In calo lamentele su errori medici, in aumento quelle su cattive condizioni strutture

Roma, 11 dic. (AdnKronos Salute) – Costi in aumento e liste d’attesa rendono sempre più una ‘missione impossibile’ diagnosi e cure con il Ssn. Sono aumentate le segnalazioni di cittadini che denunciano di non poter accedere ai servizi : nel 2017 si tratta di oltre un cittadino su tre (37,3%) fra quelli che si sono rivolti a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, il 6% in più rispetto all’anno precedente. Le liste di attesa, soprattutto per esami come mammografie, risonanze e Tac, e i costi a carico dei cittadini, in particolar modo per ticket, e prestazioni in intramoenia, restano le “note dolenti” per curarsi nel nostro Paese.
Si attendono, infatti, in media 15 mesi per una cataratta, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio. Non solo. In aumento anche le problematiche legate all’assistenza territoriale, in particolare quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri. Circa il 15% dei cittadini segnala carenze, come il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).
Diminuiscono invece le segnalazioni di presunti errori medici e i disagi legati al riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap. A fare il quadro della sanità italiana vista dai cittadini è il XXI Rapporto Pit Salute, dal titolo ‘Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco’, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionante di Fnopi, Fnomceo e Fofi. Ben 20.163 le segnalazioni analizzate, arrivate fra gennaio e dicembre 2017.
Come già emerso negli anni precedenti, il rapporto conferma il calo delle segnalazioni di presunti errori nella pratica medica ed assistenziale: nel 2017 si arriva al 9,8% rispetto al 13,3% del 2016. Per circa il 46% si tratta di presunti errori di diagnosi e terapie. Per la diagnosi le prime tre aree segnalate sono quelle dell’oncologia (20,5%), dell’ortopedia (15,8%) e della ginecologia e ostetricia (11,7%); per gli errori terapeutici prima è ortopedia (21%), seguita da chirurgia generale (13,5%) e ginecologia ed ostetricia (11,5%).
“Preoccupa”, evidenzia il Tdm, “l’incremento di segnalazioni sulle cattive condizioni delle strutture che salgono dal 30,4% al 33,4%. In particolare, i cittadini denunciano macchinari obsoleti o rotti, ambienti fatiscenti, scarsa igiene nei bagni o negli spazi comuni. Un trend in aumento negli anni è quello relativo alle infezioni contratte in ambiente sanitario (4,9%)”.
Le segnalazioni su assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria rappresentano il 9% del totale. In particolare, sul fronte dell’assistenza ospedaliera che raccoglie l’86% delle lamentale, i cittadini denunciano le carenze della rete di emergenza-urgenza, per le lunghe attese al (44,4%), la scarsa trasparenza nell’assegnazione del triage (36,2%), e la richiesta di ticket (9,1%). Seconda voce è quella della mobilità sanitaria (14%), dove le persone incontrano problemi relativi ai rimborsi spesa per le cure fuori regione o in altri Paesi europei o anche la mancata autorizzazione da parte della Asl.
Infine, il capitolo farmaci. Si attestano al 3,4% i contatti su problemi nell’accesso ai medicinali. In testa le difficoltà per ottenere i farmaci innovativi per l’epatite C (30,4%, ma in netto calo rispetto al 44,4% del 2016); seguono, in aumento, le segnalazioni per medicinali non disponibili (28,2%) e quelle riguardanti la spesa privata (20,4%), compresa quella per i farmaci regolati da nota limitativa (6,4%). Difficoltà in aumento anche per i farmaci con piano terapeutico (5,4%) e off label (4,6%).
Le aree cliniche più interessate dai problemi di accesso ai farmaci sono l’epatologia (28,2%), l’oncologia (10,7%), l’oculistica (10,6%) e la neurologia (9,8%).