Hotel California degli Eagles

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

Percorsi Musicali Settimanali a cura di Roberto Fiorini

 

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Quando gli Eagles si ricongiungono nella primavera del 1976 per iniziare a lavorare a quello che sarebbe diventato il loro quinto disco, Don Felder, chitarrista e voce della band, sta raccogliendo le sue demo strumentali in modo che gli altri possano trovarci qualche idea per una nuova canzone. Nonostante la sua reticenza iniziale, è proprio una melodia vagamente reggae ad emergere tra quelle idee.

Qualche mese prima Don ha noleggiato una casa sul mare a Malibu, ed è intento a respirare la brezza dell’oceano mentre suona la chitarra.

Ricordo che ero seduto in soggiorno, era una giornata spettacolare di luglio e avevo lasciato le porte aperte – ha raccontato a Guitar Word nel 2013 – avevo addosso un costume da bagno ed ero seduto sul divano ancora gocciolante, fermo a pensare che il mondo era un posto fantastico in cui stare. Stavo giocherellando con una chitarra acustica a dodici corde; gli accordi di Hotel California vennero fuori in maniera spontanea”.

Dopo aver composto la melodia di base infatti prende il suo registratore multi-traccia TEAC per archiviare la sua ultima composizione, arricchendola con il basso e la drum machine durante una sovra-incisione.

EaglesSapevo che era un pezzo particolare – ha ricordato ancora – ma non sapevo se sarebbe stato adatto per gli Eagles. Era una specie di reggae, quasi un pezzo di chitarra astratta rispetto a quello che girava in radio allora”.

E’ una semplice progressione di accordi arpeggiati di chitarra, note sostenute simili a quelle di un corno, una drum machine in 4/4.

Ci sono anche delle percussioni latine da qualche parte.

Il resto della gruppo intuisce subito che c’è del potenziale in quegli accordi, che possono insomma costruirci qualcosa di interessante.

Per curare le nuove sessioni di registrazioni, gli Eagles si rivolgono al produttore veterano Bill Szymczyk che ha lavorato al loro album precedente,  One of these nights.

Szymczyk è contento di rinnovare la collaborazione, ma a una condizione: vuole registrare ai leggendari Criteria Studios di Miami, lontano dalla base della band ai Record Plant di Los Angeles.
Il suo ragionamento non è solo tecnico.

Un terremoto avvenuto da poco lo ha spedito dritto dal letto al pavimento, lasciando in lui una paura intensa e la sensazione di vivere in balia del pericolo.

Per evitare la zona sismica, insiste che la band registri a Miami.

Alla fine viene raggiunto un compromesso e gli Eagles dividono il proprio tempo tra i due studi prescelti.

Quando gli Eagles si chiudono in studio per registrare la base di Hotel California, è passato più di un anno dalle registrazioni su cassetta di Felder.

E quando lui e Joe Walsh, chitarrista e voce del gruppo, iniziano a lavorare sul lungo fade della chitarra, Henley, il batterista, sente che manca qualcosa.

Joe e io iniziammo a improvvisare, e Don disse – No, no, fermi! È sbagliato” ha raccontato Felder a MusicRadar nel 2012.

Io dissi che significa che è sbagliato? – e lui rispose – No, no, devi suonarla proprio come nella demo”.

Il problema è che Don ha registrato la demo un anno prima, e non ricorda neanche cosa ci fosse sopra.

A complicare ulteriormente la faccenda, c’è il fatto che il nastro in questione si trova dall’altra parte del paese, a Los Angeles.

Quindi la band è costretta ad improvvisare.

Eagles

Per dare vita all’allegorico Hotel California, gli Eagles assoldano i servizi dell’art director inglese Kosh alias John Kosh, l’artefice della straordinaria copertina di Abbey Road dei Beatles, quella di Who’s Next degli Who, di Get Yer Ya-Ya’s Out! dei Rolling Stones e di tante altre.

Dopo aver sentito una versione abbozzata della title track, gli viene data una semplice indicazione.

Don voleva che scovassi e ritraessi l’Hotel California, e lo rappresentassi con un taglio leggermente sinistro” ha ricordato Kosh in un’intervista del 2007 per Rock and Roll Report.

Kosh gira varie location con il fotografo David Alexander, mettendo insieme una lista di edifici adatti.

