Bioshopper per l’ortofrutta, un anno di polemiche

Roma, 18 dic.- (AdnKronos) – Una “tassa occulta” per i cittadini per fare un favore ad un’amica di Renzi, allora ancora presidente del consiglio. Erano più o meno questi gli argomenti montati dalla polemica di inizio anno relativi all’obbligo, a partire dal primo gennaio, di utilizzare bioshopper a pagamento per frutta e verdura. L’obbligo introdotto dal ‘decreto mezzogiorno’ per recepire una direttiva dell’Unione europea in tema di materiali di imballaggio, nasce con l’intento di contrastare l’inquinamento ambientale e il problema delle microplastiche nei nostri mari.
A far discutere il costo dei sacchetti di circa 2 centesimi addebitati al consumatore. L’argomento è stato per giorni al centro del dibattito mediatico, dai giornali ai social network, con la rete che si è sbizzarrita anche con soluzioni fantasiose per boicottare l’iniziativa. In quei giorni, infatti, abbiamo assistito a foto di etichette applicate direttamente su arance, banane e mele, sottovalutando che il costo dello shopper viene addebitato direttamente su ogni etichetta.
La polemica però ha preso anche una piega politica, arrivando ad ipotizzare favori personali, da parte di Matteo Renzi, a Catia Bastioli, amministratore delegato Novamont, azienda produttrice del Mater Bi. A far scattare la scintilla che ha infiammato i liberi oratori dei social è stata la partecipazione della Bastioli a un’edizione della Leopolda di Matteo Renzi. Non solo: giusto un anno fa, l’ex premier con il suo treno ‘Destinazione Italia’ ha fatto tappapa Novara per far visita alla sede dell’azienda chimica che sviluppa prodotti biodegradabili. Senza contare poi che la Bastioli, è stata nominata presidente di Terna proprio dall’ex sindaco di Firenze.
E così sui social il nuovo obbligo per gli shopper destinati all’ortofrutta, ha scatenato tweet come: “Hai un’azienda con 30 milioni di perdite? Non c’è problema: vai alla Leopolda, diventi amica di Renzi, il Pd approva una legge che fa diventare a pagamento i sacchetti che produci. Et voilà, ritorni in utile”. E ancora: “E con i sacchetti a pagamento dal primo gennaio cosa si è inaugurata la giornata mondiale dell’azienda ‘amica’ di Renzi?”
Nel ‘dibattito’ ci hanno sguazzato anche esponenti politici, già in piena campagna elettorale. In quei giorni, su facebook Paola Taverna, esponente del M5s, oggi vicepresidente del Senato, scriveva: “chi pagherà la campagna elettorale del Pd? La Novamont, azienda leader nella produzione di materiale per i sacchetti bio, deterrebbe l’80% del mercato. Con un consumo di 20 miliardi di sacchetti l’anno, al costo di 2 centesimi l’uno, si prevede un business da 400milioni di euro l’anno. Il bello è che il 15 novembre Renzi con il suo trenino è andato proprio alla Novamont e dopo aver incontrato i dirigenti a porte chiuse, appena uscito ai giornalisti ha detto: ‘Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana’. Detto Fatto. A voi i commenti!”.
Si è andati avanti così per giorni, senza contare che la Novamont produce la materia prima e non gli shopper, mentre il settore in Italia conta 153 realtà. La polemica però si è piano piano sgonfiata con gli italiani che hanno iniziato a prendere confidenza con il nuovo obbligo di legge.
A riaccendere l’attenzione sull’argomento è stata la visita ai primi di novembre di Beppe Grillo all’impianto della Novamont di Bottrighe, in provincia di Adria, primo al mondo nella produzione di biobutandiolo (BDO), intermediario chimico finora ottenuto industrialmente solo da fonti fossili.
Una realtà che Grillo, definisce sul suo blog, “un’eccellenza italiana che deve essere valorizzata e conosciuta da tutti, perché il rispetto per l’ambiente e il futuro dei nostri figli deve essere sempre al primo posto per tutti noi”. L’esempio dell’azienda di Bottrighe secondo Grillo, “è un tassello di un sistema di impianti primi al mondo, un vero esempio di economia circolare”.
Da imprenditrice ‘amica di Renzi’ a leader visionaria, dunque? La risposta di Renzi, non si è fatta certo attendere che sui social scrive: “se fossero civili i Cinque Stelle oggi si scuserebbero con Catia, con me e con tutti gli italiani. Quell’azienda non era l’azienda di una mia amica: quell’azienda è un’eccellenza italiana”.
Ma come nasce la visita di Beppe Grillo all’impianto di Bottrighe? Di certo non per un rapporto diretto con l’ad di Novamont. L’invito al leader dei Cinque stelle è arrivato da Gunter Pauli, teorico della “Blue Economy”, modello economico ispirato alla natura e agli ecosistemi, nonché presidente Novamont. I due, infatti, si conoscono e Pauli, con il tempo, è riuscito a convincere Grillo dell’eccellenza tutta italiana dell’azienda di Novara.
La Bastioli, dunque, non c’entra come non c’entrava l’ipotetica amicizia con Renzi a giustificare la sua presenza alla Leopolda di Firenze. L’ad di Novamont, è un’imprenditrice che crede nella rivoluzione della chimica verde, guardando a processi produttivi ‘circolari’ in grado di minimizzare i costi e gli sprechi attraverso il recupero degli scarti.
Il modello di bioraffinerie integrate con i territori portato avanti da Novamont è un esempio virtuoso di economia circolare che, in questi anni, sta facendo scuola, attraverso il racconto del suo amministratore delegato, in tutte le sedi, nazionali e internazionali, Leopolda compresa.
Uno sforzo che l’azienda si sta facendo carico senza alcun soldo pubblico, come Catia Bastioli, ha ricordato anche ad ottobre in occasione dell’inaugurazione dell’impianto Mater Biopolymer di Patrica, che nasce dalla riconversione di un ex impianto dedicato alla produzione di Pet. “Questo impianto è stato fatto senza un solo euro di supporto. Noi continuiamo ad investire” e tutti gli utili della azienda, specifica l’ad, “li rimettiamo al 100% in nuovi impianti, nuovi investimenti, nuove persone e nuova ricerca”, con buona pace di tutte le polemiche.