è accolto dall'ormai consueta divisione della platea tra fischianti e inneggianti. Al termine dell'esecuzione di 'Italia amore mio', Antonella interroga il principe sulla sensazione che si prova ad essere fischiati. "Ci dà ancora più forza per andare avanti, perché questa è una canzone per tutti gli italiani", risponde lui.
Lo spettacolo prende un piega hard con l'esibizione di Lorella Cuccarini. "Ho visto il lato B della Cuccarini. E' proprio una topolona", dice la Clerici sbirciando dietro la finta chitarra elettrica che copre il nudo della showgirl che ha portato all'Ariston una delle coreografie del musical 'Il pianeta proibito'.
Oltre ai ministro Claudio Scajola con consorte e il sottosegretario Alberto Giorgetti, tra il pubblico stasera anche Pierluigi Bersani ("Sanremo non è una passerella elettorale. Se a uno piace la musica ed è anche segretario del Pd, non vedo perché non possa andare a Sanremo. Poi ognuno ha i suoi gusti musicali"). La figlia 26enne del leader del Pd, Elisa Bersani, racconta prima di entrare in sala: "Sono io che rompo le scatole a papà da sempre per venire a Sanremo. Sono molto emozionata per stasera". Elisa dice di preferire, fra le canzoni in gara, il brano di Simone Cristicchi, "trascinante e meno solenne". "Poi mi piacciono anche molto Arisa e Malika", aggiunge.
Intanto, continuano le polemiche sul trio "regale". ''No, non sono solo canzonette. Sono cultura di un paese. Sono immaginario. Sono etichette appiccicate addosso agli italiani. E anche, nel nostro caso, sono tatuaggi fatti a forza sulla pelle di una destra che in gran parte non e' piu' cosi', che non vuole essere cosi'. Le canzoni sono cose importanti. Come le parole. E allora, senza scherzare, lo annunciamo alla radicale: nel caso sventurato che a Sanremo 2010 vinca quell'inno imbarazzante, nazional-trombonesco, cantato dall'inarrestabile e incontenibile trio ''Pupo-Filiberto-Canonici'', il sottoscritto iniziera' immediatemente uno sciopero della fame''. La provocazione e' di Filippo Rossi, direttore di Ffwebgazine, il quotidiano online della Fondazione Farefuturo.
''Non e' uno scherzo. Attenzione: non sara' uno sciopero della fame per protesta. Chissenefrega della protesta. E chissenefrega di chi vince Sanremo. E' uno sciopero che nasce dalla vergogna – spiega – Sara' uno sciopero della fame tutto culturale e soprattutto politico. Perche' c'e' qualcuno che deve far capire al paese che a destra, in Italia, c'e' anche altro rispetto a una retorica patriottarda e vuota. C'e' qualcosa di diverso da chi si riempie la bocca di patria, religione, famiglia; qualcosa di diverso da chi si riempie la bocca di ideali e valori senza declinarli nella realta'''.
''Lo ha detto Michele Serra: Italia amore mio riesce a rendere ridicola la destra. E allora, e' da destra che bisogna reagire. Perche' un inno alla patria e' una cosa seria. Sciopero della fame, allora. E chi e' d'accordo, segua'', conclude.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign