Elezioni amministrative e regionali, l’appello dell’ANPI: “Votate candidati antifascisti”

Referendum sulla riduzione dei parlamentari: l'ANPI è per il NO. Il testo del documento del Comitato nazionale ANPI che illustra le ragioni della scelta. "Una legge improvvisata e opportunistica. L'ANPI però non aderirà ai Comitati del NO"

Il prossimo 20 settembre i cittadini di Arezzo saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio voto per eleggere sindaco e consiglieri comunali, presidente della Regione Toscana e consiglieri regionali.

Il voto democratico è una conquista troppo spesso data per scontata. L’Anpi aretino fa un appello affinché vi sia una forte partecipazione popolare al voto che serva a respingere l’attuale clima sociale in cui razzismo, discriminazione e violenza sono stati di fatto sdoganati, un clima di odio che condanna la solidarietà e genera conflitti sociali.

Non è questa l’Italia e l’Europa per cui hanno combattuto, spesso versando il proprio sangue i partigiani italiani.

L’interesse collettivo, il rispetto dei diritti umani, l’uguaglianza e la solidarietà devono essere alla base della nostra società.

Per questi motivi, chiediamo a tutti i cittadini di andare ad esprimere il proprio voto, individuando liste e candidati che si riconoscano chiaramente nei valori dell’antifascismo e che della Costituzione facciano la prima fonte di ispirazione del proprio operato.

Circa il referendum sulla riduzione dei parlamentari riportiamo integralmente il documento del Comitato nazionale dell’Anpi, in sostegno del NO alla proposta:

La legge che verrà sottoposta al voto, col referendum del 29 marzo, non corrisponde, in realtà, ad alcuna necessità concreta e rappresenta semplicemente una manifestazione di quella antipolitica che si fa circolare nel Paese creando un grave discredito verso le istituzioni fondamentali della Repubblica. Questa riduzione del numero dei parlamentari – frutto di improvvisazione e opportunismo – non corrisponde ad alcuna esigenza reale, anzi investe negativamente il tema della rappresentanza, incidendo sulla stessa struttura istituzionale delineata nell’art. 1 della Costituzione, ponendo seri problemi per una composizione del Parlamento che sia veramente rappresentativa di tutte le esigenze e di tutte le realtà del Paese, e mettendo, insomma, a repentaglio, la funzionalità e la centralità del Parlamento stesso. Questa diminuzione del numero di parlamentari renderà precario e macchinoso il funzionamento delle Commissioni e degli altri organi delle Camere. Per di più occorrerà riscrivere immediatamente la legge elettorale al fine di garantire in Parlamento la presenza, a rischio con tale riforma, di tante forze politiche, e rivedere i criteri di partecipazione alla elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni. La stessa riduzione di spesa è ridicola, posta a fronte di tante altre spese che le istituzioni sopportano inutilmente e che da anni vengono segnalate con diversi progetti da esperti, le cui indicazioni non vengono mai raccolte. Insomma, una legge – quella sottoposta a referendum – che non riduce le spese se non in modo “simbolico” ed incide negativamente su un esercizio della sovranità popolare che sia davvero fondato sulla rappresentanza. Il giudizio, dunque, non può che essere assolutamente negativo sotto ogni profilo. Anche, e soprattutto perché peggiorerebbero i problemi reali delle istituzioni e in particolare del Parlamento, che dovrebbe essere organo centrale di tutta l’attività politica e istituzionale ed invece, di fatto, è esposto da anni ad una sostanziale emarginazione. Ciò che occorre, semmai, è ricondurre il Parlamento a quel ruolo centrale per le istituzioni e la politica che la Costituzione gli assegna, come luogo di confronto e di elaborazione, anziché ricorrere – come accade continuamente – all’abuso dei decreti legge e del voto di fiducia. La politica deve tornare ad essere quella pensata dall’art. 49 della Costituzione, che assegna ai partiti il compito di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Un concorso che si realizza solo se avviene in Parlamento, attraverso la progettazione e l’elaborazione delle misure occorrenti per rafforzare la democrazia, non solo nelle sue forme esteriori, ma anche e soprattutto nei suoi contenuti. Per tutte queste ragioni, l’ANPI dà il NO come indicazione di voto e ritiene nel contempo che non basti l’espressione di un voto negativo, ma occorra promuovere nel Paese un’ampia riflessione sul ruolo del Parlamento e della politica, in stretta aderenza ai principi costituzionali. Realizzerà, dunque, in piena autonomia e senza aderire ad alcun Comitato esterno, iniziative culturali e politiche.”

A.N.P.I. sezione di Arezzo