Tommaso Fattori: “Una svolta verde e una svolta per la giustizia sociale”

Il candidato presidente di Toscana a Sinistra ha incontrato i membri della lista della circoscrizione aretina per le regionali.

Il candidato presidente della regione per Toscana a Sinistra Tommaso Fattori ha presentato ieri i membri della lista della circoscrizione aretina. Si tratta di una compagine che rappresenta uno spaccato della società, che riflette il mondo della scuola, quello del sociale, del lavoro, dell’agricoltura, temi di carattere ambientale, impegno nei movimenti. A farne parte Serena Marinelli e Cristiano Rossi di Arezzo, i casentinesi Mariella Baglioni e Marzio Carletti, dalla Valdichiana Antonella Carloni e Andrea Rubegni, per la Valtiberina Mirco Meozzi e per il Valdarno Rossella Michelotti.

Luogo prescelto per l’incontro il ponte sul Canale Maestro della Chiana tra Olmo e Pieve al Toppo: “un’area fortemente inquinata – ha sottolineato Fattori – a poca distanza dall’inceneritore di San Zeno e dalla Chimet, un luogo simbolico dove vogliamo sottolineare che il nostro programma ha un cuore verde, un cuore ecologico”.

“Siamo un progetto di governo – ha detto il candidato presidente – un progetto di alternativa per la nostra Regione che chiede essenzialmente due cose: una svolta verde e una svolta per la giustizia sociale, che significa soprattutto costruzione di lavoro stabile e non più precario, anche utilizzando le opportunità che si sono aperte in questa pur terribile crisi a partire dai fondi per gli investimenti pubblici. Abbiamo un programma regionale complessivo che ha una dimensione sociale importante: chiediamo il rafforzamento della sanità pubblica in tutti i territori – sappiamo che cosa ha significato in questi anni, anche grazie alla controriforma purtroppo voluta da Rossi e Saccardi, l’impoverimento della sanità territoriale, lo svuotamento di tante funzioni importanti nei nostri presidi”.

“Un piano per l’edilizia residenziale pubblica nella nostra Regione è un’altra delle richieste che facciamo, perché tutti devono avere un tetto sopra la testa, e si deve dare priorità a questo con i fondi che l’Unione Europea metterà a disposizione, recuperando tanti spazi che oggi sono inutilizzati nelle nostre città e anche nelle nostre aree più periferiche della Toscana. E naturalmente chiediamo un piano per dare immediatamente lavoro nell’autunno prossimo, ecco perché diciamo che si devono fare nel territorio regionale mille opere utili e non le grandi megaopere inutili. Opere contro il dissesto idrogeologico, il raddoppio dei binari unici dei treni, il rafforzamento del trasporto pubblico locale, la manutenzione delle strade e delle infrastrutture utilizzate tutti i giorni dalle persone, l’informatizzazione digitale a partire dalla fibra ottica in tante zone della nostra Regione. Questo per dare lavoro subito, e poi nel medio-lungo periodo occorre avere una nuova politica industriale ecologica, verde, per non dare soldi a pioggia ai soliti noti ma per ricostruire dei settori economico-produttivi strategici legati alla conversione ecologica delle produzioni, alla creazione di lavoro stabile e non più precario”.

“Un grande tema è quello della transizione dall’agricoltura di tipo industriale che fa forte uso di sostanze inquinanti verso un’agricoltura di tipo contadino di piccola scala. In questo siamo anche riusciti proprio insieme alle reti contadine a far approvare una legge in Consiglio Regionale che permette la trasformazione di prodotti coltivati dai piccoli contadini e va esattamente in questa direzione. L’agricoltura contadina ha tante funzioni, anche quella del mantenimento del nostro territorio dal dissesto idrogeologico, cioè produce dei beni comuni anche se non lo si vede. E produce anche degli ottimi prodotti che potrebbero entrare dentro un circuito di economia locale e di mercati contadini”.

