La Musica che gira intorno: A Day in the Life dei Beatles

Dieci anni fa la rivista Rolling Stone lanciò un sondaggio molto interessante destinato a tutti i fan dei Beatles: qual è il miglior album dei Fab Four e soprattutto la canzone che meglio li rappresenta?

Quesito difficile per il quale la risposta non era cosi scontata, tutt’altro.

Mischiare le canzoni dei Beatles come fossero un mazzo di carte, poi girare la prima e il gioco è fatto, ecco probabilmente come possiamo decidere quale sia la più bella canzone dei Beatles.

Io decisi – ed oggi confermo – di votare A Day in the Life, traccia conclusiva del disco Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band e scritta da John Lennon e Paul McCartney.

Considerato da molti critici una delle vette artistiche della band, il brano è stato inserito alla posizione numero 28 nella classifica delle 500 migliori canzoni di sempre redatta proprio dal Rolling Stone.

Nel 1966 i Beatles hanno l’idea di realizzare un album in cui tutte le canzoni sono dedicate alla loro città e alla loro infanzia a Liverpool.

Il progetto è innovativo: si tratta infatti del primo concept album della della rock.

Paul McCartney scrive Penny Lane ispirata ad una vivace strada vicino a casa sua, mentre John Lennon dedica il pezzo al giardino di un orfanotrofio nel quale lui e i suoi amici da si introducevano per giocare, chiamato Strawberry field.

Il produttore George Martin appena ascolta i brani ne percepisce immediatamente la grandezza e decide di farli subito uscire come singolo, anche perché pressato dal mercato, specialmente quello americano, che continua a chiedere nuovo materiale dei Fab Four.

Privando il disco di due tra le canzoni più memorabili della loro carriera, Lennon e McCartney perdono interesse per l’album su Liverpool e riprendono a scrivere senza un tema prefissato.

Un giorno, durante le sedute d’incisione per il nuovo disco Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band si trovano incredibilmente a corto di idee.

Paul e John hanno iniziato però a scrivere due brani.

Il pezzo di McCartney è un melodia scritta per l’album su Liverpool e parla di quando lui da studente si svegliava al mattino e prendeva l’autobus per andare a .

Il brano di Lennon è ispirato a due fatti che ha letto sul giornale: la morte in un stradale di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e loro amico, e il fatto che nelle di Blackburn, nel Lancashire, fossero state contate 4000 buche, una quantità sufficiente per riempire la Royal Albert Hall.

Le due mezze canzoni sono totalmente differenti l’una dall’altra che George Martin né intuisce immediatamente la potenzialità ed assieme a Paul e John studia come poterle legare assieme.

Immaginano così un crescendo potente di un’orchestra.

Un’intera orchestra però costa troppo, quindi George si oppone.

In di registrazione Ringo Starr ha una idea.

“Se un’orchestra costa troppo, perché non chiamare mezza orchestra e registrarla due volte?”

L’idea piace a tutti.
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Il giorno in cui la mezza orchestra di 40 elementi registra la sua mezza parte, vengono invitati giornalisti per filmare l’evento.

Per rendere la cosa ancora più grandiosa i Beatles invitano Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Graham Nash e Donovan.

Gli orchestrali sono costretti ad indossare nasi finti.

George Martin consegna gli spartiti spiegando loro che debbono suonare dalla nota più bassa a quella più alta possibile il loro strumento, senza ascoltarsi.

L’assurda idea funziona e A day in the life viene completata con un accordo di mi maggiore suonato contemporaneamente da tre pianoforti, che chiude uno dei pezzi più memorabili della storia della musica.

Il testo si sviluppa giustapponendo quattro nuclei narrativi diversi.

La prima e la quarta parte si riferiscono infatti alle due notizie tratte dal Daily Mail del 17 gennaio 1967 e rielaborate da Lennon in chiave surreale e umoristica.

