Banche venete: stessi reati ma strade diverse, ‘anomalie’ dei due processi/Adnkronos

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Milano, 9 feb. (AdnKronos) – La giustizia è uguale per tutti, o forse no se ci si trova nei panni degli ex azionisti di Veneto Banco e Banca Popolare di Vicenza. Le vicende per i due istituti di credito sono simili, se si guarda al codice penale, ma nelle aule di giustizia il destino per le vittime del crac finanziario, circa 200mila gli ex soci, sembra aver preso strade diverse. E con esiti contrastanti per chi – circa 9.500 le parti civili presenti nei due procedimenti – ha investito con lo stesso rischio. L’ultimo ‘paradosso’ è quello dei due giudici che si sono espressi in modo opposto sullo stesso decreto e su chi possa essere chiamata a farsi carico dei danni eventualmente riconosciuti.
“Ma è solo l’ultima anomalia”, a sentire i tanti avvocati presenti, “di una vicenda che mostra tutte le storture della giustizia”. La prima differenza è la sede in cui si celebra l’udienza preliminare: a Vicenza per la banca allora guidata da Gianni Zonin, ‘in trasferta’ a Roma per l’istituto con sede a Montebelluna.
In quest’ultimo caso a rispondere, a vario titolo, di ostacolo alle attività di vigilanza e aggiotaggio, ci sono diversi ex responsabili a partire dall’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, finito agli arresti domiciliari nelle fasi iniziali dell’inchiesta, ma non Veneto Banca. La tesi accusatoria è che a beneficiare dei presunti illeciti per evitare il fallimento – le azioni sarebbero state cedute ai clienti in cambio di finanziamenti concessi a questo scopo – sarebbero stati i soli vertici. A Consoli e altri ex manager sono stati sequestri beni per 45 milioni di euro, l’istituto di credito non risulta indagato.