Sanità toscana: 4000 infermieri mancanti all’appello

Sanità toscana: 4000 infermieri mancanti all'appello
Sanità toscana: 4000 infermieri mancanti all'appello

La carenza infermieristica e il sistema 118, con particolare riferimento all’ambulanza infermieristica sono stati i due temi principali che gli infermieri toscani, rappresentati dai presidenti degli Ordini provinciali, hanno portato questa mattina all’attenzione della commissione sanità e politiche sociali del consiglio regionale.

Il Presidente della commissione Stefano Scaramelli ha infatti inserito all’ordine del giorno della seduta di oggi l’audizione degli Ordini delle professioni infermieristiche, a nome dei quali è intervenuto il Presidente di Arezzo e coordinatore regionale Giovanni Grasso. “Gli infermieri sono la spina dorsale del Sistema Sanitario e hanno uno spiccato senso valoriale – ha esordito Grasso – e per questo sentiamo il dovere professionale di concentrarci sul nostro mandato cercando di sopperire ogni giorno alle carenze e di non ascoltare la fatiche e le difficoltà.

Questo però, oltre a produrre stress e burn out nel 39% degli operatori, come riportato dai più recenti studi nazionali, porta a quello che, con un termine forte, si può definire un vero e proprio sfruttamento dell’etica professionale, che ha ora l’urgenza di essere arginato definitivamente”. Un intervento senza mezzi termini, quindi, quello dei Presidenti degli ordini della Toscana che hanno poi evidenziato l’importanza del proprio impegno nella tutela della salute delle persone e delle comunità ed hanno portato all’attenzione dei membri della commissione i numeri delle carenze di personale.

“La carenza infermieristica – ha affermato Giovanni Grasso – è altrettanto importante della carenza di medici specialisti. La formazione e la specializzazione infermieristica può dare risposte veloci, sicure e appropriate, ma ha però bisogno di un sostegno, anche politico, che spesso manca. Secondo il centro studi FNOPI e i conti della ragioneria dello Stato mancano 2079 unità per garantire 1 infermiere ogni 500 assistiti sul territorio e 1133 per far fronte alle direttive UE sull’orario di lavoro. Gli aventi diritto alla quota 100 in Toscana sono 4307.

Questo dimostra anche l’elevata età degli infermieri in servizio. Ipotizzando realisticamente un 30% che ne usufruirà, arriveremo quindi a 1292 infermieri che in Regione lasceranno un’ulteriore buco organico, per un totale di oltre 4000 infermieri mancanti all’appello. La carenza infermieristica è un imperativo da mettere al centro delle agende politiche. Quanto si investirà, Presidente, in Toscana sul personale infermieristico?”, ha chiesto il Coordinatore regionale degli ordini professionali. Prima di chiudere il suo intervento, Giovanni Grasso ha anche posto all’attenzione della commissione il tema dell’Emergenza Urgenza e del modello da utilizzare in Toscana.

Dopo aver ripercorso il quadro nazionale e regionale del ruolo dell’infermiere in emergenza e, in particolare, dell’ambulanza infermieristica, con un percorso storico-normativo documentabile, ha denunciato con forza il recente episodio avvenuto a Siena.

“La Direzione della Azienda USL Toscana Sud Est ha dichiarato di voler procedere, sulla base di una espressa richiesta formulata dell’Amministrazione Comunale di Siena, alla soppressione, chiamiamo le cose con il loro nome, dell’unico mezzo infermieristico presente su tutto il territorio provinciale senese mentre, di contro, mantiene ed incrementa il modello di ambulanza infermierizzata nei territori delle altre due province facenti parte dell’Azienda, dando vita ad una gestione schizofrenica del modello di emergenza territoriale sul territorio aziendale, dando adito a pensare che l’interesse per la salute del cittadino e la ricerca di appropriatezza siano aspetti secondari rispetto ad altre convenienze a noi sconosciute.

Davvero i modelli che la sanità regionale immagina di attuare possono essere decisi e modificati da ogni singolo Comune? Perché questo è lo spettacolo che ci sta offrendo oggi la Regione Toscana”, ha concluso Grasso chiedendo su quale modello intende investire la Regione Toscana, a fronte di queste incongruenze.