Heart of Gold di Neil Young

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

Paesaggi Musicali Settimanali a cura di Roberto Fiorini

 

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Hey Hey, My My (Into the Black) , ultima traccia nell’album-capolavoro Rust Never Sleeps del 1979, contiene una delle frasi più famose e citate della storia del rock: “E’ meglio bruciare che spegnersi lentamente”.

Per nostra fortuna, la fiamma di Neil Young brucia da settantacinque anni e continua a illuminare e a riscaldare il rock grazie al suo bagliore.

La sua inconfondibile voce, eterea, profonda ed evocativa, ha conquistato tre generazioni con i suoi intensi brani acustici che si alternano a travolgenti cavalcate elettriche in cui strazia la sua fedele sei corde scrostata, come posseduto dal sacro fuoco del rock, di cui è ancora oggi uno dei custodi più credibili e influenti.

Cantante, chitarrista e compositore, ma anche padrino del punk e del grunge (i Pearl Jam hanno per lui una vera e propria venerazione), il cantautore canadese ha saputo interpretare e, in alcuni casi, anticipare le varie anime del rock, restando sempre attuale, album dopo album.

Neil Young ha scritto con i Buffalo Springfield e con Crosby, Stills e Nash alcune delle più belle pagine del folk-rock.

Non da meno la sua carriera solista, che ha prodotto album indimenticabili come After the gold rush, Harvest e Zuma, presenze fisse nelle classifiche dei migliori album rock di sempre.

Nel corso di quasi mezzo secolo di carriera il rocker canadese ha saputo convertire il malessere sociale, politico ed esistenziale in immagini poetiche.

Un artista, ma prima ancora un uomo che con la morte e, più in generale, con il dolore ha un conto aperto fin dall’infanzia: a sei anni ha contratto la poliomielite, a sessanta lo ha colpito un aneurisma.

Neil Young

Heart of Gold è il brano musicale scritto ed interpretato da Neil Young e incluso nel suo album Harvest del 1972 e pubblicato anche come singolo.

Si tratta dell’unico singolo di Young ad aver raggiunto la vetta della classifica negli Stati Uniti.

In Canada raggiunge la prima posizione l’8 aprile 1972, data nella quale Young conquista anche il primo posto nella classifica degli album.

Il brano raggiunge anche la in quarta posizione in Norvegia, sesta in Germania, ottava in Olanda e decima nel Regno Unito.

Nel 2004, la rivista Rolling Stones classifica il brano alla posizione numero 297 nella lista delle 500 migliori canzoni di sempre.

La canzone, che contiene contributi vocali da parte di James Taylor e Linda Ronstadt è senza dubbio una delle composizioni più celebri di Young, ballata acustica country-folk molto amata dal suo pubblico.

L’album dal quale è tratto il brano è un capolavoro inarrivabile.

Harvest segna l’apice compositivo ed espressivo di Neil Young.

Neil YoungUna copertina semplice ed assolutamente d’impatto contrasta con la grande complessità di sonorità presenti nel disco, composto da dieci brani uno più bello dell’altro.

Accompagnato da musicisti dalle grandi capacità, in grado di fondere sonorità country/folk con il pop rock, Neil propone un album maturo, che suona dolce e malinconico ma è interpretato con un’intensità pazzesca.

Heart Of Gold è una ballata country molto “Dylaniana” nell’impostazione, dal ritmo incalzante e dotata di una melodia trascinante.

Troppo spesso sottovalutata persino dal cantante stesso, Heart of Gold è un pezzo semplicemente meraviglioso.

Le registrazioni durano parecchi mesi a causa di non poche complicazioni.

Un problema alla colonna vertebrale costringe Young a registrare Harvest vestendo un busto ortopedico.

Impossibilitato a stare a lungo in piedi Young non è in grado di suonare la sua chitarra elettrica e allora passa alla chitarra acustica, che può suonare comodamente anche stando seduto o sdraiato.

Oltre a comporre testo e musica alla chitarra, Young suona l’armonica a bocca durante i tre intermezzi strumentali, inclusa l’introduzione.

Alcune registrazioni vengono effettuate in un vecchio fienile adibito a studio.

Ascoltiamolo adesso nella versione rimasterizzata da oltre 5 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=X3IA6pIVank

Il tema della canzone è quello del cuore d’oro, della generosità.

Torna alla mente l’America con i suoi grandi spazi e l’infinito pensiero dell’autore che indulge su temi senza tempo tra l’ansia di vivere e la voglia di dare nella perenne ricerca del cuore d’oro.

Rifluisce per un attimo l’idea che la vita sta trascorrendo in quella ricerca senza fine; persino nei meandri della mente interpretata come linea sottile come possibile depositaria di un cuore, appunto, d’oro.

Meravigliosa resa musicale della metafora del cercatore d’oro, Heart of Gold si basa ancora sul suono evocativo dell’armonica, ben supportata dallo splendido tappeto formato da basso, batteria, piano e chitarre.

L’impronta folk-rock è sempre presente, i cori hanno un gradevole sapore country, creando un punto di riferimento, nel suo genere.

Neil Young

L’anno seguente, quando gli America raggiungono la vetta della classifica con la loro“A Horse With No Name” Neil ricevette una telefonata di congratulazioni dal padre, che avendo sentito alla radio che la canzone era la più venduta del momento, pensò che fosse un brano del figlio.

Il tono nasale della voce di Neil Young varca i confini spazio-temporali e diviene immortale.

Heart of Gold è una canzone che sa di mele appena raccolte e di passeggiate sotto al sole, in bicicletta.

Sa di selvaggio e delicato allo stesso tempo.

La canzone ci regala un Neil Young sereno e ispirato, l’architetto della solitudine, della ricerca di sé stessi e dei propri sogni nei grandi spazi aperti della tradizione americana.