Impiantato ad Arezzo su un sessantaduenne il primo defibrillatore compatibile con la risonanza magnetica ad alta risoluzione.

Leonardo bolognese

Realizzato con successo presso l’Unità di Aritmologia Interventistica del San Donato l’impianto dell’innovativo “Iforia® 5 VRT DX”. Muoiono ogni anno per cause cardiovascolari 36 persone ogni 10.000 abitanti: di queste il 63% sono morti improvvise causate o associate ad aritmie ventricolari.

AREZZO – Storicamente risonanza magnetica (RM) e defibrillatori impiantabili non si sono mai incontrati: è stata sempre controindicata l’esecuzione di risonanza magnetica in pazienti portatori di defibrillatori, a causa del rischio di effetti dannosi, anche gravi, del campo magnetico sul dispositivo e quindi sul cuore al quale è connesso.
In Italia è tuttora vigente un decreto legge del 1991, che vieta categoricamente l’esecuzione di risonanza magnetica in pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili, quali pacemaker e defibrillatori.
Il decreto legge è tuttavia molto datato e ovviamente non puo’ tenere conto dell’enorme evoluzione tecnologica verificatasi negli ultimi anni.
L’Ospedale San Donato di Arezzo da anni è in prima linea nel trattamento dell’arresto cardiaco improvviso.
“Presso la nostra struttura – afferma Leonardo Bolognese, Direttore del dipartimento Cardiovascolare e Neuroscienze della Usl 8 – vengono eseguite oltre 450 procedure l’anno tra studi elettrofisiologici, ablazioni ed impianti pacemaker e defibrillatori, con trend in continuo aumento. All’interno della nostra attività ambulatoriale affrontiamo quotidianamente, e curiamo, aritmie cardiache e scompenso cardiaco”,
In questo contesto Arezzo ha accresciuto le sue caratteristiche grazie alla disponibilità di nuovi dispositivi, come il defibrillatore Iforia® 5 VRT DX, dispositivo certificato per la risonanza magnetica ad altissima risoluzione: in modalità Full Body Scan a 1,5 Tesla e a 3 Tesla per scansioni extratoraciche.
La morte cardiaca improvvisa è spesso causata da ritmi cardiaci patologici molto veloci (tachicardie fibrillazione ventricolare) che riducono drasticamente il flusso sanguigno e causano la morte entro pochi minuti.
La prevalenza annuale di morte per cause cardiovascolari è di 36,5 casi ogni 10.000 abitanti, di queste il 63% si stima siano morti improvvise causate o associate ad aritmie ventricolari
Il defibrillatore (ICD) fornisce una terapia istantanea molto affidabile durante tali eventi erogando al cuore impulsi elettrici ad alta energia (shock) che bloccano l’attività elettrica irregolare, cosicché il cuore possa ricominciare a battere regolarmente. Nel mondo la popolazione di pazienti che necessita dell’impianto di un defibrillatore è aumentata ad un ritmo del 10-15% l’anno circa. Nel contempo l’esigenza di sottoporsi ad una risonanza magnetica è cresciuta ad un tasso del 10% l’anno.
“Abbiamo realizzato con successo il primo impianto ad Arezzo di questo dispositivo – dichiara Pasquale Notarstefano, Responsabile dell’Aritmologia Interventistica– Questo innovativo defibrillatore è stato impiantato ad un paziente di 62 anni, affetto da cardiopatia ischemica. La novità principale sta nel fatto che con questo nuovo dispositivo non è preclusa l’effettuazione di scansioni di Risonanza Magnetica anche ad altissima risoluzione: a 3 Tesla con esclusione del distretto toracico, oltre che a scansioni a 1,5 Tesla in tutto il corpo.”
C’è grande interesse ed attenzione nel mondo sanitario, scientifico e di tecnologie biomedicali, per l’adozione presso l’ospedale aretino di questo nuovo defibrillatore.
“I dispositivi come quello in questione, noti come “RM compatibili” sono in realtà piu’ correttamente definiti dalle società scientifiche “RM conditional”, termine anglosassone – spiega ancora Notarstefano – utile a sottolineare il concetto che i pazienti che ne sono portatori possono con sicurezza sottoporsi a Risonanza Magnetica. Ovviamente a patto che venga rispettata una serie di condizioni che riguardano sia il paziente che il tipo di risonanza e il tipo di dispositivo impiantabile. La prescrizione di una risonanza magnetica a portatori di dispositivi cardiaci resta una scelta da non fare “a cuor leggero” e indiscriminatamente. Tuttavia, l’avere a disposizione dispositivi certificati dall’azienda produttrice come sicuri anche in presenza di un forte campo magnetico, è sicuramente un ulteriore passo avanti nella tecnologia, che consentirà di non escludere a priori la possibilità di eseguire questo potente esame diagnostico nei casi in cui la risonanza magnetica è necessaria e non sostituibile da altre diagnostiche”.