Al Giardino arriva Alan Friedman

Alan Friedman

Il Principe Fabrizio di Salina, protagonista del grande romanzo di Tomasi di Lampedusa, sintetizza mirabilmente cosa sia il gattopardismo.

Ad alcuni ufficiali della marina inglese che gli avevano domandato che cosa fossero venuti a fare in Sicilia i volontari garibaldini, rispose: “They are coming to teach us good manners, but won’t succeed, because we are gods”.

In altre parole argomentò che i Siciliani e dunque se stesso “non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che si credono perfetti”.

Il Principe di Salina ci dimostra come il gattopardismo non sia una condizione individuale, bensì una categoria universale che si ripropone sul palcoscenico della storia.

L’Italia di oggi non è al centro di una tradizionale crisi economica legata all’alternarsi dei cicli, ma attraversa una stagione di profonda decadenza che rischia di compromettere quei livelli di benessere conseguiti dalle generazioni del dopoguerra.

In tempi brevi verificheremo se continueremo ad appartenere al club degli Stati avanzati oppure scivoleremo verso una posizione più arretrata.

Il Gattopardo, che dalla Sicilia è dilagato in tutta la Penisola, assumendo quasi i tratti di una condizione antropologica degli italiani, appare essere un attitudine della classe dirigente, un atteggiamento che si sintetizza nel rinvio, nell’incapacità decennale di aggredire i problemi.

Ecco perché oggi appare decisivo uccidere il Gattopardo nelle sue molteplici facce e articolazioni tentacolari che tengono in scacco la vicenda pubblica.

L’Italia potrà cambiare solo se abbandona la vecchia mentalità del Gattopardo” scrive Alan Friedman, che ha scelto di intitolare il suo ultimo libro – ai vertici delle classifiche di vendita da alcuni mesi – proprio Ammazziamo il Gattopardo, un viaggio attraverso le ultime vicende politiche, sociali ed economiche italiane.

 

Alan Friedman sarà ospite delGiardino delle IDEE sabato 3 maggio 2014 alle ore 17.00 nella magica cornice del Teatro Vasariano di piazza Grande in Arezzo (ingresso piazza del Praticino, 8 – INFO: 0575 299352) con ingresso libero e gratuito.

Ad introdurre e moderare l’incontro Barbara Bianconi con le domande e sollecitazioni di Fabio Mugelli.

 

Crediamo che l’Italia abbia più bisogno di carattere, di sincerità, di serietà, che di intelligenza e di spirito. Non è il cervello che manca, ma si pecca perché lo si adopera per fini frivoli, volgari e bassi: per amore della notorietà e non della gloria, per il tormento del guadagno o del lusso e non dell’esistenza, per la frode voluttuosa e non per nutrire la mente” scriveva Giuseppe Prezzolini.

Dopo un secolo sembra di essere tornati ai blocchi di partenza, con nuovi gattopardi.

Ma come siamo arrivati a questo punto? – si domanda Alan Friedman – perché i nostri governanti, non solo nella politica ma nella classe dirigente in generale, non sono riusciti a cambiare e rifare il Paese?”.

Friedman prova a ricostruire con le suggestioni dei retroscena le vicende che si sono sviluppate dagli ultimi mesi del governo Berlusconi fino a oggi.

L’elemento dinamico del libro sono le conversazioni con cinque ex presidenti del Consiglio (Giuliano Amato, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema, Mario Monti) e con l’attuale premier Matteo Renzi.

La decadenza italiana viene da lontano, perché – scrive Friedman – nel corso degli anni Ottanta il debito pubblico cominciò a correre incontrollato ponendo un’ipoteca sul futuro”.

E forse ancor prima, quando con l’invenzione delle Regioni si crearono mostri di spesa e burocrazia.

Se si esclude l’epoca d’oro degli anni Cinquanta e Sessanta la storia della Repubblica è segnata da compromessi e rinvii.

L’impianto fiscale è quello tracciato dal quarto governo Rumor nel quadro della grande riforma ispirata da Bruno Visentini, fu un’innovazione e anche una semplificazione allora, oggi, però, appartiene a strutture vecchie e datate.

I mali che conosciamo e che enunciamo quasi ogni giorno, burocrazia, pressione fiscale, mancanza di meritocrazia, deficit di mercato, scarso riconoscimento del valore dell’impresa, hanno tutti una origine di tipo culturale, un sedimento che certe egemonie hanno prodotto.

La domanda chiave è ce la farà l’Italia?”, scrive Friedman, ripetendo un quesito che quotidianamente condisce sia chiacchiere da bar, sia dotte relazioni economiche.

Il tempo del rinvio è scaduto. No more tempi supplementari.