Nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze: La Grande Guerra lontano dal fronte, il caso di Arezzo

Conferenza di Salvatore Mannino

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Nuovo appuntamento, martedì 27 novembre, del ciclo di conferenze “La Grande Guerra lontano dal fronte, il caso di Arezzo, organizzato dalla Società storica aretina, con il patrocinio del Comune di Arezzo, in occasione del primo centenario della fine della Prima guerra mondiale. Alle ore 17,30, all’Auditorium Ducci di via Cesalpino, Salvatore Mannino parlerà sul temaLa contradditoria eredità politica e sociale del conflitto.

La fine della Grande Guerra lascia anche ad Arezzo un’eredità contraddittoria. Da un lato, la soddisfazione, per una parte almeno della società civile e del sistema politico, per il successo nella più grande sfida affrontata dallo Stato unitario nel suo mezzo secolo di esistenza. Dall’altro, la crisi indotta nel regime liberale e ancora censitario, che governa la provincia come il resto del Paese, dall’ingresso impetuoso delle masse mobilitate dal conflitto. È una cesura fondamentale, quella della guerra, che apre una stagione di grave instabilità politica e sociale, concretizzatasi prima nel biennio rosso 1919-1920, con la fortissima avanzata del partito socialista e dei ceti popolari che in esso si riconoscono, tentati dalla rivoluzione impossibile del Fare come in Russia, poi, dal 1921, dalla contromobilitazione dei ceti medi, che si conclude con il crollo del regime liberale e l’avvento del fascismo.

Salvatore Mannino, giornalista con la passione della storia contemporanea, anche aretina, è vicecapo della redazione locale de La Nazione. Si è laureato in Scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze, indirizzo storico-politico, con una tesi sulle origini del fascismo ad Arezzo, che è stata poi pubblicata in volume nel 2004. È anche autore di un libro, La domenica di sangue, edito dal Mulino, che si occupa di uno degli episodi più truci della guerra civile strisciante che caratterizza l’avvento del fascismo ad Arezzo, i fatti di Renzino del 17 aprile 1921. Ha anche scritto il libro “La giustizia divisa” sulle stragi di Civitella e di San Polo, oltre ad innumerevoli articoli con taglio storico.

Curato da Luca Berti, il ciclo di conferenze, iniziato ai primi di ottobre, si occupa del grande sforzo logistico che accompagnò in tutta la Penisola la guerra combattuta fra il 1915 e il 1918 nel Friuli e nel Veneto. La guerra finì con il coronare il processo di unificazione nazionale, ma dopo la “rotta di Caporetto” rischiò di mettere a repentaglio la tenuta del giovane Stato nazionale. L’approfondimento del “caso di Arezzo” si propone di mettere in luce le drammatiche vicende che precedettero, accompagnarono e seguirono il conflitto e le epocali ripercussioni che l’evento ebbe sulla comunità locale, sotto il profilo sociale e politico.

La conferenza conclusiva, “Due aretini al fronte con la macchina fotografica”, è in programma il 4 dicembre e sarà tenuta da Piermario Bevivino. Come di consueto, gli incontri in programma all’Auditorium Ducci sono ad ingresso libero, con dibattito finale aperto a tutti.