Giorno della memoria, il 27 gennaio al Mandela Forum con settemila studenti toscani

Lunedì 27 gennaio la Toscana rivivrà con settemila studenti che arriveranno da tutta la regione il Giorno della Memoria. Accade dal 2006: negli anni pari il meeting e in quelli dispari il Treno della memoria da Firenze ad Auschwitz, partito addirittura nel 2002.

Le prime ragazze e ragazzi arriveranno al Mandela Forum di Firenze poco dopo le otto di mattina. Oltre duemila in pullman, quasi tremila in treno, gli altri con mezzi vari. Si sposteranno da 86 scuole medie superiori di tutte e dieci le province: 22 quelle della Città metropolitana (quattordici nella sola città di Firenze), 5 da Grosseto, 6 da Livorno, 9 da Lucca, 8 da Massa Carrara, 9 da Pisa, 7 da Pistoia, 6 da Prato ed 8 da Siena. Sono studenti del quarto e quinto anno. Ma ci saranno anche poco meno di centocinquanta studenti universitari e trecento cinquanta ragazzi e ragazze di scuole medie inferiori fiorentine.

“Tutti lì – si sofferma la vice presidente ed assessora alla cultura, Monica Barni – per ascoltare e riflettere sulla nostra storia: 80 anni dall’entrata in guerra dell’Italia, 75 anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz. Un lavoro che è iniziato in classe e che a scuola poi proseguirà”. Il tema quest’anno è quello delle vite spezzate dall’odio e dai conflitti, con un ponte tra passato e presente. “Purtroppo – conclude – viviamo ancora in un mondo di guerre ed è importante attualizzare dunque il racconto”.

Ad accogliere ragazze e ragazze al Mandela sarà come sempre Enrico Fink e l’Orchestra multietnica di Arezzo. Le musiche klezmer rivisitate dal musicista sono da sempre la colonna sonora dell’iniziativa che vede gradinate di studenti seduti ad ascoltare la voce dei sopravvissuti e dei testimoni dello sterminio nazifascista. Quest’anno però c’è una novità. Con Fink e l’orchestra multietnica ci saranno sul palco anche Alexian Santino Spinelli e il suo gruppo, i quali daranno vita assieme ad un incontro artistico tra musiche della tradizione ebraiche e quella rom italiana, narrando in una contaminazione di linguaggi una comune storia. Rom e sinti, come gli ebrei, furono infatti messi da parte, deportati e sterminati.

Attorno alle 9.30, dopo i saluti della vice presidente della Regione Toscana Monica Barni e il sindaco di Firenze Dario Nardella, il meeting entrerà nel vivo. Sul palco si alterneranno nella conduzione Ugo Caffaz, ideatore nel 2002 del Treno della memoria toscano, lo storico Giovanni Gozzini, il giornalista Adam Smulevich, lo storico Luca Bravi.

“I meccanismi che fanno nascere i razzismi e li mantengono sono sempre gli stessi ieri come oggi – ha sottolineato Caffaz nella conferenza stampa di presentazione dell’evento – Ieri c’era anche la prima guerra mondiale, ma gli altri elementi ci sono ancora tutti: la crisi economica, la debolezza della politica, la ricerca di un capro espiatorio (che può cambiare ma spesso sono sempre gli stessi) e alla fine la ricerca di un capo carismatico che risolva tutti i problemi”. Antidoti sembrano non esserci. “Ma ci sono vaccini, essenziali – ricorda ancora Caffaz – I vaccini però hanno bisogno di richiami continui e per questo ad anni alterni organizziamo o il meeting o il treno della memoria”. E poichè gli incontri con i testimoni non bastano, poichè alla conoscenza deve seguire l’approfondimento, per questo è importante che ci siano anche luoghi permanenti della memoria da visitare: come il Memoriale italiano di Auschwitz nel quartiere di Gavinana a Firenze, come il piccolo ma importante museo della deportazione a Figline di Prato inaugurato nel 2002. “Sono settemila gli studenti che vengono a visitarlo tutti gli anni – racconta la direttrice Camilla Brunelli – e pe nii il giorno della memoria è ogni giorno. Il museo racconta in modo specifico quello che accadeva in un lager nazista e da un volto alle vittime”.
Nei lager nazisti furono deportati ebrei, rom, oppositori politici (che poi a volte era semplicemente anche chi nel 1944 aveva scioperato), pure i soldati italiani, seicentocinquantamila, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelsero di non arruolarsi nella Repubblica di Salò. Sei milioni furono gli ebrei che morirono nei campi di sterminio (tra cui circa ottomila italiani), un milione e duecentomila i bambini.

