‘Filumena Marturano’ in scena al Centro di Aggregazione Sociale Fiorentina

Filumena Marturano
Filumena Marturano

Un classico di E. De Filippo, Venerdì  4 Aprile  alle ore 21,15 presso il Centro di Aggregazione Sociale Fiorentina, Via Vecchia, 11 ( dentro Porta S. Clemente) – ingresso gratuito – alla XIX edizione del Festival Nazionale di Teatro Spontaneo, quando la compagnia amatoriale Il Crocogufo di Genova, metterà in scena Filumena Marturano, sotto la regia di Angelo Formato.

La storia è la rappresentazione realistica del dramma di una famiglia della media borghesia napoletana, al cui interno, però, si muove il personaggio centrale di Filumena Marturano, una ex prostituta. Proprio per uscire da quella miseria Filumena decise, un giorno, di seguire Domenico Soriano, uno dei tanti signorotti che la frequentavano. Ma la sua scelta non ha soltanto motivazioni economiche: ella, infatti, mira a legittimare la sua unione con lui per il bene dei suoi tre figli, allevati a loro insaputa e a insaputa dello stesso amante, che addirittura ne ignora l’esistenza. Il tema della maternità costituisce pertanto il nucleo narratìvo dì tutta la vicenda, la quale, allacciandosi del resto alle ragioni autobiografiche e civili dell’autore (Eduardo era figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta),  si armonizza con il motivo più generico del riscatto della persona umana.
Per raggiungere il suo scopo Filumena si è finta agonizzante e ha costretto Domenico a sposarla in articulo mortis. La parte centrale della storia si snoda nel secondo atto, momento in cui Filumena, messa alle strette dagli impedimenti legali tirati in ballo da Domenico, mostra a quest’ultimo i suoi figli e gli rivela che uno dei tre è suo. Attraverso questa inaspettata rivelazione, Filumena riesce a convincere l’uomo, che oramai era sul punto di abbandonarla, a rimanerle accanto. Il suo istinto materno, però – non volendo che l’affetto del padre si concentri su uno soltanto dei figli, a scapito degli altri – le consiglia di non rivelare chi sia il vero figlio di Domenico.
Il terzo atto rappresenta il “buon fine” che Filumena ha raggiunto: Domenico, il cui duro carattere va ingentilendosi per il nascere in lui di quel mai vissuto affetto paterno, si convince che Filumena – divenuta finalmente sua moglie – ha ragione nel serbare il proprio segreto.
Il dramma racchiude in sé, come tutte le opere di Eduardo, la presenza di altri generi che si intrecciano fra loro: alla commedia si mescola, infatti, una potenziale tragedia e a questa, con interventi inaspettati quanto calcolati, si sommano i generi della farsa o della novella burlesca. Gli stessi monologhi della protagonista esprimono, attraverso l’intensa suggestione delle loro immagini, oltre che la concretezza poetica del dialetto (che in quest’opera costituisce spesso l’espressione della memoria), anche il senso esistenziale e quasi mistico del sentire materno. Con l’essenzialità narrativa di quest’opera, che l’autore definirà «la più cara delle mie creature», si assiste a un vero e proprio equilibrio di forme e contenuti.