Lancia d’oro tricolore dedicata all’Unità d’Italia

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Arezzo – È dedicato all’Unità d’Italia in occasione del 150esimo anniversario dalla proclamazione del Regno d’Italia la lancia d’oro della edizione di San Donato della Giostra del Saracino. Il trofeo è stato “adottato” dal Centro Commerciale Setteponti-Ipercoop ed è stato presentato questa mattina dal Sindaco Giuseppe Fanfani e dai Rettori dei quartieri.
“Una lancia bellissima – ha detto il primo cittadino – ed evocativa. La bandiera italiana è ricca di significato e rappresenta il lungo processo di riunificazione nazionale. Il tricolore nella lancia d’oro vuole celebrare l’Unità del Paese. Ringrazio sia l’artista che l’ha pensata sia Conti che l’ha scolpita: sono stati capaci di consegnare alla città un’opera d’arte per la quale sabato i giostratori scenderanno in lizza dando vita alla storica manifestazione aretina”.
Come di consueto la lancia d’oro è realizzata dall’intagliatore aretino Francesco Conti, con la supervisione di Luca Berti, consulente storico dell’Istituzione Giostra del Saracino. Il bozzetto è opera di Isabella Giovannetti, vincitrice del concorso di idee.
“Un regalo del destino – ha detto l’artista -. Con il bozzetto ho voluto esprimere i sentimenti nazionali avvolti nella bandiera raffigurata nell’impugnatura della lancia d’oro. L’intagliatore ha poi valorizzato alla perfezione la mia idea. La mano vuole trasmettere la forza di chi ha fatto l’Unità d’Italia mentre la bandiera con il nodo, la coesione e l’unità”.
È stato poi il consulente storico Luca Berti a introdurre la ‘lancia d’oro’ della 121esima edizione dell’età contemporanea. “Una lancia dedicata all’Unità d’Italia – ha spiegato Berti – e che trova proprio la sua rappresentazione nel tricolore. La lancia è stata concepita con lo spirito di qualcosa di presente; il tricolore rappresenta il processo di unificazione ed abbraccia due secoli. Oltre al verde, bianco e rosso dell’impugnatura, nell’asta tinta d’oro c’è anche l’azzurro, un colore nazionale. La mano che stringe la bandiera con fermezza sintetizza al meglio lo spirito di unificazione”.
Un’opera d’arte di difficile realizzazione per la quale è stato scolpito un unico pezzo di legno lungo 3 metri e mezzo. “L’ho realizzata con un unico pezzo – ha spiegato l’intagliatore Francesco Conti – e non è stato facile scolpirla raffigurando la bandiera e rendendo armonioso il drappeggio”.
La lancia in palio sabato 18 giugno è stata adottata dal Centro Commerciale Setteponti. “Un modo ha detto il dirigente Massimo Boncompagni – per festeggiare l’evento. Come Centro Commerciale abbiamo già avviato le iniziative tricolori allestendo nella galleria una mostra dedicata all’Unità d’Italia. Con l’adozione della lancia vogliamo celebrare al meglio la ricorrenza e al tempo stesso stringersi intorno alla città e alla storica rievocazione della Giostra del Saracino”.

Scheda lancia d’oro
La ‘lancia d’oro’ della Giostra di San Donato anno 2011 (121a edizione dell’età contemporanea) è dedicata all’Unità d’Italia, in occasione del 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia.
La legge del 17 marzo 1861 con cui il primo Parlamento italiano attribuisce a Vittorio Emanuele II di Savoia il titolo di Re d’Italia rappresenta il coronamento del Risorgimento nazionale. Con il termine “risorgimento” si intende il movimento politico, sociale e culturale, sorto dopo l’epoca napoleonica e il Congresso di Vienna (1815) ed imbevuto dello spirito del romanticismo, volto a promuovere la ‘resurrezione’ dell’Italia, attraverso l’affrancamento dal dominio straniero, l’unificazione politica del Paese e la creazione di una identità comune. Sotto il profilo politico, l’obiettivo è la ricomposizione dell’unità della Penisola attraverso il superamento della frammentazione determinata dai cosiddetti “Stati preunitari”; unità già realizzata in epoca romana, ma rotta nel corso del VI secolo.
Dopo precedenti sfortunate esperienze, il movimento raggiunse il suo obiettivo politico nel biennio 1859-1860, con la Seconda guerra d’indipendenza (annessione della Lombardia al Piemonte), la cacciata dei ‘vecchi’ sovrani dal Granducato di Toscana e dai Ducati di Modena e di Parma, l’insurrezione delle Legazioni pontificie (Romagna, Umbria e Marche), la Spedizione dei Mille, con cui il Regno delle Due Sicilie fu strappato ai Borboni. Padri della patria sono unanimemente considerati: Vittorio Emanuele II, re di Sardegna; Camillo Benso conte di Cavour, ‘primo ministro’ piementose; Giuseppe Garibaldi, mitico “eroe dei due mondi”, e Giuseppe Mazzini, ideologo repubblicano.
Il popolo toscano sanzionò a larghissima maggioranza l’annessione al Piemonte, con il plebiscito dell’11-12 marzo 1860. Per Arezzo, l’unificazione italiana pose le condizioni per l’uscita dalla posizione marginale in cui era relegata con il Granducato di Toscana e per l’inserimento della città e del suo territorio nel più vasto contesto nazionale, da un punto di vista politico, economico e culturale.
Tappe successive del processo di unificazione nazionale saranno l’annessione del Veneto (1866), la presa di Roma e del Lazio (1870), il trasferimento della capitale da Firenze a Roma (1871), la conquista del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia (1918).
Già la ‘lancia d’oro’ in palio nella 37esima edizione della Giostra del Saracino (3 settembre 1961), detenuta dal Quartiere di Porta del Foro, fu dedicata all’Unità d’Italia, nel primo centenario dell’evento. (a cura di Luca Berti)

Scheda artista vincitore bozzetto
Isabella Giovannetti, pittrice e scultrice, nata a Civitella Valdichiana nel 1961, vive e lavora come artigiana a Capolona.
Dopo aver concluso la formazione artistica all’Istituto d’Arte ha proseguito ad alimentare la sua vena artistica come pittrice e scultrice continuando con passione a creare opere d’arte.
Nel 2000 ha esposto i suoi capolavori in occasione della mostra allestita a Civitella della Chiana. Giovannetti ha poi realizzato due bassi rilievi in terracotta esposte in due chiese del territorio aretino. A Capolona, nella Pieve di Cenina è raffigurata la trasfigurazione di Gesù al monte Tabor. A Palazzo del Pero nella chiesa di Sant’Agata alle Terrine è invece esposta alla venerazione dei fedeli l’immagine della Santa Vergine e Martire.
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