Quello di cui spesso ci si dimentica è che anche gli italiani ebbero responsabilità negli arresti e deportazioni. “Ci sono evidenze delle storiografia, assodate – spiega Camilla Brunelli -, che ci dicono che i deportati politici toscani fermati dopo gl scioperi del marzo 1944 e deportati a Mauthausen in Austria furono tutti arrestati dai militi della Repubblica sociale italiana. Lo stesso vale per gli ebrei: almeno qui in Toscana, diversamente da Roma. E italiani erano anche li denunciava. Lo ricordiamo a tutti i visitatori del nostro museo “. “E lo ricorderemo – aggiunge Caffaz – alle ragazze e ragazzi del Mandela”.
Lunedì al Mandela di Firenze la storia degli internati militari sarà rievocata attraverso le pagine del diario di Elio Materassi, cittadino della Sieci oramai scomparso da diversi anni, nel 2011, deportato nella Bassa Sassonia a Scwanewede. La deportazione politica sarà raccontata attraverso Vera Michelin Salomon e Marcello Martini, venuti meno l’anno scorso e testimoni instancabili, sempre pronti ad incontrare i giovani per ricordare quello che è stato. La Shoah degli ebrei rivivrà con i volti di Kitty Braun, finita a nove anni con la madre a a Ravensbruck e Bergen Belsen, e di Tatiana Bucci, deportata a sei anni e sopravvissuta con la sorella Andra al campo di Auschwitz Birkenau. Ma ci sarà anche Vera Vigevani Jarach, che in un campo di sterminio non ci è mai finito (il nonno è morto ad Auschwitz) ma ha patito comunque le leggi razziali e l’esilio e in Argentina, dove con i genitori era fuggita, ha dovuto poi affrontare un’altra tragedia, la perdita nel 1976 della figlia, una dei 30 mila desaparecidos vittime della dittatura di Videla.
Ma la Toscana vuole ricordare vivendo anche il presente, per farne un faro per poterci navigare. Così nella seconda parte del meeting si racconterà il razzismo che continua a manifestarsi e la guerre, con i loro crimini, atrocità, stermini e deportazioni, che proseguono. Spetterà ad Irvin Mujcic, bosniaco musulmano, trentratrernne, raccontare cosa è stata la guerra nella vicina Bosnia Erzegovina e il massacro di Srebrenica, la sua città, dove tra nel luglio 1995 l’esercito dei serbi guidati dal generale Mladic massacrò 8.372 musulmani bosniaci, per lo più ragazzi e uomini. Irvin e la sorella Elvira, scrittrice, si salvarono (trovando poi rifugiò in Italia); lo zio e il padre invece non ce la fecero.
Eva Rizzin, ricercatrice quarantaduenne presso l’università di Verona, rievocherà invece la storia della sua famiglia perseguitata e sterminata ad Auschwitz, come molti altri sinti e rom, ghettizzati e messi ai margini anche dopo la seconda guerra mondiale. Attorno alle una il meeting si concluderà, di nuovo con la musica di Enrico Fink, l’Orchestra multietnica di Arezzo ed Alexian Santino Spinelli Group.
“Scontiamo un limite in Italia – chiosa ancora Caffaz, a proposito dei rigurgiti razzisti di oggi – Manca un museo che ci parli del fascismo, che racconti come è nato e come si è sviluppato. Sarebbe fondamentale, perchè se avessimo chiara consapevolezza e conoscenza di quello che era si capirebbero meglio certe deviazioni di oggi”.
Anche quest’anno il Quirinale ha concesso al meeting degli studenti toscani del Giorno della Memoria la medaglia di rappresentanza della Repubblica italiana.

L’appuntamento al Mandela Forum è dedicato per questa edizione a quattro sopravvissuti e testimoni dello sterminio nei lager recentemente scomparsi: a Piero Terracina, venuto meno l’8 dicembre 2019, a Vera Michelin Salomon mancata il 27 ottobre 2019, a Marcello Martini deceduto il 14 agosto 2019 e adc Antonio Ceseri, scomparso il 18 dicembre 2017.