Sette ragazze imperdonabili di Maria Antonietta

per TUTTE le ORECCHIE
Paesaggi Letterari Settimanali

Un omaggio in versi e anche in prosa dedicato a sette ragazze che hanno saputo affrontare la società del loro tempo, non piegandosi mai davanti a niente e nessuno, continuando a lottare per essere libere.

Imperdonabili sono le che Maria Antonietta, cantautrice indie molto amata, ha deciso di raccontare nel suo libro Sette ragazza imperdonabili edito da Rizzoli.

Cosa non si perdona a Emily Dickinson, Marina Cvetaeva, Cristina Campo, Etty Hillesum, Sylvia Plath, Jeanne d’Arc?

Lo scrive Maria Antonietta nell’introduzione ovvero di essere state “radicali, poco accomodanti, tremendamente oneste, per lo più impazienti”, e anche di “non essersi piegate a nessun stereotipo”.

Un libro che racconta la di ragazze che non si sono mai piegate al compiacimento di sé o degli altri, alla semplificazione e al compromesso.

Emily Dickinson fa riflettere sulla solitudine con la sua ricerca poetica.

Intorno ai trent’anni si è chiusa nella casa di famiglia per cercare se stessa e le sue parole.

In questi tempi in cui tutto deve essere ostentato e pubblicamente riconosciuto perché esista, ci insegna che le parole possono esistere anche nella solitudine.

Sylvia Plath rappresenta il concetto di perfezione, la costante lotta contro quella sensazione tremenda di non sentirsi mai all’altezza.

Giovanna d’Arco è la figura archetipica della volontà se vuoi: il credere a qualcosa di più grande di noi, la fede.

Una ragazzina di diciassette anni che convince tutti in una società non benevola verso l’intraprendenza ; lei che vuole partire e vivere in mezzo ai soldati e avere a che fare con questioni politiche.

Antonia Pozzi è la delicatezza delle parole, la vicinanza alla natura che ritorna nelle sue poesie: la montagna, l’erba, l’.

Marina Cvetaeva rappresenta la totale libertà, sentimentale ed erotica e la ferocia di quello che era: una radicale.

Cristina Campo è la ricerca spirituale, religiosa, mistica.

Etty Hillesum, una ragazza che si trova a vivere durante l’occupazione nazista da ebrea, in Olanda, e morirà ad Auschwitz.

Le privazioni che ha vissuto le hanno paradossalmente donato una liberazione, un’antitesi tra il tracollo politico fuori e, invece, una libertà dentro di lei scoperta grazie alla religione.

Rappresenta il non essere condizionati da quello che c’è fuori provando sempre ad essere saldi e consapevoli dentro se stessi.

Una visione profonda e affascinante della vita.

Mary Delany era appassionata di ricamo e pittura, una donna molto vivace culturalmente che s’inventa questa forma artistica e studia la botanica insieme a un circolo di donne colte con cui aveva stretto amicizia.

Scopre nuove piante e realizza collage che sono tavole botaniche molto accurate anche scientificamente.

Il suo si ricollega alla copertina del libro e alla passione di Maria Antonietta di creare collage.

Le ragazze imperdonabili sono quindi quelle che per tutta la vita si attengono a una disciplina ferrea: accettare di perdere consenso, pace, amore, empatia, amici, amanti, familiari, se averli richiede contaminarsi per rendersi riconoscibili, accettabili, digeribili.

sette-ragazze-imperdibiliLa disciplina delle piante, che “non si sentono in dovere di dimostrarti alcunché, e non si affannano a diventare verdi e a fiorire per compiacerti, ma decidono, secondo il loro arbitrio vegetale, cosa fare e quando”.

E quando fioriscono, poi, sono un capolavoro che rinnova il mondo.

Maria Antonietta è molto amata dal pubblico come cantautrice.

Crede in Dio e vive in campagna.

Ama le icone sacre, alcune se le è tatuate addosso e questo suo libro lo ha scritto come fosse un libro delle ore medievale, di quelli che scandivano la giornata secondo le ore liturgiche, abbinando a ciascuna parte della giornata delle letture, dei salmi e delle miniature.

Ecco perché Emily Dickinson e tutte le altre sei ragazze impedonabili danno del tu al lettore e non raccontano che cosa hanno fatto ovvero non si pongono come esempi o come modelli.

Semplicemente confessano quanto sia difficile non tradirsi, non cedere.

Quanto sia complicato agire astraendosi dal pensiero dell’efficacia, agire anche in assenza di risultati immediati, agire per fede, come la luce che “arriva dallo spazio remoto ed è partita milioni di anni fa, e imperterrita deve avere percorso il vuoto, con un certo senso di solitudine, cavalcando nel buio come deve aver fatto Giovanna d’Arco, fedele a se stessa, fino ad arrivare ai nostri occhi”.

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La poesia entra dentro il libro in maniera molto prepotente.

Perché imperdonabile è ciò che era imperdonabile anche un tempo.

Non bisogna assecondare mai lo stereotipo, è necessario rendere giustizia a se stessi anche al costo di essere controcorrente.

A maggior ragione per una donna.

Non occorre essere sempre accoglienti, simpatici e concilianti.

Ascoltando le voci delle sette ragazze imperdonabili il lettore incontra donne impazienti, determinate, tremendamente oneste, anche a costo di restare sole, anche a costo di essere antipatiche.

Ascoltando le loro voci risuona un monito grande, una sorta di decalogo delicato e gioioso, che ci ricorda che tutte le ragazze hanno il diritto di gridare, di godere, di schierarsi, di appiccare incendi.

E, perché no, anche quello di fare miracoli.

Un libro bellissimo.

RUBRICA A CURA DI ROBERTO FIORINI