Esposizione all’amianto in Sacfem. Nuovo risarcimento ai familiari di un ex dipendente

 

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La Sacfem torna a far parlare di sé dopo quasi quaranta anni dalla sua chiusura.

Il tema è sempre quello dell’esposizione a fibre di amianto che ha interessato decine di dipendenti del reparto ferroviario e che avrebbe provocato, a distanza di anni, moltissimi casi di asbestosi e anche numerosi decessi per malattie polmonari.

A darne notizia sono i legali aretini delle famiglie delle vittime, Sabrina Candi, Vittorio Martinelli e Simona Bianchi (nella foto), che coadiuvati da un vero e proprio team di collaboratori e ricercatori hanno ricostruito la realtà storica dei fatti all’interno del cosiddetto Fabbricone. Come annunciano gli avvocati: “in questi giorni è arrivata una nuova sentenza di condanna per la Bastogi, azienda milanese che all’epoca controllava e gestiva la Sacfem, sentenza con cui il giudice del lavoro del Tribunale di Arezzo, Rispoli, ha riconosciuto ai familiari di un ex dipendente un maxi-risarcimento per la mancata predisposizione delle misure di sicurezza atte a prevenire l’esposizione con l’amianto, largamente utilizzato per la produzione e la riparazione delle carrozze ferroviarie”.

Secondo i legali “questa sentenza, pur a distanza di così tanto tempo, riporta uno spicchio di giustizia, almeno dal punto di vista storico e giuridico, su una realtà che se da una parte è stata il fiore all’occhiello dell’industria aretina del ‘900, dall’altra ha lasciato una terribile scia di malattie e decessi che solo negli ultimi anni, a causa della lungolatenza delle patologie, è venuta prepotentemente alla luce tra tutte quelle centinaia di persone che avevano lavorato in Sacfem”.

Cm