Cucina italiana nel mondo, dal Casentino parte richiesta Unesco

274

Arezzo, 21 giu. (Labitalia) – Si è conclusa ieri una tre giorni particolarmente rilevante per la cultura gastronomica del nostro Paese, dentro e fuori i suoi confini, in cui hanno preso vita pasta e pizza show, convegni, dibattiti e un grande mercato dei sapori che ha portato in Casentino alcune tra le migliori produzioni gastronomiche italiane.
Grazie alla partnership tra il Forum sulla cucina italiana nel mondo, alla sua VI edizione, e ‘Capolavori a tavola’, alla sua XVI edizione, si sono accesi i riflettori tra Stia, Poppi, Rassina e Bibbiena, in provincia di Arezzo, con un appuntamento pensato sia per appassionati, sia, soprattutto, per operatori di settore provenienti da tutto il mondo, tra cui grandi chef e pizzaioli, che hanno dato il via ad un proficuo scambio di idee, opinioni e riflessioni riguardanti la cucina italiana nel mondo, con il suo presente ed il suo futuro.
Nella giornata clou di ieri, quella conclusiva, due gli eventi di rilevanza per questa manifestazione dal respiro internazionale: l’assemblea dedicata al progetto, voluto e ideato dalla nascente Associazione Italian Cuisine in the Word, con sede in Casentino, che diventerà in futuro una Fondazione, per il riconoscimento della cucina Italia fuori dall’Italia come patrimonio immateriale dell’Unesco, e ‘Capolavori a tavola’, manifestazione gastronomica di beneficenza creata da Simone Fracassi.
Al convegno svoltosi alle Terme di Stia ‘La cucina italiana patrimonio immateriale dell’Umanità’, in cui hanno preso parte, oltre ad autorità locali, al presidente dell’associazione, Rosario Scarpato, e al vicepresidente dell’associazione, Simone Fracassi, anche esperti dell’Unesco e rappresentanti della ristorazione italiana dentro e fuori i confini, si è parlato della necessità di tutelare la cucina italiana, un settore fortemente identitario per il nostro Paese.
Il riconoscimento da parte dell’Unesco, come ha affermato Rosario Scarpato, potrebbe essere un significativo passo in avanti per far comprendere a livello mondiale l’importanza della nostra cucina, del suo rispetto e del suo essere tramandata correttamente, mantenendo così intatto e rispettando ciò che ha contribuito, e ancora contribuisce, a costruire la storia del nostro Paese.
Grazie anche al convegno che si è svolto sempre ieri alle Terme di Stia, ‘Prodotti dell’eccellenza enogastronomica italiana sui mercati esteri, quale futuro?’, si è parlato, inoltre, delle difficoltà delle esportazioni a causa di una burocrazia sempre più soffocante e di rapporti difficili tra i vari stati che non aiutano ad intraprendere un giusta crescita di mercato. Si è discorso, inoltre, sull’importanza del controllo sulla qualità di ciò, a marchio made in Italy, che arriva sulle tavole di tutto il mondo e dell’utilizzo di prodotti di eccellenza anche fuori dall’Italia, quale unica via percorribile per poter mantenere viva la nostra tradizione culinaria, senza inquinarla e stravolgerla, e diffonderla correttamente.
‘Capolavori a tavola’, evento conclusivo che si è svolto ieri sera, è stato l’appuntamento di beneficenza, creato e diretto dal noto macellaio Simone Fracassi che ha visto riunirsi nella cornice di Borgo Corsignano (Poppi), per la sua XVI edizione, 400 ospiti, 20 chef stellati, 4 pastry chef, 4 gelatieri, 4 pasticceri, 2 cioccolatieri, 8 produttori gastronomici, 8 cantine vinicole, 2 birrifici e un produttore di caffè, insieme per raccogliere fondi per l’associazione Italian Cuisine in the Word che utilizzerà per promuovere e tutelare la cucina italiana nel mondo.
L’Italian Cuisine in the Word Forum è un movimento nato nel 2011 come iniziativa di itchefs-Gvci, un network con più di 2.500 iscritti tra chef, restaurant manager, comunicatori e culinary professional legati alla ristorazione e alla gastronomia italiana in tutto il mondo. I delegati al Forum rappresentano un settore che conta oltre 80.000 ristoranti nel mondo, autentici ambasciatori permanenti della cucina italiana, che ogni giorno servono milioni di clienti che sono alla ricerca di una proposta enogastronomica autentica e di qualità.
La ristorazione italiana all’estero si pone come la vetrina più importante per la diffusione del made in Italy agro-alimentare fuori confine e di una serie di altri prodotti e servizi ad esso collegati, inclusi quelli turistici, ed è proprio per questo che è nata l’esigenza di un tal tipo di organizzazione, a sua tutela e salvaguardia.