Ricerca: calcoli più facili a suon di pioggia o musica, studio italiano

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Roma, 22 feb. (AdnKronos Salute) – Cosa hanno in comune il rumore della pioggia e il ritmo allegro di una sinfonia di Beethoven? Entrambi stimolano la concentrazione e l’abilità aritmetica, soprattutto nelle persone estroverse. A rivelarlo è uno studio del Dipartimento di Psicologia dell’università di Milano-Bicocca, pubblicato su ‘Plos One’. Quando si è alle prese con la matematica, dice quindi la scienza, il silenzio può non essere d’oro.
Il lavoro, condotto da un team coordinato dalla neuroscienziata Alice Mado Proverbio, ha coinvolto 50 studenti provenienti da corsi umanistici e scientifici (25 donne e 25 uomini, dei quali 25 introversi e 25 estroversi). I ricercatori hanno analizzato l’influenza di diversi tipi di ascolto musicale (brano agitante, gioioso o rilassante), rispetto ai suoni della natura (come lo scrosciare della pioggia o le onde dell’oceano) e rispetto al silenzio, sulla capacità degli studenti di eseguire a mente delle operazioni aritmetiche. I due gruppi, oltre che per la socievolezza, differivano anche per la maggiore o minore riflessività e capacità di concentrazione.
Agli studenti, seduti di fronte a uno schermo con indosso una cuffia, sono state presentate 180 operazioni aritmetiche (una ogni 3 secondi: 1,5 secondi per leggere l’operazione e 1,5 per decidere se il risultato proposto fosse giusto o sbagliato). Le operazioni potevano essere divisioni, moltiplicazioni, sottrazioni o addizioni, facili (ad esempio: 98-98) oppure difficili (910/130; 1862/318).
Ed ecco i risultati dell’esperimento. Il silenzio è risultato “dannoso” quando i partecipanti dovevano risolvere operazioni aritmetiche difficili: la percentuale di risposte corrette è stata inferiore e i tempi di risposta più lenti, rispetto a quando ascoltavano musica o la pioggia. Per i ricercatori “questo dato indica che il beneficio della stimolazione uditiva non dipendeva dal carattere musicale dei suoni (‘effetto Mozart’), ma da un aumentato livello di attivazione cerebrale e concentrazione attentiva indotto dalla stimolazione uditiva” stessa.
E’ emerso inoltre che gli introversi erano sempre più veloci degli estroversi nella risoluzione dei calcoli aritmetici. E che mentre il sottofondo sonoro non influiva sulla capacità di risolvere operazioni facili, gli estroversi ne erano notevolmente influenzati durante la risoluzione di calcoli difficili: la velocità di risposta aumentava durante l’ascolto dello scrosciare della pioggia (804 millisecondi), oppure di musica agitante o gioiosa (848 ms), rispetto alla condizione di silenzio (922 ms). Quanto agli introversi, la musica agitante era associata a tempi di risposta ancora più rapidi (795 ms) rispetto al silenzio (888 ms). “Questa differenza di gruppo – commentano gli autori – dipende dal fatto che gli introversi hanno livelli di attivazione cerebrale e reattività sensoriale maggiore degli estroversi e quindi trarrebbero meno benefici dagli stimoli uditivi di sottofondo. La prestazione era comunque migliore per tutti durante l’ascolto della pioggia o della musica”.
“Questo fenomeno – afferma Mado Proverbio – è dovuto al fatto che le oscillazioni del ritmo di fondo dell’elettroencefalogramma (Eeg) possono sincronizzarsi con la frequenza della stimolazione uditiva, aumentando in frequenza per stimolazioni a ritmo rapido e diminuendo per stimolazioni a ritmo lento, come la ninna nanna o altre musiche rilassanti o meditative”. E “tanto più è elevata la frequenza dell’Eeg, tanto più siamo svegli, reattivi e concentrati”.