Salute: solo 11% over 50 conosce maculopatia, un mese per prevenirla

Milano, 30 ott. (AdnKronos Salute) – Come sarebbe lo skyline di Milano visto con gli occhi di una persona colpita da maculopatia? Distorto e ‘sporcato’ da una macchia scura al centro, una sorta di buco nero che sembra inghiottire nuvole e grattacieli. L’immagine proposta oggi in occasione di un incontro nel capoluogo lombardo è un ‘test’ che aiuta a mettersi nei panni di uno degli 1,4 milioni di italiani che si stima soffrano di degenerazione maculare. Una malattia tanto diffusa quanto sconosciuta, secondo quanto emerge da un’indagine – la prima a livello nazionale sul tema – condotta dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro ambrosiano oftalminco (Camo) su un campione rappresentativo della popolazione over 50.
Solo l’11% riesce spontaneamente a darne una definizione precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali. E la maggior parte del campione (74%) non sa che basta un semplice esame oculistico (Oct), oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. Eppure dai dati epidemiologici emerge la gravità di quella che nei Paesi industrializzati rappresenta la principale causa di perdita irreversibile della visione centrale dopo i 55 anni. C’è la degenerazione maculare, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, all’origine del 41% dei casi di cecità legale. E la situazione non può che peggiorare visto che, come spiegano gli esperti, l’incidenza della malattia cresce di pari passo con l’allungamento della vita media (solo negli Usa si prevede che entro il 2050 le persone colpite possano salire dagli 11 milioni attuali a 22).
“Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti, è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”, avverte Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Alla luce dei dati emersi dall’indagine presentata oggi, il Camo ha deciso di passare all’azione, lanciando l’iniziativa di una campagna di prevenzione, in collaborazione con l’ospedale San Raffaele e con il patrocinio del ministero della Salute: un mese di visite gratuite in 15 centri di eccellenza del Paese per diagnosticare la patologia. “Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia – sottolinea Lucio Buratto, direttore scientifico del Camo – abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista”.
L’indagine è stata condotta tra l’11 e il 16 settembre 2017 su 600 persone e dà voce anche a chi soffre di degenerazione maculare, ovvero oltre il 5,3% della popolazione over 50. Rispetto al totale campione, le persone affette dalla patologia risultano essere in prevalenza donne, provenienti dal Nord Ovest, e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni. E’ emersa inoltre una correlazione fra la degenerazione maculare e altre patologie o abitudini di vita scorrette: chi ne soffre è per esempio maggiormente affetto da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione over 50 (11%), ha subito o deve subire interventi di cataratta (35% contro 13%) o soffre di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori (31%) che nel resto del campione (23%).
La percentuale di chi riesce a dare spontaneamente una definizione più precisa della degenerazione maculare è bassa (29%) anche fra le persone che la sperimentano sulla propria pelle. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Nella popolazione generale il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di chi ne ha sentito parlare tramite i media tradizionali.
Una forte differenza tra i due campioni si rileva sull’individuazione di sintomi e cause. Se infatti il 25% del totale ricorda le corrette cause (fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e ipertensione) e il 20% cita almeno un sintomo corretto (in primis la perdita della capacità visiva), le percentuali salgono rispettivamente all’81% e al 75% per gli affetti dalla patologia. Ma la principale divergenza è sulla percezione della gravità: da 1 a 10, i sofferenti la giudicano in media all’8,7 (e il 54% indica un voto tra 9 e 10), laddove gli over 50 italiani – assegnando in media un 7 – ancora una volta sottovalutano un potenziale nemico dei loro occhi.