Un anno dopo il terremoto l’Umbria racconta ‘Storie di persone di una terra coraggiosa’

Roma, 30 ott. (Labitalia) – A un anno dall’imponente sequenza sismica che ha raggiunto il suo apice alle 7,40 del 30 ottobre con un terremoto di magnitudo 6,5, la Regione Umbria ha scelto di ricordare l’evento italiano più forte dopo quello dell’Irpinia nel 1980 attraverso una pubblicazione di testimonianze e racconti inediti, dal titolo ‘Samuel ha un anno. E una casa. Storie di persone di una terra coraggiosa’.
L’introduzione del libro è stata affidata alle parole di Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria: “Dedico questo intervento alla mia Umbria e ad una regione che ha saputo rimboccarsi le maniche per superare il dolore e le difficoltà, guardando tenacemente avanti”.
“In questo anno – ricorda – istituzioni e cittadini hanno lavorato intensamente, insieme, per chiudere la fase dell’emergenza e avviare la ricostruzione materiale e sociale delle comunità coinvolte, seguendo un percorso comune e condiviso che ha avuto come principale obiettivo quello di non recidere il legame con i luoghi di origine, luoghi in cui si vive e si lavora, luoghi straordinari che costituiscono il patrimonio di questa terra e che ne testimoniano l’identità”.
E così nelle pagine si raccontano le storie: dal deposito del Santo Chiodo, a Spoleto, dove si custodiscono e rinascono i 5.400 bancali affinché non sia persa l’identità culturale del luogo, ai giovanissimi volontari europei che sono arrivati a Norcia per ricostruirla. Dai racconti di alcuni inarrestabili allevatori locali al lavoro incessante degli insegnanti nelle scuole terremotate, fino all’incredibile storia di Pamela, Massimiliano, e Samuel, nato il 24 agosto del 2016, a mezzanotte e cinquanta, mentre la loro casa veniva distrutta dal sisma. Oggi, grazie ai tempi record per le sistemazioni di urgenza, ne hanno una nuova.
“E infatti – sottolinea la presidente – la cornice in cui ci siamo mossi è stata chiara sin da subito: garantire nella fase dell’emergenza un alloggio, vicino al luogo di residenza, a chi non poteva rientrare nella propria casa, ripristinare i centri di aggregazione, a cominciare dalle scuole e dai luoghi di culto, dare ricovero agli animali, sostenere le attività produttive, ricettive, turistiche, agricole per aiutare la ripresa economica del territorio, mettere in salvo e in sicurezza, accanto agli edifici, anche quei beni culturali, mobili e immobili, che rappresentano la straordinaria ricchezza di questa terra”.
“Un cammino che è durato dodici mesi, da cui non abbiamo mai derogato, e che abbiamo compiuto con la ferma volontà di mantenere salde le radici comuni per poter ripartire come prima e meglio di prima”, conclude.