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Libri: ‘La storia del Milite ignoto’ raccontata come autobiografia

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Roma, 1 ott. (AdnKronos) – In libreria ‘La storia (quasi vera) del Milite ignoto’ raccontata come un’autobiografia. A firmarla, per le edizioni Donzelli, è Emilio Franzina, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Verona. Storico per mestiere, narratore per passione, l’autore cammina in queste pagine sul filo tra storia e letteratura e, attingendo a documenti del periodo 1914-18, ricostruisce in modo immaginario la biografia di un soldato morto nella Grande Guerra e mai identificato.
Mettendo insieme i pezzi di vita vissuta disseminati in una mole di lettere, autobiografie e resoconti ufficiali raccolti in anni di ricerche, lo storico compone, come in un puzzle, la storia verosimile, o quasi vera, di un combattente che il narratore provvede poi a raccontare attraversando così tutte le fasi dello sforzo bellico compiuto in quattro anni dall’Italia. Dopo aver portato più volte a casa la pelle da valoroso, il suo soldato sconosciuto muore appunto da ignoto non in battaglia, ma fuggendo il 23 ottobre 1918 da una casa di piacere per salvare una giovane ragazza, che si era innamorata di lui, da un bombardamento nemico.
Per una circostanza fortuita sarà la sua salma ad essere sepolta, tre anni più tardi, nell’Altare della Patria a emblema e memoria di tutti i caduti nell’immane conflitto. Ed è proprio da questo luogo simbolo che il Milite ignoto comincia a ripercorrere in prima persona, dopo cent’anni, la storia della sua vita.
Ma la parabola esistenziale di questo soldato è anche per altri versi del tutto originale, perché il Milite ignoto immaginato dall’autore è un italiano nato in Brasile che mai era stato, prima del 1915, in Italia. Accorso da oltreoceano allo scoppio della guerra per spirito di patria, in men che non si dica si ritrova in trincea prima sul Carso e poi sugli Altipiani.
Grazie alle sue vicende, i lettori ripercorrono ogni fase della grande guerra dalle prime linee alle retrovie e, in seguito alla sua morte, vedranno montare anche il mito postumo di cui la grandiosa coreografia sacrale e religiosa del Milite ignoto avrebbe costituito, nel 1921, il vertice.
Dal Brasile al Carso, all’Altare della Patria, e contro ogni retorica celebrativa, la chiave narrativa scelta da Franzina moltiplica sulla pagina – così come la guerra fece nella realtà – l’identità del singolo individuo che diventa, pirandellianamente, uno, nessuno e, nella fattispecie della Grande Guerra, seicentomila.