Bibbiena: il museo archeologico muove i primi passi

Lo scorso sabato 20 luglio è stato inaugurato, alla presenza di un pubblico gremito ed emozionato, il nuovo Museo Archeologico del Casentino. Il taglio del nastro, che si è tenuto nei nuovi locali in via Berni, 21, è stato preceduto da un incontro tra i molti attori che hanno reso possibile questo importante evento culturale per tutta la vallata e la Provincia di Arezzo: il Sindaco Daniele Bernardini e l’Assessore alla Cultura Luca Conticini, Roberto Vasai Presidente della Provincia di Arezzo, Luca Fedeli Archeologo Ispettore del Casentino, Massimo Ducci Presidente del Gruppo Archeologico del Casentino (GAC), Samuela Ristori Architetto del Comune di Bibbiena e Francesco Trenti Direttore del Museo stesso. Una giornata intensa che ha unito gli auguri di rito per questa nuova creatura, al ricordo commosso di Piero Albertoni del Gruppo Archeologico a cui è dedicato e intitolato il percorso espositivo. Massimo Ducci, Presidente del Gac ( Gruppo Archeologico Casentinese) ha commentato così l’evento: “Il progetto, mi duole ricordare, era stato messo in serie difficoltà dal solito campanilismo casentinese che avrebbe portato allo spezzettamento della raccolta se non fossero intervenute infine le superiori amministrazioni regionali, soprattutto la Soprintendenza fiorentina che fin dall’inizio ha sostenuto la necessità di una sola raccolta museale. Il Progetto attuale è infatti la sommatoria di tutto il lavoro condotto dal GAC in quasi quaranta anni, da quando l’associazione, creata a Stia nell’ormai lontano 1975, ha esteso il proprio interesse all’intero comprensorio casentinese, raccogliendo membri da tutti i paesi della vallata, che senza discriminazioni hanno lavorato tutti per un progetto unico, un’unica esposizione dove il visitatore e soprattutto i ragazzi delle scuole possano avere, senza la difficoltà di raggiungere più luoghi, una visione unitaria della storia casentinese”. Il Dottor Luca Fedeli della Soprintendenza ha voluto ricordare la natura unitaria di questa raccolta che rappresenta un presidio della valle, menre il sindaco Bernardini ha auspicato che non rimanga un luogo chiuso e isolato, che possa “uscire fuori” nella sua funzione culturale e formativa.
Il Museo trae origine dalla mostra archeologica permanente di Partina, inaugurata nel 1996. Nel tempo le collezioni in esse contenute sono state notevolmente arricchite con il materiale raccolto nel corso dei nuovi scavi effettuati nella valle. Per questo motivo la sede di Partina è risultata di dimensioni insufficienti per accogliere in modo adeguato tutti i reperti. Così nel 2009 l’Amministrazione ha deciso di trasferire il materiale al pian terreno di Palazzo Niccolini, in pieno centro storico. La proposta è stata accolta dalle Soprintendenze competenti, da enti preposti ed associazioni coinvolte. Il nuovo museo è stato realizzato ad opera di un gruppo di professionisti e studiosi che hanno lavorato sotto la costante direzione e supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana nella persona del dottor Luca Fedeli. L’ideazione della mostra e la realizzazione del percorso espositivo sono stati curati dal Gac, il progetto di allestimento e la grafica sono dell’architetto Samuela Ristori, il coordinamento amministrativo di Dino Moneti ed Eda Norcini. Un’equipe di archeologi ha curato i restauri e il catalogo.
Il Museo sarà dedicato a Piero Albertoni, uno dei fondatori del Gac e un uomo che ha dedicato la sua vita alla passione per l’archeologia, alla cultura in Casentino, adoperandosi per il museo di Partina e per questo atteso trasferimento a cui non ha potuto assistere.
Vediamo nel dettaglio come si sviluppa il nuovo percorso museale. Il tema della prima sala è la preistoria con l’esposizione di resti di Elephans meridionalis Nesti e di Hippopotamus antiquus, strumenti dle paleolitico superiore, del Mesolitico, e del Neolitico- Eneolitico. La seconda sala contiene reperti provenienti da alcuni insediamenti di crinale, in successione nella terza sala i reperti provenienti da luoghi di culto dei quali il tempio di Socana edificato nel V secolo a.C e ricostruito in tarda epoca etrusca. Fiore all’occhiello della mostra è la quarta sala dedicata interamente al famoso deposito votivo del Falterona o Lago degli Idoli una delle stipi votive etrusche più note ed importanti per quantità e importanza dei reperti, oggi esposti nei più grandi musei del mondo. Dopo una fortunata serie di nuove campagne di scavi, nel 2003-2008, sono stati rinveuti altri 150 bronzetti e altro materiale. Tra i reperti recenti anche oggetti rari come i vaghi in pasta vitrea e placchette in oro. I locali si completano con un’aula didattica e un punto informazioni turistiche. Il tutto gestito dall Società Cooperativa “Le macchine Celibi” di Bologna, aggiudicatrice della gara di appalto indetta dall’amministrazione comunale.