Pedagogia e religione al centro convegno su Maria Teresa Spinelli

Roma, 3 mar. (Labitalia) – Pedagogia e religione. Questo il tema dell’incontro ‘La pedagogia di Maria Teresa Spinelli’ che si terrà sabato 11 marzo dalle 9 alle 16 presso l’Istituto Teresa Spinelli di Roma a piazza Mastai. “E’ un convegno -spiega a Labitalia Laura Patrioli, moderatrice dell’evento e responsabile del gruppo Alas di Piazza Mastai- fatto per far conoscere meglio la vita di donna il cui nome forse non è neppure conosciuto dai più. E’ un convegno su Maria Tersa Spinelli: una donna rivoluzionaria. Più di 150 anni fa Maria Teresa Spinelli ha fondato una gratuita per le bambine, quando si pensava che l’istruzione alle , ancorché piccole, fosse secondaria. Allora si pensava che le , ad esempio, dovessero svolgere funzioni che non necessitavano di istruzione. E’ un nome che comunque è diventato il simbolo di una congregazione religiosa: le Suore Agostiniane serve di Gesù e Maria che da 150 anni hanno come missione di insegnare alle bambine e poi ai ”.
“E’ un particolare convegno sulla pedagogia -sottolinea- non si vuole fare dell’accademia né tanto meno dar sfoggio di cultura. E’ un convegno fatto soprattutto di testimonianze di persone che sono cresciute con l’insegnamento delle suore fondate da Maria Teresa Spinelli. Si vuole più semplicemente mettere in risalto l’azione di una donna che quasi due secoli fa ha dato la sua vita per fornire ai strumenti per raggiungere una crescita equilibrata e finalizzata al benessere comunitario e personale”.
“Accanto alle materie tradizionali (leggere e in alcuni casi scrivere, ricamare e conoscere il catechismo) nel suo metodo di insegnamento -ricorda- troviamo anche materie totalmente innovative come la matematica, la letteratura, la sacra e quella profana, il pianoforte e in alcuni casi la lettura del latino. L’attività educativa della Spinelli si svolgeva essenzialmente a due livelli: quello della scuola comunale pubblica e quello dell’educandato”.
“Rispettava il programma -continua Laura Patrioli- delle scuole pubbliche del tempo, in particolare quello di Frosinone, dove operava, mentre nell’educandato, invece, sia per la maggior disponibilità di tempo, sia perché non era vincolata dal , la Spinelli poté allargare lo spettro del proprio insegnamento alle ‘nuove’ materie: la matematica, la letteratura, la storia sacra e quella profana, il pianoforte e in alcuni casi la lettura del latino. La Spinelli riusciva a spiegare le lezioni a una classe di cento e più alunne, eppure Teresa Spinelli era anche in grado di cogliere le difficoltà delle singole bambine. Questa stessa attenzione raccomandava alle altre insegnanti”.
“Maria Teresa Spinelli -assicura- era perfettamente consapevole del fatto che la cultura è veicolo di dignità umana e possibilità di un riscatto sociale. Per questo, nelle prescrizioni per le consorelle insegnanti insiste sulla necessità di istruire le bambine povere. Una delle grandi innovazioni didattiche di Teresa Spinelli fu quella di stabilire un orario preciso delle diverse lezioni. Inoltre, in un’epoca in cui la donna non poteva ricoprire incarichi pubblici, il ruolo di maestra elementare rivestito dalla Spinelli e da numerose ex-alunne della sua scuola ha portato la donna in una posizione sociale altrimenti difficilmente raggiungibile”.
A che serve una scuola fatta così come attualmente? Laura non ha dubbi: “Quello che manca a livello pedagogico in è una visione unitaria che offra sia sul versante personale, sia sul versante collettivo una lettura della missione della scuola che indichi una capacità di orientamento a salvaguardia della persona. Fare pedagogia vuol dire dare una risposta ai bisogni dell’uomo. Soprattutto il bisogno di far acquisire ai giovani delle competenze per potersi orientare in un mondo complesso come quello attuale”.
“A questo punto -ammette- c’è da considerare il problema di orientare le scelte che una formazione per un progetto di società o meglio di vita che dia le capacità di affrontare e risolvere le sfide sempre nuove che ci attenderanno. In pratica quelle capacità e quella sensibilità per offrire alle future generazioni strumenti per poter risolvere problemi anche quelli al momento sconosciuti e non ipotizzabili”.
“Per la formazione personale -propone- bisogna proporre mete interessanti ed utili, infatti, la scelta non può essere soltanto legata all’argomento di cosa si insegna, ma anche deve riguardare la vita dove il particolare deve collegarsi agli interessi della collettività. Il riconoscere ciò che sicuramente è alla base della formazione vuol dire proporre una pedagogia che sottolinei non solo l’attualità dei contenuti, ma anche l’importanza di ciò che più profondamente fa vibrare il cuore dell’uomo”.