Disabili: pochi aiuti e servizi per 4 mln di persone, oltre un terzo vive solo

Roma, 30 nov. (AdnKronos Salute) – Sono circa 4 milioni e 360 mila le persone che in Italia vivono in condizioni di disabilità. Di queste, oltre un terzo vive solo, e tra gli ultra 65enni la quota sale al 42,4%. Dati “preoccupanti” che “palesano una diffusa condizione di vulnerabilità, scarsi servizi e poche risorse”, e un sistema di welfare che destina a queste persone meno risorse in confronto ai Paesi guida nella Ue. A tracciare un quadro “non proprio consolante” sulle condizioni di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che opera all’interno di Vithali, spin-off dell’università Cattolica di Roma.
Alla vigilia della Giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalla Commissione europea in accordo con le Nazione Unite che si celebra lunedì 3 dicembre, gli esperti sottolineano come il problema più grave per queste persone è “la perdita di autonomia”: tra gli ultra 75enni, una persona su cinque ha gravi difficoltà in almeno una attività quotidiana, una persona ultra 50enne su dieci non è autonoma nell’uso del telefono, nel prendere le medicine o gestire le proprie risorse economiche. Oltre un quarto non è in grado di prepararsi i pasti, fare la spesa o svolgere le attività domestiche.
Quasi un quarto delle persone con disabilità che vive in Italia ha gravi problemi di mobilità, non riesce a camminare o a salire le scale, il 5,3% non riesce a sentire e il 6,6% non vede. Queste gravi limitazioni sono spesso acuite da precarie condizioni psicologiche, come testimonia il fatto che oltre l’8,5% di queste persone soffre di un disturbo depressivo grave.
Nell’ambito del sistema di welfare, per la funzione di spesa destinata alla disabilità l’Italia nel 2016 ha speso circa 28 miliardi di euro, il 5,8% del totale della spesa per la protezione sociale. La media europea – sottolineano dalla Cattolica – è fissata al 7,3%.
La spesa pro capite, a parità di potere di acquisto, nel nostro Paese è di 457 euro annui, che ci colloca a metà della graduatoria dei Paesi dell’Ue, dopo quelli del Nord-Europa. Il modello di welfare italiano – osservano gli esperti – si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici, quasi tutte pensioni, piuttosto che sui servizi: su 28 miliardi di spesa quasi 27 miliardi sono trasferimenti monetari, pari al 96,4% della spesa totale. Nei principali Paesi europei la quota di trasferimenti si attesta al 71,2%.
Sono principalmente i trasferimenti pensionistici a sostenere queste persone: nel 2016 il reddito medio di un pensionato con disabilità è pari a 15 mila euro lordi, sale a 19 mila euro per le persone ultra 65enni. Gli importo medi più elevati si riscontrano nel Centro-Nord (oltre 16 mila euro annui), poco più di 13 mila euro la pensione lorda per una persona con disabilità nel Mezzogiorno.
Le difficoltà che incontrano le persone con disabilità sono testimoniate dal fatto che il 22,7% degli adulti (14-64 anni) lamenta un supporto sociale debole, quota che scende al 20,2% tra gli anziani. Il supporto per gli anziani è più carente nelle regioni del Centro e nelle città densamente popolate, nelle quali la percentuale con sostegno debole si attesta, rispettivamente, al 19,2% e al 20,2%.
Gli anziani con difficoltà nelle attività di vita quotidiana (il 58%) sono quelli ad aver bisogno di maggiori aiuti: il 5% non ne riceve alcuno. Il bisogno di aiuti si attesta al 49% tra coloro che hanno gravi difficoltà nel preparare pasti, fare la spesa o gestire le proprie risorse economiche, il 16% non riceve alcun aiuto. Maggiore bisogno si riscontra per gli anziani con grado di istruzione e livelli di reddito più bassi. Il 28% delle famiglie ha dovuto pagare una persona per assistere un anziano con limitazioni gravi, dato che sale a un terzo per quelle del Nord. Nelle famiglie senza anziani gravi, la percentuale scende a meno del 6%.
“L’auspicio è che la politica prenda coscienza al più presto del fatto che è opportuno rivedere il modello di welfare italiano, modificare l’organizzazione e l’allocazione delle risorse tra sanità, assistenza e previdenza, poiché lo scenario appena descritto è destinato a peggiorare – sostiene Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – Infatti le proiezioni per il 2028 indicano che, tra gli ultra 65enni, le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi saranno circa 1,6 milioni (100 mila in più rispetto a oggi), mentre quelle con problemi di autonomia (preparare i pasti, gestire le medicine e le attività domestiche ecc.) arriveranno a 4,7 milioni (700 mila in più)”.