Nella seconda parte è presente un riferimento indiretto al Come ho vinto la guerra di Richard Lester, satira antimilitarista tratta dal libro di Patrick Ryan.

McCartney ricorda che entrambi passarono molto tempo insieme per scrivere questo brano cercando di influenzarsi a vicenda.

Secondo John, il contributo migliore del coautore fu la frase: «I’d love to turn you on».

Ma di McCartney è anche la parte centrale, ovvero la terza.

Si rifà a ricordi dell’adolescenza, quando si affrettava per andare a prendere l’autobus che lo portava a scuola e sul quale era solito fumare una sigaretta, immergendosi nei suoi pensieri.
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In piena era psichedelica con i Beatles determinati sia da un punto di vista culturale che artistico a giocare sui doppi sensi, tutti quei riferimenti finiscono per essere censurati dalla BBC per paura di riferimenti all’uso di sostanze stupefacenti

Il verso principalmente incriminato di A Day in the Life è la frase: «I’d love to turn you on» (“Vorrei farti andare su di giri”), che, secondo la dirigenza della BBC, istiga al consumo di .

Altre parti del testo messe sotto accusa sono il passaggio cantato da McCartney: «Found my way upstairs and had a smoke / somebody spoke and I went into a dream» (“Me ne andai su per una fumata / qualcuno parlava e sprofondai in un sogno”).

Un portavoce della BBC afferma di “aver attentamente e ripetutamente ascoltato la canzone molte volte. E siamo giunti alla conclusione che sembra essersi spinta un po’ troppo in là, e potrebbe incoraggiare un atteggiamento lassista connesso all’assunzione di droga“.

All’epoca Lennon e McCartney negarono che ci fossero consapevoli riferimenti alle droghe nella canzone e si dimostrarono pubblicamente amareggiati per la messa al bando della canzone da parte della BBC.

Lennon disse che il brano parlava semplicemente di un incidente e della vittima, e definì la frase in questione la più innocente delle frasi.

Successivamente McCartney ammise che i riferimenti velati all’uso di sostanze stupefacenti erano stati consapevolmente inseriti da lui e Lennon come pura provocazione.

Inoltre George Martin commentò a posteriori di aver sempre sospettato che la frase “found my way upstairs and had a smoke” fosse un riferimento all’uso di droghe, ricordando di come molto spesso i Beatles si allontanassero dallo studio per farsi una canna, fumando abbondanti quantità di marijuna, anche se mai in sua presenza.

Quando Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band venne pubblicato nel Sud est asiatico, in Malaysia e a Hong Kong, A Day in the Life fu omessa dalla scaletta dei brani per i presunti riferimenti alle droghe.

Adesso siamo pronti per ascoltarla nella versione originale da oltre 80 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=usNsCeOV4GM

Con Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band i Beatles sono riusciti nel miracolo di unire il mondo, con un album simbolo delle ambizioni, della paure e dei desideri di un’intera generazione.

La tensione latente tra speranza e rischio è uno dei segreti del successo di Sgt. Pepper’s, oltre all’idea geniale di non presentarsi come Beatles, ma di trasformarsi in un’altra band, la Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band, concedendosi, con questo artificio teatrale, la massima libertà creativa.
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Tutto l’album verrà creato partendo dalla prospettiva dei nostri alter ego – suggerisce Paul McCartney – non ci saranno le canzoni che vogliamo scrivere noi, ma quelle che vogliono scrivere loro”.

L’album richiede quattro mesi di e 75.000 dollari di investimento – una cifra folle per il periodo – per essere portato a termine, ma le spese vengono ripagate con gli interessi da un’accoglienza entusiastica, quasi al limite dell’isteria collettiva.

Sgt.Pepper’s resta per 27 settimane al nr. 1 in classifica in Inghilterra e 15 in America.

E il testo di A day in the life è assolutamente perfetto per raccontare l’alienazione e la strana sensazione di distacco che tutti i stavano provando in quel momento.
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RUBRICA A CURA DI ROBERTO FIORINI