3 confidenze sui libri, sulla velocità dell’essere e il senso della lettura

Una volta, Gertrude Stein sulla scrittura e l’appartenenza, ebbe a dire che:

“Tutti coloro che scrivono sono interessati a vivere dentro per raccontare cosa c’è dentro di loro.”

La Stein – ebrea, gay, ritratta da Picasso e osannata dal mondo artistico, era una donna forte che scriveva mentre il mondo veniva distrutto dalle guerre nazionalistiche e dalle camere a gas che non appartenevano (ne era sicura) alle invenzioni degli esseri umani dediti alla vita.

Questa meravigliosa scrittrice e intellettuale – osservava che tutti, cioè, proprio tutti coloro che scrivono sono interessati a vivere e sperimentare ciò che si muove dentro loro stessi per raccontare cosa c’è davvero là dentro.

Una spinta indagatrice che non può essere fatta comodamente, che richiede coraggio e anche una buona dose di autocritica e che per funzionare davvero ha perfino bisogno di una spintarella in più. Ecco perché gli scrittori devono avere due paesi – diceva – quello a cui appartengono e quello in cui vivono realmente.

Il secondo possiamo pure ritenerlo romantico, l’importante è che sia profondamente separato da se stessi. Insomma, una specie di gioco intellettuale che dovrebbe spingerci a dire che il luogo che ci ospita non è reale. È un’apparenza ma dovrebbe esserci per davvero.

La Stein diceva anche che i vittoriani di solito trovavano la loro casa romantica in Italia, mentre gli americani la trovavano in Spagna oppure in Inghilterra. Alcuni – e forse pensava a se stessa –  la trovavano a Parigi. L’importante è che esattamente lì dove ti senti a casa e contemporaneamente fuori casa tu possa scrivere ed essere al tempo stesso estranea a ciò che scrivi. Un visitatore di passaggio. Un estraneo a te stesso.

Certo a volte le persone scoprono il proprio paese come se fosse l’altro … ma in generale quell’altro paese di cui hai bisogno per essere libero è nell’altro paese, non il paese a cui appartieni veramente.

Ho riletto questo passaggio che sento mio da sempre, anche se è nato esattamente nel periodo della mia adolescenza e penso all’adorabile nozione di poesia di Leonard Cohen come “la costituzione di un paese interno”. Per me, che vivo una vita stabile (oserei dire indelebile) in un paese diverso da quello in cui sono nata e cresciuta, la poesia è stata un portale e la lettura un luogo nel quale incontrare uomini e donne sempre più essenziali per quel paesaggio interiore di libertà che la Stein descrive così bene.

La lettura è un rifugio e vorrei che fosse un modo di prendermi cura e fare amicizia con la mia natura più selvaggia, con quella interiore da cui scaturisce tutto il lavoro creativo e che rimane un territorio sovrano della psicogeografia che vorrei attraversare, ovunque si possa collocare il proprio corpo e qualunque confine artificiale possa essere disegnato intorno ad esso da osservatori esterni.

Peraltro, poco tempo fa ho letto lo scrittore e filosofo svizzero Alain de Botton, il quale – come tutti sanno – ha scritto molti libri in cui tratta temi della vita quotidiana come l’amore, l’ansia o la felicità, il tutto sotto la lente d’ingrandimento della filosofia.

Ho trovato questa lettera che provo a tradurre dal libro A Velocity of Being: Letters to a Young Reader. Un libro dedicato ai giovani lettori che più o meno dice questo: Caro lettore, Non avremmo così tanto bisogno di libri se tutti intorno a noi ci capissero bene. Ma non lo fanno. Anche chi ci ama ci fraintende. Ci dicono chi siamo ma le cose si perdono lungo la strada. Dicono di sapere di cosa abbiamo bisogno, ma si dimenticano di chiedercelo prima. Non riescono a capire quello che proviamo e a volte non possiamo dirglielo perché non lo capiamo noi stessi.

È proprio lì che i libri trovano il loro posto. Spiegano noi stessi e gli altri e ci fanno sentire meno strani, meno isolati e meno soli. Possiamo avere molti buoni amici, ma anche con i migliori amici del mondo, ci sono cose che nessuno capisce. Questo è il momento di passare ai libri. Sono amici che ci aspettano ogni volta che li amiamo e ci diranno sempre onestamente ciò che conta davvero.

Buona lettura

Matilde Puleo