Rizzo (Partito Comunista): “Il tema del ciclo dei RIFIUTI non è solo un punto cardine per garantire alle masse popolari una vivibilità migliore, ma anche una lotta contro l’automazione”

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Rifiuti - Sei - Toscana

“Il tema del ciclo dei RIFIUTI non è solo un punto cardine per garantire alle masse popolari una vivibilità migliore nei quartieri e nelle città a ridosso delle quali spesso sorgono mega inceneritori, i quali hanno impatti ambientali importanti che minano la salute delle persone, ma anche una lotta contro l’automazione di quel ciclo che sottrae manodopera ed aumenta i profitti per le classi dominanti, nonché contro la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi pubblici a cui questa dinamica puntualmente si collega.

Per ogni 10.000 tonnellate di rifiuti si calcola che l’incenerimento generi 6-8 posti di lavoro mentre il riciclo circa 36; con il riuso questi aumenterebbero ancora.
Andare quindi, il più possibile, verso una diversa coscienza sulla produzione, utilizzando imballaggi con minor impatto ambientale e riciclabili, e favorire l’apertura di piattaforme di riciclo e riutilizzo dei materiali, significherebbe investire in una logica che creerebbe occupazione e che difficilmente conoscerebbe momenti crisi, visti i volumi di merci attualmente prodotte.

Al contrario di quanto accadde quindi durante il grande progresso industriale del ‘900, oggi  questa posizione “green” servirebbe prima di tutto a tutelare occupazione e vivibilità, poi ad anteporre gli interessi collettivi a quelli privatistici e capitalistici di pochi. Si invertirebbe la tendenza contro chi anziché creare occupazione vuole tenere appese le vite delle persone con redditi di sopravvivenza e gestire il mercato del lavoro aumentando la richiesta a discapito dell’offerta.

Per questo nessun partito politico, inglobato nel pensiero unico odierno che antepone sempre i bilanci ed i profitti di pochi agli interessi collettivi, potrà mai andare veramente verso questa direzione. A fasi alterne difatti tutte le forze che si contendono ed alternano il governo della nazione o dei vari territori, ci raccontano di volere un mondo diverso, con più attenzione all’ambiente, cavalcando e poi tradendo i movimenti ed i comitati che sorgono a ridosso degli impianti di smaltimento che causano malattie, disastri ambientali oppure scandali per corruzioni varie, ma poi si squagliano come neve al sole quando arrivano loro a governare e decidere, perché il modello di sistema che adottano è sempre lo stesso: quello liberista. Andare veramente quindi verso una diversa gestione dei rifiuti è compito dei comunisti oggi per migliorare la vita delle masse, per trasformare la società,per tutelarne la salute anzitutto, creando una diversa coscienza sulla produzione e sul consumo, quindi infine per generare posti di lavoro (pubblici) e sottrarli all’automazione del ciclo dei rifiuti, che è comoda solo al profitto di un pugno di persone. Chi vuole costruire una società migliore non può prescindere da questa riflessione oggi, invertendo una deriva, quella della beatificazione della “termovalorizzazione” che spesso cela, appunto, l’aumento del profitto di pochi a discapito della tutela della salute e del lavoro dei tanti.

Una diversa gestione dei rifiuti quindi garantirebbe oggi una migliore vivibilità dell’ambiente, una maggiore tutela sanitaria delle masse, la creazione di nuova occupazione e di conseguenza, con un riutilizzo delle materie prime (obbligando ad una produzione piu attenta) a ridurre i costi e quindi le tassazioni ad essi collegati. Ma tutto ciò non avverrà mai dentro questo sistema perché non può esistere ambientalismo senza anticapitalismo. Non è un caso difatti che, ben prima della comparsa ‘costruita’ di Greta Thunberg a denunciare questa deriva dello sfruttamento della terra da parte dei capitalisti, siamo stati giganti come Fidel Castro ed Hugo Chavez, tuttavia non altrettanto ascoltati perché con la soluzione dei problemi mettevano in discussione seriamente questo modello di sistema.”

Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista