Giocando s’impara

RECENSIONE A CURA DI ROBERTO FIORINI

Uno studio della Università del Colorado e pubblicato sulla rivista Frontiers of Psychology afferma che i bambini – presi tra mille attività scolastiche ed extrascolastiche – raggiungono un minor numero di obbiettivi in autonomia, rispetto ai coetanei lasciati liberi di trascorrere il tempo in attività meno strutturate come il gioco libero da soli o con gli amici.

Ecco perché credo sia molto difficile decidere se riempire la settimana dei propri figli con corsi e attività di ogni tipo, dallo sport alla musica e alla danza oppure – con meno ansie – lasciare loro la libertà di gioco e anche un po’ di sana noia.

Il timore è quello di evitare di seguire la tendenza di oggi di avere bambini super impegnati, iscritti a molti corsi e in competizione con gli altri.

Del resto il problema di come impiegare il tempo libero dei bambini è questione assai recente.

Fino a una quarantina di anni fa la risposta era ovvia e scontata: finiti i compiti, tutti fuori a giocare nel piazzale.

Negli ultimi tempi si è invece imposto un modello competitivo che ha radicato l’idea che il futuro dei bambini e la loro felicità passi attraverso un piano per così dire di investimenti, che sviluppi al massimo il loro talento e la loro potenzialità.

Credo che tutto nasca dalla convinzione che più corsi i bambini frequentano, più abilità apprenderanno e più saranno in grado di cavarsela nel mondo di domani, immaginandolo come iper competitivo.

Ho invece il timore che al contrario, obbligare i bambini in un vortice di impegni con orari martellanti, rischi di privarli della possibilità di vivere un’infanzia gioiosa e serena, trasmettendo loro una costante ansia da prestazione, caratteristica del mondo degli adulti.

La paura, e parlo da genitore, è quella di rendere i figli emotivamente fragili e incapaci di tollerare qualsiasi frustrazione.

E’ straordinario osservare la spontaneità dei bambini, l’assenza di filtri morali, così come la curiosità e attenzione alla dimensione magica e intuitiva.

Insomma è bellissimo essere bambini.

I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso” scrive lo scrittore e poeta francese Christian Bobin.
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Ecco allora che correre, saltare, giocare e muoversi a più non posso non diventa soltanto un grande divertimento, bensì fa parte dell’ebbrezza di vivere.

Recentemente ho letto i risultati di uno studio realizzato da un team di ricercatori canadesi dell’Università di Toronto.

Lo studio pare dimostrare – il condizionale è d’obbligo – che l’attività fisica in età giovanile sia cruciale non solo per la corretta crescita fisica ma anche per lo sviluppo cognitivo e il mantenimento delle capacità negli anni.

Insomma, lo stile di vita è importante fin dalla prima fase della vita.

Verissimo.

Unito chiaramente al desiderio di rallentare il ritmo, allentando la pressione sui bambini, ci aggiungo io.

Trovare, quindi, un sano equilibrio tra un eccesso di impegni e il vuoto totale.

Stimolare la creatività dei bambini lasciando loro non solo la possibilità di sviluppare in modo autonomo le loro inclinazioni personali, ma anche il tempo di scoprire quali siano.

Fare attività rompendo l’agenda ferrea dei bambini.

Facile?

Mica poi tanto.

Non è facile alternare ai tempi pieni, congrui spazi di tempo vuoto, cioè di puro e semplice ozio.

Momenti nei quali il bambino possa restare da solo a fantasticare, a inventarsi storie, a immaginare principesse e cavalieri, a osservare l’altrove.

Tempo per sprofondare anche nel silenzio ed ebbene sì anche per annoiarsi.
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Ho letto che la noia è il motore primo della creatività.

E’ necessario scoprire l’antidoto alla noia dentro di noi, senza che debba essere il mondo esterno a fornircelo.

L’11 aprile 1954 secondo lo scienziato William Tunstall-Pedoe è stato il giorno più noioso della storia.

Lo scienziato dell’università di Cambridge è giunto a tale conclusione dopo avere inserito in uno speciale software oltre 300 milioni di titoli di giornali e relative notizie.

Quel giorno pare non sia accaduto nulla di rilevante.

Bizzarra ricerca, davvero!

Sono invece convinto abbia ragione lo psichiatra ungherese Thomas Szasz quando afferma che “la noia è la sensazione che tutto sia una perdita di tempo, la serenità, che niente lo sia”.

Ginnastica, nuoto, danza, canto, inglese?

Tutto bene purché non si tratti di sfuggire alla noia ma siano occasioni per vivere fantastiche avventure sportive e non con tanti amici.

Ben consci che si corre per correre e non per arrivare primi.

Si danza per danzare e non per diventare una Etoile.

Si canta per cantare e forse per assomigliare un po’ a Violetta.

E si nuota per nuotare perché ci piace tanto Federica Pellegrini.

Nessun ritmo frenetico e nessun desiderio di primeggiare.

Attraverso lo sport, il divertimento e il gioco si imparano alcuni dei valori più importanti della vita.

Lo sport insegna amicizia, solidarietà, lealtà, lavoro di squadra, autodisciplina, autostima, fiducia in sé e negli altri, rispetto degli altri, modestia, comunicazione, leadership ma anche capacità di affrontare i problemi.

A noi genitori non rimane che aver chiaro che i nostri desideri passati non necessariamente coincideranno con quelli dei nostri bambini, i quali avranno il diritto di scoprire i propri sogni e i propri talenti con il tempo.

Ho appena terminato di leggere I sogni dei bambini di Sergio Barbarén, una storia originale, lieve e toccante, una storia bellissima e inattesa.

Un viaggio emozionante nella memoria che mi ha fatto rivivere i valori più puri e sinceri, quelli dell’infanzia, sussurrandomi all’orecchio il segreto per essere davvero felici.

La felicità non nasce dal denaro e dal successo, bensì dall’amore per le cose semplici, dal calore di una famiglia, dalla serenità interiore.

Valori che i genitori devono trasmettere, sempre e comunque.

E’ straordinario rimanere affascinati dai sogni dei nostri figli.

Conoscere le avventure vissute durante i loro giochi, incontrare i personaggi che vengono a trovarli e le mille situazioni che immaginano, significa aver accesso alla loro dimensione più intima e nascosta.

Perché in fondo “tutti i grandi sono stati bambini una volta” come scrive lo scrittore e aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry, autore del meraviglioso romanzo Il Piccolo Principe tradotto in 253 lingue nel mondo.

Pochi però talvolta se ne ricordano.
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Inizia oggi una nuova e sfidante rubrica di Arezzoweb.

Giocando s’impara, tutti i sabato alle ore 10.00 presenterà un percorso pieno zeppo di giochi e attività che possano stimolare la capacità di osservare e immaginare dei bambini.

Un file pdf da scaricare gratuitamente, da colorare, disegnare, completare assieme ai nostri bambini.

Giochi che mettano alla prova le loro abilità logiche.

Trovare le differenze, scoprire la strada giusta del labirinto, completare delle sequenze.

Aguzzare l’ingegno e imparare senza fatica, affrontando giochi con numeri e parole.

Tanti disegni da colorare.

Tracciati da terminare.

Labirinti per far correre le matite e facili domande a cui rispondere.

Questo e molto di piu’ è Giocando s’impara.

La nuova rubrica di Arezzoweb interamente dedicata ai bambini e ai loro genitori.

Ci vediamo sabato prossimo e mi raccomando. Puntuali.
Foto di Luca Brunetti.