“E poi naturalmente puntiamo a una svolta ecologica verso l’economia circolare in senso complessivo. Il futuro è l’economia circolare e sono i rifiuti zero. I rifiuti in realtà non sono rifiuti, dentro vi è materia che può essere recuperata e può essere reimmessa all’interno del ciclo produttivo e manifatturiero. Le tecnologie per farlo ci sono, il problema è che in tutti questi anni si è continuato a investire nella vecchia direzione dell’incenerimento, non nella nuova direzione delle fabbriche per il recupero di materia. E ora addirittura si vorrebbe raddoppiare fino a 75mila tonnellate l’anno la capacità di incenerimento di San Zeno, un tema che noi in Consiglio Regionale abbiamo sollevato chiedendo all’assessore Fratoni e a Rossi che senso ha un raddoppio dell’inceneritore che contrasta con le previsioni future di maggior raccolta differenziata. È evidente che non tornano i numeri, non tornano gli elementi oggettivi, perché stride raddoppiare l’inceneritore quando nei prossimi anni si dovrà raggiungere una percentuale del 70% di raccolta differenziata. Questo significa che si vogliono importare rifiuti da altre parti della Regione e forse da altre zone del nostro Paese. Avevamo portato in Consiglio Regionale una proposta perché venisse fatto un nuovo preliminare di Piano bonifiche e rifiuti centrato sulla nuova direzione dell’economia circolare, ma a ciò la Giunta non ha mai dato attuazione”.

“In questo territorio lo scandalo di Sei Toscana lo ricordano tutti, abbiamo avuto la privatizzazione della gestione dei rifiuti, uno dei primi casi in assoluto, a dimostrazione di quello che abbiamo sempre detto, che ai privati interessa fare business, fare profitti, e non avere un sistema di gestione dei rifiuti economico, efficiente e socialmente efficace. Tant’è che in questa zona vi sono tra le tariffe più alte d’Italia e allo stesso tempo si hanno percentuali di raccolta differenziata fra le peggiori di tutto il centro-nord. Noi chiediamo di voltare pagina, così come lo chiediamo rispetto ai temi dell’inquinamento ambientale”.

“Proponiamo un modello di svolta ecologica nelle produzioni ma anche un modello diverso di turismo; qui siamo sul Sentiero della Bonifica che è un simbolo, l’esempio di quello che diciamo quando chiediamo la transizione dal vecchio modello di turismo, centrato su quello che con un brutto termine si chiamano i grandi attrattori, la Torre di Pisa, il Duomo di Firenze, ad un modello diffuso, verde, sostenibile, perché la nostra Regione è fatta di centinaia di musei minori, di scavi archeologici, di pievi romaniche, di piccoli borghi, di bellezze che sono diffuse su tutto il territorio, e che attraverso una forma di turismo sostenibile possono produrre una ricchezza diffusa sul territorio”.

“Un’altra questione è quella dei pendolari, dentro il nostro programma diciamo no alle megaopere inutili come il nuovo aeroporto di Firenze o l’enorme follia del sottoattraversamento dell’Alta Velocità sempre a Firenze, perché è lì che si concentra la maggior parte delle risorse. Salvo che ad oggi abbiamo soltanto un gigantesco buco che è costato un miliardo di euro: pensate voi con questo miliardo di euro che cosa si sarebbe potuto fare per rafforzare il trasporto pubblico locale a favore di tante aree marginalizzate. Perché non esistono aree marginali, lo ripete sempre, esistono aree marginalizzate da scelte politiche sbagliate e dal taglio dei servizi. Abbiamo il problema dei pendolari a cui saltano corse, vengono deviati treni, vengono cumulati ritardi immensi perché si deve dare la precedenza all’Alta Velocità, quella profittevole, che fa fare soldi a Trenitalia o a Italo. E i lavoratori e gli studenti che utilizzano per le esigenze quotidiane il trasporto pubblico devono inchinarsi rispetto all’Alta Velocità. Questo non deve più succedere, gli investimenti devono andare a riequilibrare anche il trasporto pubblico, e sottolineaiamo la parola pubblico, perché deve essere gestito pubblicamente come tutti i servizi, come l’acqua, come i rifiuti: sono tutti servizi che tornano alla collettività e non devono produrre profitti per nessuno, ma essere gestiti in base a logiche di tipo sociale e ambientale per la tutela del bellissimo ambiente in cui siamo immersi”.