Donato Renzetti invia una Lettera ai Cittadini di Arezzo

L’ideazione di un Festival musicale può essere considerato l’investimento nel quale l’economia della cultura individua lo sviluppo e la crescita di una società. La mia idea di Festival nasce da una visione che, in quarant’anni di carriera, ha sempre alimentato la passione di un progetto che coniugasse la qualità di esecuzione del grande repertorio, a quello di musiche rare, o poco eseguite, da scoprire come verità preziose.

Qualità, rarità e tradizione alle quali aggiungere la possibilità per i giovani talenti di sperimentarsi e mettersi alla prova.

I Conservatori hanno straordinari musicisti che aspettano le occasioni per dimostrare il loro valore. Per evitare frasi ordinarie e già’ sentite come: “La musica Classica è di nicchia “o” rivolta solo a pochi”, ho proposto una serata di musica rock con Omar Pedrini, e una serata di musica leggera con Maurizio Fabrizio, autore di storici brani come “Tu nell’universo” e “I migliori anni della nostra vita”

Mi si venga, comunque, a spiegare come potevano essere di nicchia le musiche dei veri geni della musica tra i quali Bach, Mozart, Beethoven, che per secoli hanno e stanno allietando popoli di tutto il mondo e intere generazioni, di tutti i ceti sociali, poveri e ricchi, colti e meno colti: la musica classica è di tutti. Semmai si deve purtroppo constatare come la vera cultura musicale è stata ed è mancante o erroneamente impostata fin dalle nostre scuole elementari, a differenza dei popoli anglosassoni o dei tedeschi dove lo studio della musica e la sua storia sono fondamentali. I giovani di questi paesi come di altri paesi europei pur anche indirizzandosi a musiche diverse e più vicine alla loro generazione, conoscono perfettamente i loro grandi musicisti del passato.

Il Raro Festival doveva essere proprio questo: ri-iniziare a far conoscere un mondo musicale che ci è appartenuto e di cui l’Italia ne andava fiera: dopo un lungo periodo di intenso lavoro sono molto soddisfatto del risultato, indispensabile la collaborazione con la Fondazione Guido D’Arezzo, la mia Orchestra “Filarmonica Gioachino Rossini” i maestri. Non voglio dimenticare i collaboratori, gli elettricisti, macchinisti, sarte, attrezzisti, il corpo di ballo e le comparse, il meraviglioso Coro, e i cantanti che sono venuti a cachet inferiori ai loro abituali.

Mi hanno informato di alcune polemiche riguardanti il costo dell’operazione; credo che vi sia una mancanza di conoscenza sui costi di un Festival: quello del Raro è di un quinto rispetto a tutti i Festival, nazionali e non. Qui tutti sono venuti a costi minimi e il sottoscritto non ha preteso onorari, né per le prestazioni da Direttore d’Orchestra e né come Direzione Artistica.”

Non mi risulta (chiedo venia se erro!) che ad Arezzo, una manifestazione, abbia portato più di duecento persone (non per una singola serata) che per 25 giorni hanno soggiornato, vissuto e lavorato, portando un indotto non trascurabile e dimezzando il costo deliberato. Non mi risulta (chiedo venia se erro!) che una manifestazione ad Arezzo abbia ottenuto una visibilità unica: con un breve spot su Sky Classica, nove milioni sono tutt’ora le visualizzazioni e avendo personalmente voluto registrare sia il Concerto inaugurale nella Chiesa di San Francesco e l’Opera ”Le Cantatrici Villane” al Teatro Petrarca, registrazione che nei prossimi mesi andranno in onda, la Città di Arezzo è  entrata ed entrerà’ nelle case di tutto il mondo. Se una parte dei nove milioni di telespettatori sopra citati verrà ad Arezzo e sono sicuro che ciò avverrà, l’economia della città ne usufruirebbe e il vantaggio sarebbe di tutti.

L’appello è a tutti i commercianti, ristoratori, albergatori, affinché si riuniscano e a prescindere del colore politico delle prossime giunte, appoggino totalmente il progetto del Raro, così come già avvenuto per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, e per Il Rossini Opera Festival di Pesaro.

RARO FESTIVAL quindi… caro? Si… ma non nei costi come già’ spiegato, ma CARO affettivamente, per tutti i cittadini di Arezzo, che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare per la loro gentilezza e simpatia.

Un fiore all’occhiello e un gioiello per esserne orgogliosi e che tutti invidieranno.

Una città senza cultura non ha futuro

Donato Renzetti