Salute: diabetologi, sì alla Sugar Tax in Italia, proventi per prevenzione

Roma, 16 ott. (AdnKronos Salute) – Sì dei diabetologi all’introduzione in Italia della Sugar Tax, una ‘tassa sugli zuccheri’ per contrastare l’epidemia di obesità, cui spesso è associato anche il diabete di tipo 2. “Diventa impossibile per una società scientifica che si occupa di diabete – afferma Francesco Purrello, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid) – non allargare il campo d’azione e di allerta anche al fenomeno obesità perché queste due pandemie sono, come visto, strettamente interconnesse una con l’altra. La prevenzione poi rappresenta una priorità assoluta per la Sid”.
A parlare sono i numeri: secondo i dati dell’ultimo rapporto Osservasalute (2017), in Italia tra la popolazione adulta la prevalenza di diabete è pari al 6,3%, ma tra gli obesi si arriva al 15%. Nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, i soggetti con diabete di tipo 2 e obesità sono il 12%, ma si arriva addirittura al 30,1% tra gli ‘over 75’. E la relazione pericolosa tra obesità e diabete dà il peggio di sé tra il sesso femminile; se infatti tra i maschi la prevalenza di diabete passa dal 6,4% della popolazione generale al 13,9% per gli obesi, tra le donne si passa rispettivamente dal 6,2% al 16,1%. Ancora più preoccupanti, sono i dati relativi ai bambini. I dati del sistema di sorveglianza Okkio alla salute rivelano che un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni è obeso, mentre il 21% è in sovrappeso, con un importante gradiente nord-sud.
“Di fronte a queste statistiche – prosegue Purrello – non si può restare a guardare. Bisogna intervenire in maniera proattiva. E la lettera aperta al ministero della Salute per l’introduzione della Sugar Tax, promossa dal ‘Fatto alimentare’, alla quale anche la Società italiana di diabetologia ha dato la sua adesione, rappresenta un esempio concreto di questa volontà di voltare pagina, verso uno stile di vita più salutare”. Ma perché la Sugar Tax abbia successo “è necessaria inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano i vari campi della prevenzione, dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica”, avverte.
Nel mondo, ricorda la Sid, sono ormai molti i Paesi che hanno applicato la Sugar Tax, ultima in ordine di tempo (aprile 2018) la Gran Bretagna che ha proposto una tassazione incrementale al di sopra di un contenuto di 5 grammi di zucchero per 100 ml di bibita (la tassa è di circa 0,20 € per le bevande con 5-8 grammi di zucchero/100 ml e sale a 0,27 € per quelle con un contenuto superiore a 8 grammi/100 ml). In questo caso, dunque, l’obiettivo della legge è duplice: da una parte far ridurre il consumo, dall’altra incentivare le industrie produttrici a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande.
“Questa rappresenta una soluzione molto interessante – commenta Purrello – anche se come medici dobbiamo ribadire il concetto che l’acqua resta sempre la bevanda più salutare. Non sappiamo – conclude il presidente della Sid – se questa petizione trasversale per l’introduzione della Sugar Tax in Italia andrà in porto e, se si, con quali modalità. Quel che è certo – sottolinea – è che come società scientifica chiediamo fin da adesso che gli eventuali proventi derivanti da questa tassazione vengano reinvestiti in misure di prevenzione”.
“Quanto alla valutazione dei risultati di iniziative come la Sugar Tax non ha senso tentare di tracciare un bilancio a distanza di appena qualche anno perché le ricadute sugli obiettivi di salute diventano apprezzabili nel lungo periodo, ma lasciano poi un’eredità positiva e duratura sulle generazioni future”, conclude.