Celestini scuote Arezzo: sipario con ovazione sul Passioni Winter

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Lunghissimo applauso finale per il reading “L’armata dei senzatetto” con l’artista Giovanni Albanese

Affabile e sorridente, battuta pronta, curioso di Arezzo. Ascanio Celestini ha chiuso il Passioni Festival concedendosi una giornata in città prima dello spettacolo, poi è salito sul palco: foltissimo pubblico, grande empatia e lunga ovazione dopo la performance con Giovanni Albanese.

Il circuito invernale dell’Arezzo Passioni Festival si chiude nel migliori dei modi: con un ospite che ha saputo incantare i presenti, con un racconto sospeso tra sogno, memoria e puntuali riferimenti all’attualità, tratto dal libro fotografico “L’Armata dei senzatetto”, in cui sono immortalate le opere “straordinarie” (per la loro bellezza e per la peculiarità della loro fattura) di Giovanni Albanese.

Prima di andare in scena, però, Ascanio Celestini si è concesso una giornata da turista nell’Aretino, ha assaggiato pici e tortelli del Casentino, ha ammirato gli affreschi di Piero della Francesca nella cappella Bacci della Basilica di San Francesco. Ha inoltre incontrato Luca Lanzi del gruppo folk La Casa del Vento e imbracciato la chitarra Mare di Mezzo, lo strumento realizzato dal liutaio cortonese Giulio Vecchini, ricavato dal legno degli scafi dei migranti approdati in Italia, portata in tourneé da Francesco Moneti dei Modena City Ramblers e al centro di un progetto musicale che La Casa del Vento porta avanti anche con il contributo di Patti Smith edEugenio Finardi.

Poi spazio al reading, introdotti dagli organizzatori della manifestazione Marco Meacci e Mattia Cialini, sono saliti sul palco Giovanni Albanese e Ascanio Celestini, che – intervistati da Valentina Notarberardino – hanno raccontato la genesi del libro edito da Contrasto. Giovanni Albanese è un artista poliedrico, che realizza sculture assemblando materiali di recupero, oggetti buttati via, scarti di ogni foggia e dimensione. Questi “rifiuti”, combinati, diventano qualcosa di nuovo e sorprendente. Per l’artista, dei veri “figli”: c’è “Uno qualunque”, c’è “Pazzo”, c’è “Quello che fa buchi nell’acqua”. Dopo la presentazione, la scena è stata tutta per Celestini, che attorno ad ogni personaggio ha costruito una storia. Ogni racconto è stato breve, un condensato di sogni, malinconia e meraviglia, con frequenti incursioni nell’attualità sociale, a volte ferocemente svelata, dietro le buffe fattezze delle “creature”. Un viaggio lungo un’ora e mezzo, che ha saputo scaldare il cuore dei tantissimi presenti, rapiti della narrazione e che, alla fine, si sono lasciati andare ad un lunghissimo applauso, che sigilla nel migliore dei modi il Passioni Festival Winter 2018/2019.

Un’avventura iniziata lo scorso novembre al cinema Eden di Arezzo con la proiezione del film Zen sul Ghiaccio sottile, a cui hanno fatto seguito le serate al Circolo Artistico con Marco Malvaldi, Marco Bianchi e Tommaso Labate, quella alla Feltrinelli Point con Maurizio De Giovanni, ancora quella alla Casa dell’Energia con Wu Ming. Quindi il ritorno all’Eden per il film “C’è tempo” alla presenza del regista Walter Veltroni, prima del finale con Celestini-Albanese. Un grande risultato ottenuto anche grazie alla collaborazione con i partner Atlantide Adv, la Feltrinelli Point di Arezzo, Nuova Energia, Estra, Sabot, hotel Vogue, ristorante La Pieve.

Ma se il Passioni Winter chiude, gli organizzatori sono già al lavoro per allestire la settima kermesse estiva, in programma tra poco più di tre mesi, nella consueta cornice dell’Eden di via Guadagnoli. E non mancherà una sorpresa di primavera nelle prossime settimane.