San Zeno e piano industriale: Aisa Rimpianti

Nota del Comitato “Arezzo 2020, il tempo di cambiare”

Il piano industriale approvato da Aisa Impianti porterà le tonnellate bruciate dal termovalorizzatore di San Zeno da 45.000 a 75.000 l’anno. Ghinelli sbandiera questo risultato come un grande successo, una prova di efficienza, ma vogliamo analizzare bene cosa significa?

In linea generale, la premessa è che la zona di San Zeno, come evidenziato da molti autorevoli studi, di enti scientifici e della Asl, registra una criticità ambientale complessiva che dovrebbe vedere azioni di mitigazione e di riduzione degli inquinanti e non d’incremento di un impianto ad alto impatto come quello esistente.

Se anche non vogliamo parlare di raddoppio, è evidente che a un aumento delle quantità preventivate da smaltire dovrà corrispondere analogo tonnellaggio in entrata: da dove trarrà San Zeno questo surplus di alimentazione? Noi crediamo che la risposta sia lapalissiana: bruceremo i rifiuti di altre zone della Toscana.

Ma la cosa più paradossale è che il piano industriale è stato approvato prima che la Regione Toscana abbia autorizzato o meno l’ampliamento. E se non lo farà?

A tre mesi dal voto, l’Amministrazione comunale di Arezzo compie una scelta di impatto rilevantissimo per il territorio: annuncia alla Regione, senza però coinvolgerla, che è pronta a fare da bacino di compostaggio e bruciatura dei rifiuti prodotti non solo nella Toscana del sud est. Una Giunta a fine mandato, che ha fatto dell’ordinaria amministrazione la sua ragione di vita e il suo modus operandi, all’improvviso scopre “strategie” che ipotecano il futuro: una forzatura inaccettabile.

Il centro sinistra unito che si candida alle prossime elezioni dovrà dire un “no” chiaro a questo piano industriale e la nuova Amministrazione dovrà rivederlo insieme alla Regione.

Comitato “Arezzo 2020, il tempo di cambiare”