Elezioni: studio Luiss, crollo sinistra, la seconda più debole in Europa

Roma, 5 mar. (AdnKronos) – La sinistra italiana mai prima d’ora aveva ottenuto una quota di voti così limitata, sia in termini tradizionali (partiti socialisti, comunisti e loro epigoni), sia in termini di blocco politico (comprendente tutti gli alleati che nella Seconda Repubblica hanno formato le coalizioni elettorali del centrosinistra). Lo rileva uno studio del Centro italiano studi elettorali della Luiss.
Il blocco di centrosinistra ottiene appena il 26,1% dei voti, peggiorando di quasi 5 punti il bottino del 2013, quando si fermò al 30,9% (che già era il record negativo dal 1994). Per quanto riguarda invece il sottoinsieme dei partiti eredi della tradizione social-comunista (Pd, Liberi e Uguali e Potere al Popolo nel 2018), questi si fermano al 23,5%, scendendo ulteriormente rispetto al 2013 e pareggiando il peggior risultato della storia, quello del 2001. Si tratta di percentuali di voto molto distanti da quelle registrate ad esempio negli anni ’70, quando la sinistra si fermava appena al di sotto della maggioranza assoluta dei voti (48,9% nel 1976).
Allargando lo sguardo ai Paesi dell’Europa occidentale, il risultato appare ancor più negativo. La sinistra italiana infatti è oggi la seconda più debole dell’Europa occidentale, dopo la Francia, dove alle legislative del giugno 2017 il Partito socialista è crollato. Curiosamente, i Paesi dove oggi la sinistra è più forte sono quelli del Sud Europa, cioè Grecia, Malta, Portogallo e Spagna. L’Italia, che pure fa parte di quest’area geopolitica, mostra dati in totale controtendenza.