Il Beverly Hills Hotel su Sunset Boulevard risulta chiaramente il favorito, ma eliminare tutte le tracce della sua facciata luminosa e ariosa da resort è una sfida impegnativa.

Per ottenere la foto perfetta, io e David ci sporgemmo nervosamente da una autogru a cestello penzolante su Sunset Boulevard nell’ora di punta, scattando foto alla cieca per via del sole – ha ricordato ancora Kosh – salimmo con le nostre Nikon e scattammo a turno, penzoloni e pronti a ricaricare la macchina. Usammo della pellicola Ektachrome High Speed mentre la luce iniziava a svanire. Quella pellicola diede una granularità notevole alla foto finale”.

Direi che è arrivato il momento di ascoltare il brano nella sua versione originale da oltre 30 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=yYkL5igsG4k&list=PL97Pw8BUdIrxlAk5TDk4LLPCuyeDgb2Hm

Gli Eagles vengono nominati per diversi Grammy nel gennaio del 1978, incluso il prestigioso Record of the Year per Hotel California, ma Irving Azoff, il loro manager, non cade nella retorica stando alla quale “è un onore essere nominati”.

Nonostante le vendite stellari, l’immagine della band è messa a dura prova dalla stampa musicale mainstream.

Così quando il produttore dei Grammy Pierre Cossette chiede alla band di suonare per il ventennale della manifestazione, Azoff rifiuta.

Quando gli Eagles alla fine vincono per davvero, il presentatore Andy Williams rimane in piedi ad aspettare invano che qualcuno si faccia avanti.

Azoff prepara allora un comunicato in tutta fretta dicendo che la band è a Miami per lavorare al nuovo disco, concludendo l’annuncio con uno sprezzante “quello è il futuro, questo è il passato”.

La rivista  Rolling Stone ha posizionato Hotel California al 49º posto nella sua classifica delle 500 migliori canzoni.

È anche una delle 500 canzoni della Rock and Roll Hall of Fame.

L’assolo di chitarra della canzone è classificato ottavo dalla rivista Top 100 Guitar Solos.

Essendo una delle canzoni più conosciute del gruppo, Hotel California è diventata il suo cavallo di battaglia.

Le esecuzioni del brano dal vivo sono state incise nei loro due album dal vivo Eagles Live del 1980 e in Hell Freezes Over del 1994, nel quale viene eseguita in versione acustica.

Eagles

Ma di che cosa parla Hotel California?

Il testo della canzone descrive una struttura di gran lusso dove “You can check out any time you like but you can never leave” ovvero puoi lasciare libera la stanza quando vuoi ma non potrai andartene mai.

La canzone generalmente è interpretata come un’allegoria dell’edonismo e dell’auto-distruzione dell’industria musicale della California del sud nella fine degli anni settanta.

Don Henley l’ha definita “la nostra interpretazione della bella vita a Los Angeles” e, in un’intervista del 2007, ha aggiunto “è essenzialmente una canzone sull’oscura vulnerabilità del sogno americano, che è qualcosa che conosciamo bene”.

In particolare, in quel periodo gli Eagles sono preda di alcol e droga e dichiarano che si tratta di una metafora della schiavitù da stupefacenti.

Don Feder in numerose interviste lascia intendere che la canzone sia ispirata a un soggetto particolare che ha segnato la sua vita privata e di conseguenza quella di tutti i membri del gruppo.

A tutt’oggi non è stato svelato chi sia quella persona ma in un’intervista del The Washington Post del novembre 2015 lo stesso Felder rivela che l’ispiratrice della canzone è una ragazza italiana, caratterizzata da un lato misterioso entusiasmante, esattamente come quello di Hotel California.

Tutto ciò che si sa sulla ragazza è il suo nome d’arte “The Cat“, che non fa altro che accentuare l’alone del mistero su questa ragazza ignota e sulla storia di una canzone talmente sfuggente da affascinare ancora dopo così tanti anni.

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Alla fine però Hotel California rappresenta un percorso verso la conoscenza del bene e del male, del sogno e dell’incubo.

E’ il racconto della fine dell’utopia, annegata dentro eccessi e droga.

E pensare che i responsabili della Asylum non volevano pubblicare il brano come singolo perché spaventati dalla inconsueta durata, sei minuti e trentuno secondi.

Erano convinti che le radio non lo avrebbero trasmesso.

Cambiarono idea solo dopo le insistenze della band.