L’apertura del dormitorio arriva, ancora una volta, in ritardo

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Le Acli ritenevano necessario anticipare il servizio di accoglienza prima dell’arrivo del vero freddo

L’apertura del dormitorio avverrà, ancora una volta, in ritardo rispetto all’arrivo del vero freddo. A sostenerlo sono le Acli di Arezzo che avevano avanzato l’esigenza di anticipare l’accoglienza almeno dai primi giorni di novembre per fornire un più prolungato supporto alle esigenze dei senzatetto, chiedendo all’amministrazione di dimostrare la volontà di potenziare il servizio rispetto all’anno precedente. Pur non condividendola, l’associazione prende atto della dichiarazione dell’assessore di non farne un luogo aperto per 365 giorni all’anno, ma ritiene comunque doveroso prevederne un’attivazione più ampia rispetto ai soli quattro mesi tra dicembre e aprile per andare a prevenire futuri fatti drammatici legati al freddo e per fornire una risposta concreta a problematiche abitative, di povertà e di solitudine che non si limitano ai soli mesi emergenziali.

Pur ringraziando i volontari, l’associazione invita l’amministrazione ad assumere personale stabile

Rivolgendo il proprio plauso a coloro che volontariamente e gratuitamente hanno scelto di dedicare il proprio tempo e le proprie notti al dormitorio, le Acli invitano l’amministrazione a stanziareulteriori risorse per dotarlo anche di personale preparato,maggiormente pronto a rispondere ai bisogni degli ospiti e capace di monitorarne eventuali percorsi di recupero e di reinserimento. La presenza dei volontari appare al momento come un requisito essenziale e vitale per la struttura, dunque un investimento in risorse umane da affiancargli potrebbe rappresentare il primo passo per consolidarla e per iniziare a progettarne un più alto numero di mesi diapertura. «Occorre maturare una maggiore sensibilità verso le persone in difficoltà e in povertà – commenta Stefano Mannelli, presidente delle Acli di Arezzo, – crescendo umanamente e diventandpiù capaci di leggerle problematiche sociali. Arezzo non può e non deve essere soltanto la città del Natale con i suoi mercatini e la sua ruota panoramica: lo spirito cristiano è fattanche da tutte quelle attenzioni che siamo in grado di mettere in campo verso i più sfortunati e i più bisognosi».