Commercialisti, sciopero revocato

Grazzini soddisfatto a metà: “Restano troppi troppi adempimenti e la burocrazia non aiuta. I professionisti oberati dalle scadenze fiscali”

Giovanni Grazzini
Giovanni Grazzini

Lo sciopero nazionale dei commercialisti, proclamato dal 15 al 22 settembre, è stato revocato. La decisione è stata presa dalle sigle sindacali di categoria dopo l’incontro che si è svolto il 10 settembre al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In quella sede, è stata promessa una moratoria sulle sanzioni per i ritardati pagamenti delle liquidazioni delle imposte in scadenza il 20 agosto e un maggiore coinvolgimento della categoria nelle scelte di politica economica, prima fra tutte la riforma del sistema fiscale.

Il Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Arezzo, Giovanni Grazzini, è solo parzialmente soddisfatto: “La categoria ha ottenuto riconoscimento (morale ma tardivo) per il duro lavoro svolto durante il lockdown ed ha ottenuto l’impegno alla costituzione di alcuni tavoli di concertazione con il Governo, sulla riforma fiscale ma anche altri temi più strettamente connessi al futuro della professione ed in questo senso il prossimo 7 ottobre 2020 si dovrebbe tenere il primo incontro. Tuttavia – sottolinea Grazzini –  permangono troppi adempimenti, basti pensare all’ingorgo di scadenze per il 16 settembre. Siamo diventati immissori di dati dei clienti per conto dell’Agenzia delle Entrate, dati spesso inutili per adempimenti che si sono stratificati nel tempo e che non sono stati eliminati neanche con l’introduzione della fatturazione elettronica.

Abbiamo necessità di ritrovare tempo per la consulenza e per una vita privata ormai segnata solo dall’assillo delle scadenze – afferma Grazzini – prende davvero lo sconforto quando vediamo l’esito dei nostri sforzi: il credito di imposta sulle sanificazioni (spese delle imprese importantissime a tutela del lavoro per prevenire il diffondersi del Covid) si è ridotto al 9,3% dal 60% annunciato, questo per la scarsità delle risorse stanziate. Su una spesa di 1.000 euro di disinfezioni, mascherine, gel lavamani, termometri, ecc. l’azienda riceverà 93 euro di credito: una cosa ridicola che va ben oltre il costo sociale e burocratico che la pubblica amministrazione, le aziende ed i professionisti hanno sostenuto per gestire la pratica. In definitiva si è trattato di uno spreco di risorse: il bonus è costato al Paese più di quanto erogato dallo Stato e ci costringe in molti casi a non farci pagare il costo del tempo impiegato per lo studio delle circolari e delle norme, i calcoli e l’invio, per non penalizzare il cliente. Non abbassiamo la guardia: in questi giorni si sente parlare di una “semplificazione” che porterebbe al versamento degli acconti delle imposte dirette sulla base di dichiarazioni dei redditi mensili in corso d’anno e una finale a conguaglio. Introdurre 12 nuovi adempimenti per “semplificare la vita del contribuente” è un regalo di cui facciamo volentieri a meno – conclude Grazzini – ci aspettiamo un sano realismo, soprattutto in un momento così difficile per il Paese; ci aspettiamo di essere ascoltati, in quanto tecnici esperti (come lo è la categoria dei medici) possiamo dare un contributo anche alla politica, che punta sui monopattini invece che sulla salute dei lavoratori”.