Casentino, turismo e servizi fanno crescere il sistema impresa

In dieci anni la vallata ha visto aumentare il numero delle imprese di 76 unità (dalle 3.313 del 2009 alle 3.389 del terzo trimestre 2019) ma solo grazie alla crescita delle attività di alloggio e ristorazione (+52), di quelle immobiliari (+28), di agenzie di viaggio, noleggio e altri servizi al turista (+21) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+18). In perdita quasi tutti gli altri settori, soprattutto nell’agricoltura (-61). Nel terziario, dati negativi per commercio (-4) e servizi di informazione e comunicazione (-10). Il commento del presidente Adelmo Baracchi: “pericoloso arretramento della rete distributiva di vicinato, corriamo ai ripari”. “In Italia scomparsi 64mila negozi in dieci anni”, dice la vicedirettrice della Confcommercio Catiuscia Fei. La richiesta agli amministratori: “più risorse per il territorio”. Puntare sul miglioramento di infrastrutture e accoglienza anche per far volare il turismo.


“Il sistema imprenditoriale casentinese regge, ma è merito soprattutto di turismo e servizi, che fanno registrare numeri positivi e compensano così le perdite di altri settori. Per questo chiediamo più attenzione a questi comparti, per molti versi ancora sottovalutati”. Lo dice il presidente della delegazione Confcommercio del Casentino Adelmo Baracchi presentando un’indagine condotta dall’ufficio studi dell’associazione di categoria sui dati registrati in Camera di Commercio.

Dall’analisi della Confcommercio emerge come in dieci anni il Casentino abbia visto aumentare il numero delle imprese di 76 unità, passando dalle 3.313 del 2009 alle 3.389 del terzo trimestre 2019, ma solo grazie alla crescita delle attività di alloggio e ristorazione (+52), di quelle immobiliari (+28), di agenzie di viaggio, noleggio e altre imprese di servizi al turismo (+21) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+18).

In perdita, invece, quasi tutti gli altri settori, soprattutto l’agricoltura (-61). Nel terziario, dati negativi per i servizi di informazione e comunicazione (-10). “Segno che nella nostra vallata c’è poco mercato per le imprese che vogliono operare in questi campi”. Segno meno anche per il commercio, che ha perso 4 unità nel complesso di dieci anni, dal 2009 al 2019, ma addirittura 14 nell’ultimo anno. “Per il 2019 disponiamo ovviamente solo dei dati del terzo trimestre, ma questa impennata nella chiusura dei negozi è preoccupante. C’era stata una positiva inversione di tendenza, dopo gli anni della crisi, ma si sta ritornando indietro. E i negozi che hanno aperto negli ultimi periodi hanno spesso vita breve”, sottolinea il presidente della Confcommercio casentinese Baracchi.

“Da tempo segnaliamo l’arretramento della rete distributiva di vicinato, nei piccoli centri come nei centri storici più importanti. I fattori sono molteplici: la concorrenza della distribuzione organizzata, la diminuzione dei residenti, la marginalità e la mancanza di infrastrutture e viabilità adeguate. Insomma, condizioni in cui è difficile mantenere aperta un’attività. Ma senza negozi un paese muore ed è sotto gli occhi di tutti”, commenta Baracchi. “Alcuni Comuni hanno dimostrato attenzione al comparto che Confcommercio rappresenta, stanziando contributi anche piccoli per ristrutturazione e altri miglioramenti, ma in altri manca ancora la sensibilità di capire che solo se si investe nella valorizzazione dei centri storici, rendendoli più accoglienti e gradevoli al pubblico, si può tutelare il futuro delle attività economiche che resistono. E anche quello del turismo, che vive proprio di accoglienza. Altrimenti, anche le imprese del settore si trovano ad operare in territorio ostile: inutile essere bravi e offrire servizi di eccellenza al turista quando poi non si può contare su traporti pubblici, viabilità e servizi adeguati nel resto del territorio”.

Che la situazione del commercio sia drammatica emerge anche dai dati nazionali di Confcommercio: “in Italia sono scomparsi ben 64mila i negozi negli ultimi dieci anni”, fa sapere la vicedirettrice dell’associazione aretina Catiuscia Fei, “nel periodo 2008-2018 i centri storici hanno perso il 13% dei negozi in sede fissa. Ma senza negozi i centri storici diventano, in caso siano turistici, grandi cattedrali nel deserto. Magari anche bellissimi esteticamente, ma senza vita. E dove non c’è vita il rischio del degrado o dell’effetto cartolina – finto e patinato – è dietro l’angolo”.

Confcommercio fa dunque la sua richiesta “agli amministratori pubblici casentinesi chiediamo di impegnarsi per far confluire sul territorio risorse finanziarie utili per le aziende che vogliono investire ma soprattutto per adeguare le infrastrutture alla modernità. Gli imprenditori non chiedono a nessuno di sostituirli nel loro lavoro, ma chiedono di poter contare su un territorio solidale”, sottolinea Catiuscia Fei.

C’è poi l’appello ai consumatori, anche in vista della maratona dello shopping natalizio: “fate acquisti nei negozi di vicinato per salvare un patrimonio di imprese, occupazione e ricchezza che è utile e prezioso per tutti noi”.