Censis: Gli Aretini vogliono fare impresa ma ad Arezzo non ci riescono

Arezzo – “Lo stato di salute dell’economia aretina, presentato il 6 maggio dalla Camera di commercio alla Borsa Merci, e il precedente documento che il Censis, tramite il suo presidente De Rita, ha presentato sempre alla Borsa Merci il 2 maggio, va interpretato nei numeri con un preoccupante segno negativo. Da entrambi i documenti è emerso che i giovani aretini hanno manifestato una decisa propensione a fare impresa ma, stante le difficoltà economiche e burocratiche, non possono soddisfare la loro aspirazione e per oltre il 50% aggiungono che dovranno lasciare la città.
Infatti la crescita delle società di capitale, pari al 3,7% con 295 nuove iscrizioni e 77 cancellazioni, assegna solo lo 0,1% agli italiani e il 13,7% a cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari. Si tratta quindi di aziende di scarsissimo valore aggiunto e contenuto tecnologico (basta vedere l’elenco delle attività riportato dalla stampa locale), propense più a dare servizi e merci per soddisfare le esigenze dei cittadini stranieri.

L’interpretazione più completa dei numeri non può non sconfortare sulla prospettiva di una ripresa economica del territorio: l’aumento delle imprese, se valutato per quello che valgono dal punto di vista produttivo, non può dare adito a ottimismo. Se ne facciamo una sommatoria ponderata e non semplicemente numerica, dobbiamo concludere che il territorio si è impoverito e non arricchito dal punto di vista del reddito e quindi una crescita economica non vi è stata. L’indice 0,1% della crescita delle imprese autoctone, conferma che i nostri giovani hanno ragione quando affermano che fare impresa ad Arezzo è pressoché impossibile.
Le banche sono ormai impossibilitate a sostenere le imprese per la scarsità di denaro contante, avendo convertito i depositi dei cittadini in titoli ed obbligazioni che non possono essere utilizzati per il rilancio dell’economia. E inoltre il regolamento urbanistico, con la sua scarsa capacità di dare indicazioni rapide e precise, non riesce a offrire risposte accattivanti per chi vuole investire nel nostro territorio.

Non si può pertanto non confermare uno sconcertante giudizio sul futuro di Arezzo. I giovani di oggi non hanno fiducia sulle prospettive della nostra città, lo dichiarano a chiare note e manifestano la propensione a cercare altrove quelle opportunità che in casa loro non esistono. Dovremo, nostro malgrado, assistere a una migrazione verso altre realtà, ma quello che ci sconvolge è che sarà un’emigrazione dei migliori cervelli, di quelli che, avendo prospettato la volontà di fare impresa, hanno manifestato una propensione a produrre reddito con lo scopo di tradurlo per se stessi e per la collettività”.